DORTMUND – Sono 40mila personcine vestite di verde, sono i volontari di Euro 2024 e rappresentano almeno tre segmenti della popolazione tedesca: gli adolescenti appena maggiorenni e studenti, gli adulti e gli anziani, questi ultimi forse i più numerosi e appassionati in assoluto. Visti da vicino e in azione, i volontari ricordano molto due gruppi di loro predecessori lontani nel tempo e nei luoghi, ma affini per entusiasmo e comune sentire. E cioè il popolo dei volontari di Sydney 2000 e Torino 2006, due edizioni olimpiche estive e invernali. Ma con il calcio, in questi primi giorni di festa, non è poi molto diverso.
La volontaria e l’invasione scozzese
La marea scozzese che ha assistito al debutto (con goleada) della propria, amatissima nazionale a Monaco, venerdì sera, all’ingresso sud dello stadio è stata accolta da un’anziana volontaria con megafono, che dall’alto della sua postazione cantava uno degli inni più amati della “Tartan Army”, quello che dice “No Scotland, no party”. Davvero un bel momento di gemellaggio sentimentale, ben oltre gli schieramenti sportivi. E gli scozzesi, felici comunque prima e dopo la partita, si sono messi a “dare il cinque” ai bambini tedeschi che inneggiavano alla nazionale di Kroos e Musiala. Ma davvero, in certi frangenti, il tifo è l’ultimo dei problemi.
Le indicazioni
Anche dai volontari dipende il buon esito di una grande manifestazione sportiva, ed Euro 2024 non farà eccezione. Perché sono loro a occuparsi dell’accoglienza e del primo impatto dei visitatori, siano tifosi o addetti ai lavori, delegazioni ufficiali o giornalisti, sponsor o semplici imbucati. Un omino verde, o una donnina dello stesso colore, è la prima persona che si incontra non appena scesi dall’aereo o entrati in una stazione ferroviaria. Tutti parlano inglese e non pochi italiano, del resto la Germania è piena di nostri connazionali. Il volontario offre indicazioni pratiche: sui trasporti, la logistica, l’accoglienza, il turismo. Ma, soprattutto, porge quel sorriso di benvenuto e quelle parole che rappresentano sempre un buon inizio, sull’onda di un sentimento di domestica gentilezza.
Quarantamila persone sono un esercito, e stanno funzionando molto bene. Si improvvisano interpreti, accompagnatori e solutori di problemi, quelli basici, i primi che si presentano a chi è appena arrivato, dunque i più urgenti. I volontari sorridono sempre, e amano molto discorrere: è una delle grandi forze dello sport, che è soprattutto una vicenda di comunità che si incontrano e si scambiano esperienze. Una ricchezza che la pandemia aveva zittito nelle ultime edizioni di Europei e Olimpiadi, appena tre anni fa ma sembrano trecento. Nel pieno significato della parola “insieme”, qui in Germania un mondo ritrova sé stesso.