Juventus, l’estate americana e le idee di Magnanelli: così Allegri ha cambiato la filosofia bianconera
di Emanuele GambaMassimiliano Allegri
(ansa)TORINO – Questa Juve da stropicciarsi gli occhi, dopo che per un paio d’anni li aveva fatti chiudere con il senso di noia che trasmetteva, non nasce per caso, ma è la conseguenza del lavoro che Allegri ha impostato in estate, specialmente durante la tournée americana.
Il nuovo ordine di Allegri: ritmo e intensità
Max non si è spogliato del suo abito da risultatista puro né ha mandato al macero le sue convinzioni più consolidate: ha un suo modo di intendere il calcio e non l’ha mai tradito. Però ha capito per tempo che qualcosa (anzi molto) doveva cambiare e tra luglio e agosto ha lavorato per inculcare nella squadra concetti nuovi, o per lo meno diversi da quelli delle due annate precedenti: in particolare ha insistito sul ritmo, sull’intensità e sull’aggressività, …
TORINO – Questa Juve da stropicciarsi gli occhi, dopo che per un paio d’anni li aveva fatti chiudere con il senso di noia che trasmetteva, non nasce per caso, ma è la conseguenza del lavoro che Allegri ha impostato in estate, specialmente durante la tournée americana.
Il nuovo ordine di Allegri: ritmo e intensità
Max non si è spogliato del suo abito da risultatista puro né ha mandato al macero le sue convinzioni più consolidate: ha un suo modo di intendere il calcio e non l’ha mai tradito. Però ha capito per tempo che qualcosa (anzi molto) doveva cambiare e tra luglio e agosto ha lavorato per inculcare nella squadra concetti nuovi, o per lo meno diversi da quelli delle due annate precedenti: in particolare ha insistito sul ritmo, sull’intensità e sull’aggressività, tra le carenze più gravi di una squadra che s’accontentava di gestire le partite con prudenza.
Squadra più giovane per correre di più
Lo ha aiutato molto il ringiovanimento della rosa: essersi liberati di stagionati ultratrentenni come Di Maria, Bonucci e Cuadrado (e di un quasi trentenne di passo lento come Paredes) ha permesso di sprigionare la freschezza di elementi molto più giovani, dunque molto più freschi e più atletici. Correre di più e farlo più velocemente è stato il primo dogma. Il secondo, cercare di alzare il baricentro per spostare la partita un po’ più avanti, cercando di aggredirla invece di subirla.
La vera svolta: non smettere di attaccare dopo aver segnato
Il possesso palla non è stato considerato essenziale, ma una modifica dell’atteggiamento sì: a Udine e contro la Lazio specialmente (a Empoli, invece, soltanto in parte), la Juve non ha smesso di attaccare una volta andata in vantaggio, non s’è accontentata di aspettare l’occasione del contropiede ma ha continuato a sballottare l’avversario con il ritmo e il pressing alto.
Dusan Vlahovic esulta con i tifosi al termine della partita contro la Lazio
L’importanza di Magnanelli, “il moderno”
Alla metamorfosi di Allegri sta contribuendo la presenza del nuovo collaboratore tecnico, Magnanelli. Lo scorso anno la società gli impose di integrare nello staff un elemento nuovo e più “moderno” e gli venne suggerito il nome di Bianco, ex difensore del Cagliari allenato proprio da Allegri ma soprattutto ex assistente di De Zerbi, del quale condivide la filosofia calcistica. Bianco e le sue idee innovative vennero però presto messe in disparte dall’allenatore in capo. Oggi Bianco guida il Modena in serie B e lo sta facendo brillantemente. Con Magnanelli, che Allegri ha voluto di persona (fu il suo regista a Sassuolo, in serie C) le cose sono andate diversamente e le idee nuove dell’ex centrocampista non sono state diffuse invano. Allegri lo ha ascoltato, lo ha assecondato, gli dà retta e anche una certa autonomia, grazie alla quale il suo nuovo aiutante si è conquistato la fiducia dei giocatori, specie quelli che con Max avevano rapporti più freddi. La frase buttata perfidamente lì da Chiesa dopo il brillante 3-0 di Udine (“Dobbiamo giocare così, questo è il calcio moderno, con Magnanelli proviamo queste nuove tattiche”) ha rivelato molto, in queste senso. Né Chiesa né Vlahovic sono allegriani di ferro, al contrario, ma Magnanelli ha fatto da trait d’union tra l’allenatore e i due giocatori che possono cambiare i destini della Juventus. Infatti li stanno cambiando.
Ma Max preferisce sempre non subire gol
Ora bisogna vedere se Allegri continuerà ad alimentare le nuove convinzioni. La partita con il Bologna (e, in parte, quella di Empoli) avevano fatto avanzare qualche dubbio, spazzato però dalla splendida prestazione contro la Lazio. Proprio dopo il successo di Empoli, Allegri aveva un po’ rispolverato il vecchio sé stesso: “Finora la partita peggiore che abbiamo fatto è stata quella di Udine, perché è vero che abbiamo vinto 3-0 ma abbiamo subito troppi tiri. Con il Bologna è andata meglio e con l’Empoli è stata la migliore, perché non abbiamo concesso nessuna palla gol”. In pratica, Max aveva derubricato a scriteriatezza la brillantezza di Udine ed elevato a perfezione certi grigiori di Empoli. Nel 3-1 alla Lazio, però, risultato e prestazione sono stati indiscutibili e Allegri è rimasto soddisfatto sotto ogni punto di vista: per quello che è stato creato e per quello che non è stato concesso. Ha lasciato la squadra a briglie sciolte anche dopo il vantaggio e i giocatori lo hanno ripagato: è quella la Juve su cui ha lavorato d’estate e sulla quale, si spera, non ci speculerà su.