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Inter, il primato nasce in difesa. Ora per Conte tre prove di fuoco

L'abbraccio tra Lukaku e Conte nel derby (afp)
Un solo gol subito nelle prime quattro giornate, il trio Godin-De Vrij-Skriniar conserva quello che davanti produce Lukaku. Le prossime tre sfide di campionato contro Lazio, Sampdoria e Juve diranno molto, in mezzo la sfida di Champions contro il Barcellona
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MILANO - L'immagine che resta del derby vinto dall'Inter è quella del minuto 108', a partita ampiamente finita. Dopo avere esultato sotto la sua curva assieme ai compagni, Romelu Lukaku si presenta ai microfoni di Dazn e dice: "Il rapporto fra Conte e me è molto forte. A 26 anni voglio un allenatore così, che mi aiuta tutti i giorni e che mi dà motivazioni. Sono molto contento di essere con lui e con questa squadra". Lo fa in un italiano quasi perfetto, nonostante lo parli da nemmeno due mesi. Una risposta importante agli idioti che allo stadio di Cagliari lo hanno insultato facendo il verso della scimmia. Ed è lui, il gigante belga di origini congolesi, il volto di questa Inter che vola, sola in testa alla classifica, dopo un derby vinto anche oltre il risultato, contro un Milan fisicamente meno pronto e spesso smarrito.
 

Se il sigillo lo ha messo Lukaku - 3 gol in 4 gare di campionato - il primo gol lo ha fatto Brozovic, complice una sfortunata deviazione di Leao. Brozovic e Lukaku, quindi. I due giocatori su cui per giorni si sono rincorse voci su un presunto scontro in spogliatoio dopo la partita pareggiata (male) con lo Slavia Praga. Conte, che non è solito smentire le notizie di stampa, dopo la vittoria nel derby si è tolto la soddisfazione: "Non c'è stato alcuno scontro. Si sono solo chiariti fra loro, ed ero stato io a chiederlo. Questo è un gruppo fin troppo perbene, li voglio più smaliziati. E la vittoria di questa sera è anche figlia della delusione in Champions". L'allenatore ha ammesso di avere sentito negli scorsi giorni il peso del derby in arrivo, e con un sorriso ha espresso la consapevolezza di essere ormai entrato nel cuore dei tifosi interisti. Quasi tutti. "Io sono questo qui. Sono un grande professionista. Quando alleno una squadra, mi dedico al 100 percento. E anche quando non sarò più su questa panchina continuerò a tifare Inter, come tifo Chelsea e Juventus".
 
Ora per l'Inter si prepara un tour de force di sfide: mercoledì 25 settembre con la Lazio in casa, sabato 28 la trasferta a Genova contro Sampdoria, mercoledì 2 ottobre il Barcellona al Camp Nou, domenica 6 la Juve a San Siro. Un percorso di guerra che, dopo il dominio nel derby, spaventa un po' meno. Conte riparte da una certezza: la difesa. Il trio Godin, De Vrij, Skriniar, con dietro capitan Handanovic spesso nel ruolo di spettatore, funziona alla grande. In quattro partite di campionato, l'Inter ha preso un solo gol. Il centrocampo gira, in tutte le versioni in cui l'allenatore lo ha provato, a patto che Brozovic sia in serata, come ieri. Che Sensi sia fortissimo, lo si era capito. La buona notizia è che finalmente lo è anche Barella, sempre più simile al giocatore che ha dimostrato di essere in Nazionale. Quanto all'attacco, si attende (dall'inizio del 2019) il risveglio del Toro: Lautaro Martinez segna poco, è un fatto.
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