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Napoli, i cambi incomprensibili di Garcia allo scontro con Kvaratskhelia e Osimhen

Garcia e Osimhen

 (ansa)
Il commento alla quinta giornata di campionato. Per la Juve una giornataccia legata anche all’errore di Szczesny. Inter, prima fuga targata Dimarco
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Il pensiero che la Juventus possa estrarre un cospicuo vantaggio dalla mancanza delle coppe esce ridimensionato dalla quinta giornata, la prima “di rientro” dall’Europa, nella quale è stata paradossalmente l’unica grande a lasciare i tre punti nel piatto. La sconfitta col Sassuolo ha una concausa importante nella giornataccia di Szczesny: portiere di assoluto spessore, ma più o meno una volta all’anno viene colpito da un bug, e ne combina di tutti i colori. Allegri ricorda ancora il bentornato di Udine, nella quale furono proprio due errori di Szczesny a regalare il pari ai friulani, inaugurando la lunga quaresima. La brillante prestazione con la Lazio aveva riavvicinato la Juve a un pronostico di lotta scudetto: l’inatteso ko non cambia granché le cose, anche perché l’uomo che più degli altri deve ispirare la squadra, Chiesa, ha giocato comunque bene. Molto per suo merito, la Juve ha risalito due volte la corrente, vedendosi ulteriormente battuta dagli sbagli del portiere (che nelle …

Il pensiero che la Juventus possa estrarre un cospicuo vantaggio dalla mancanza delle coppe esce ridimensionato dalla quinta giornata, la prima “di rientro” dall’Europa, nella quale è stata paradossalmente l’unica grande a lasciare i tre punti nel piatto. La sconfitta col Sassuolo ha una concausa importante nella giornataccia di Szczesny: portiere di assoluto spessore, ma più o meno una volta all’anno viene colpito da un bug, e ne combina di tutti i colori. Allegri ricorda ancora il bentornato di Udine, nella quale furono proprio due errori di Szczesny a regalare il pari ai friulani, inaugurando la lunga quaresima. La brillante prestazione con la Lazio aveva riavvicinato la Juve a un pronostico di lotta scudetto: l’inatteso ko non cambia granché le cose, anche perché l’uomo che più degli altri deve ispirare la squadra, Chiesa, ha giocato comunque bene. Molto per suo merito, la Juve ha risalito due volte la corrente, vedendosi ulteriormente battuta dagli sbagli del portiere (che nelle prossime 50 gare sarà perfetto). Una volta appurato che difficilmente l’assenza dalle coppe porterà vantaggi prima di primavera — quando la stanchezza di chi avrà resistito ovunque diventerà un fattore — Allegri ha ragione nel dire che la Juve non deve vincere il titolo, perché la favorita è certamente l’Inter, ma ha torto nel definire un grande risultato un piazzamento nelle prime quattro. Quello è il minimo, non scherziamo.

Che fatica la Champions

Il responso del primo “rientro” conferma che l’Europa ha due tariffe, perché la Champions costa tesori di energie psicofisiche in più rispetto alle altre coppe. Pur giocando appena tre giorni dopo, Atalanta e Fiorentina hanno dato corpo alla loro classifica e anche la Roma, per quanto riagguantata dal Toro nel finale, sta sviluppando il fattore Lukaku nella più poderosa delle sue accezioni: presto i punti non le mancheranno.

Diversa la storia per le reduci dal torneo d’élite. Le milanesi erano attese dagli impegni più semplici, e li hanno risolti nel modo più striminzito. L’esangue Lazio di questi tempi ha patito il gran gioco del Monza, e il pareggio va a suo favore. Va contro il Napoli invece, che ha dominato il Bologna mancando la vittoria per pochi dettagli, a partire dall’errore di Osimhen dal dischetto. Il risultato spinge i campioni d’Italia a 7 punti dall’Inter, disavanzo pesante che conferma l’aria cattiva che spira sul Napoli dalle dimissioni di Spalletti. Rudi Garcia ha detto sabato che l’obiettivo stagionale è la zona Champions, salvo aggiungere che lo scudetto verrà difeso “con gli artigli”: ha fatto bene perché in generale c’è troppa acquiescenza sul concetto che il titolo sia stato qualcosa di irripetibile. Può esserlo stato nelle dimensioni del vantaggio, non nella sua essenza di premio alla squadra migliore trainata da due giocatori eccezionali: l’irresistibile Osimhen e il visionario Kvaratskhelia.

Osimhen frustrato dall’errore dal dischetto

Premesso che per la tenuta di un ambiente è fondamentale che i giocatori sostituiti rispettino nelle reazioni pubbliche (quelle private sono altra cosa) le scelte dell’allenatore, va detto che i cambi di Garcia sono incomprensibili. Specie per un allenatore che da Hazard a Totti ha esaltato i propri fuoriclasse partendo da un solido rapporto umano. È del tutto evidente che Kvara stia cercando se stesso, e gara dopo gara i miglioramenti si percepiscono. Ieri era tornato vicino ai suoi livelli, e stava crescendo — il (discutibile) rigore è figlio suo — col passare dei minuti: escluderlo dagli ultimi venti lascia perplessi. Passando a Osimhen, sarebbe stato perfetto se il nigeriano avesse trasformato il rigore: dopo l’errore di mira, invece, Victor schiumava senso di colpa e bisogno di rivincita. Toglierlo dal campo è stato psicologicamente frustrante, e la considerazione per Simeone di cui ha parlato Garcia si dimostra meglio con una maglia da titolare mercoledì con l’Udinese — è il turnover a riguardare tutti — che con i dieci minuti finali di Bologna.

Inter, allungo costruito grazie a Dimarco

L’anno scorso abbiamo definito Federico Dimarco il giocatore più migliorato della stagione. Il ciclonico sinistro col quale ha domato la resistenza dell’Empoli — un prodigio di stile, anche — ci dice che forse non basta ancora, Dimarco sta crescendo ulteriormente, magari perché la concorrenza di Carlos Augusto gli fa bene. Su quel gol l’Inter ha costruito il primo allungo del campionato, sulle concorrenze interne gira il rendimento stagionale su tutti i fronti, la vera missione di Inzaghi. L’infortunio di Arnautovic, per esempio, racconterà il senso dell’operazione Sanchez. Siamo molto curiosi.

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