Italia-Malta, per Berardi battesimo da leader
di Enrico CurròDomenico Berardi in allenamento
(ansa)BARI - A settembre Berardi non c’era, ma adesso è lui, nella Nazionale di Spalletti, il leader tecnico da tenersi stretto. Di lui si parla poco, però le cose stanno inevitabilmente cambiando. Sfoggiarlo subito a Bari contro Malta, per poi sfoderarlo ancora a Londra contro l’Inghilterra, nella partita più importante: il progetto del ct è questo, perché il talento non si centellina.
Berardi, in nazionale 6 gol
Da 10 anni ormai Berardi è l’attaccante più continuo e determinante della serie A, pur giocando nel Sassuolo, la squadra simbolo della provincia. Eppure finora in Nazionale è stato quasi un comprimario, in distonia con il suo talento: lampi di classe intravisti e gol segnati un po’ di nascosto, come i primi 5 senza pubblico, durante la pandemia. Il sesto e ultimo lo ha fatto addirittura due anni fa allo Stadium di Torino, semivuoto per cautela, nella finale per il terzo posto della Nations League contro il Belgio. Era il 10 ottobre 2021 e da allora il massimo goleador tra gli atta…
BARI - A settembre Berardi non c’era, ma adesso è lui, nella Nazionale di Spalletti, il leader tecnico da tenersi stretto. Di lui si parla poco, però le cose stanno inevitabilmente cambiando. Sfoggiarlo subito a Bari contro Malta, per poi sfoderarlo ancora a Londra contro l’Inghilterra, nella partita più importante: il progetto del ct è questo, perché il talento non si centellina.
Berardi, in nazionale 6 gol
Da 10 anni ormai Berardi è l’attaccante più continuo e determinante della serie A, pur giocando nel Sassuolo, la squadra simbolo della provincia. Eppure finora in Nazionale è stato quasi un comprimario, in distonia con il suo talento: lampi di classe intravisti e gol segnati un po’ di nascosto, come i primi 5 senza pubblico, durante la pandemia. Il sesto e ultimo lo ha fatto addirittura due anni fa allo Stadium di Torino, semivuoto per cautela, nella finale per il terzo posto della Nations League contro il Belgio. Era il 10 ottobre 2021 e da allora il massimo goleador tra gli attaccanti qui a disposizione (118 reti in A, ma con gli assist e i rigori procurati si sfiora quota 200) è sceso in campo per l’Italia solo 4 volte, senza tracce apprezzabili, dentro il crepuscolo di Mancini: contro Svizzera, Irlanda del Nord e Macedonia del nord, nelle famigerate qualificazioni per il Mondiale in Qatar poi visto dagli azzurri alla televisione, e nella sconfitta del marzo scorso a Napoli contro l’Inghilterra, che ha inaugurato male il girone di qualificazione a Euro 2024.
L’occasione in azzurro
Date le premesse, è dunque evidente che, a dispetto del titolo europeo vinto nel 2021 da titolare aggiunto (ma senza segnare), la carriera in Nazionale di Berardi debba sostanzialmente impennarsi adesso, non essendo ancora stata all’altezza delle sue qualità, chiarissime fin dal 2013, quando lui debuttò in serie A con l’unica maglia mai vestita, quella neroverde. Ma ancora più evidente è la constatazione che oggi, a 29 anni, il ruolo di vero fantasista dell’Italia è diventato un’ovvietà, da confermare infine coi gol. Il certificato andrebbe firmato in uno stadio pieno e l’occasione è indubbiamente vicina: a Bari si profila il tutto esaurito e a Wembley il sold out è la norma.
Un timido che preferisce parlare con il pallone
Berardi non s’impressiona certo per la folla, ma resta un timido che preferisce parlare col pallone: è così da quando arrivò ragazzino in Emilia dalla Calabria, per fare visita al fratello studente fuori sede, fu notato al famoso torneo di calcetto della svolta e non tornò più indietro. Del Sassuolo è diventato la bandiera, un Gigi Riva della pianura padana anziché della Sardegna, un re Mida che ha sempre valorizzato chi giocava con lui: le casse del club non hanno mancato di giovarsene. A Coverciano ha ritrovato parecchi tra gli ex compagni beneficiati: Locatelli, Raspadori, Scamacca, Frattesi, perfino il difensore Acerbi.
Al centro del mercato
Tutti hanno goduto nel passato più o meno recente dell’istintiva capacità di inventare del nuovo ragazzo di Calabria, che al Sassuolo si è meritato il numero 10 sulla maglia, e della sua propensione a dettare il lancio, l’uno-due rapido, il duetto in verticale, il taglio, l’imbucata. Ala destra mancina, ma all’occorrenza anche ala sinistra o trequartista e se serve pure falso nove, offre al gioco offensivo di Spalletti le variazioni sul tema più sgradite all’avversario: può convergere o arrivare sul fondo per i cross teleguidati, tirare all’improvviso o creare l’assist, battere una punizione perfida o un corner dalla parabola imprevedibile. Da quando in estate ha confessato il sogno di giocare la Champions, lui che in carriera è stato avvicinato più o meno a tutte le grandi ma sembrava ormai il prototipo del campione ancorato alla provincia, è finito al centro del mercato, vero e presunto, con la notizia del teorico approdo alla Juventus nel prossimo gennaio. L’unica certezza, al momento, è che sulla soglia dei 30 anni, in una settimana d’autunno incastrata in mezzo al campionato di cui è protagonista e alle coppe che non gioca, Domenico Berardi ha l’occasione di finire davvero al centro della Nazionale.