“Vola come una farfalla, pungi come un’ape”. Una frase che potrebbe aver detto Muhammad Ali come Albert Gudmundsson, l’uomo del Genoa che sta dribblando mezza Serie A con la media gol di un attaccante navigato. Nato 26 anni fa in Islanda, quel posto dove si dice ci siano più pecore che persone e dove, curiosità meno nota alla saggezza popolare, c’è anche molta più luce che buio, in estate. Dettaglio decisivo per forgiare il mago che sta incantando l’Italia. “C’erano una ventina di ore di sole e le usavamo per giocare a pallone, senza mai fermarci. Capitava che mia mamma dovesse venirmi a chiamare alle due di notte per farmi smettere e tornare a casa”.
Il calcio nel DNA
Se a casa sua gli chiedevano di finirla di tirare calci al pallone voleva dire che aveva proprio superato il limite. La mamma che gli urlava dal fallo laterale ha quattro presenze con la nazionale femminile islandese, il papà ha giocato con quella maschile — così come il nonno — e per la sua carriera è emigrato anche in Belgio. Ma il pezzo forte è il bisnonno (Albert Gudmundsson come lui), primo professionista del calcio islandese che ha giocato nell’Arsenal e nel Milan prima di tornare in patria e diventare addirittura ministro. I geni avranno avuto un discreto peso quando Albert dovette decidere se puntare tutto sul calcio o sul basket, di cui era un nazionale Under 15 islandese.
Gudmundsson con la maglia dell'Az
Il salto in Europa
Il salto all’Europa è arrivato a 15 anni. Lo ha accolto l’Olanda, partendo dall’Heerenveen per arrivare al PSV, con cui ha vinto un campionato, e in fine all’AZ Alkmaar. È arrivato al Genoa un anno e mezzo fa che quasi non se n’è accorto nessuno, fra il caos di una squadra in zona retrocessione, l’ingresso di un nuovo tecnico con poca esperienza — Alexander Blessin — e il passaggio del club dalla proprietà di Enrico Preziosi a quella di 777 Partners. La retrocessione in Serie B gli ha dato da pensare, poi si è convinto a restare. “La scelta migliore che potessi fare per la mia carriera, non solo ne sono felice ma la rifarei”, ha detto con il senno di poi.
Albert Gudmundsson segna nel match contro la Roma
(ansa)Genoano e genovese
Felicissimo lo è anche il Genoa, che lo ha preso a 1,2 milioni, lo ha difeso dalle offerte in estate e ora ha in mano un vero gioiello. Nella scorsa stagione i suoi 11 gol sono stati decisivi per la promozione, adesso è a quota tre nelle ultime due partite. “Nonno e bisnonno erano centrocampisti, mio papà numero 10 e mia mamma attaccante”. Ne è uscito fuori un mix. Lui si definisce fantasista, ormai è una seconda punta che può essere ferro e può essere piuma. Oltre i gol, dribbla più di tutti in Serie A e del 98% dei giocatori in Europa. “Ha bisogno di essere libero in campo”, sottolinea il suo allenatore Alberto Gilardino, che di meriti nel suo exploit ne ha da vendere. “Mi ha cambiato ruolo. E poi il mister era un attaccante, quindi mi sta aiutando molto in questo senso. Mi ha chiesto di andare più al tiro, in effetti ha avuto ragione”, ha spiegato Albert. Genoano e, ormai, pure genovese, con la sua casa in centro, i caffè al bar, le passeggiate, l’amore per la focaccia e la pasta al pesto.
L’esclusione dall’Islanda
Tutto troppo bello per essere vero. E infatti la storia si chiude con un paradosso: alla nuova sensazione del nostro campionato è proibito giocare in patria. La nazionale islandese lo ha allontanato per una denuncia per molestie sessuali e non lo richiamerà finché l’inchiesta non sarà conclusa. L’attaccante del Genoa, sposato con due figli, ha negato le accuse.