Milan, il derby perso cancella le poche certezze. Ora Giampaolo deve ricominciare a costruire
di STEFANO SCACCHI
Giampaolo parla con i suoi giocatori durante il derby (ansa)
La giovane età è già un limite. E non è nemmeno chiaro quanto sia forte il pieno sostegno alla linea tattica del tecnico, quasi costretto a mascherare il suo classico 4-3-1-2 con vari espedienti. Come le posizioni di Suso e Piatek. La sconfitta con l'Inter ha cancellato le prime timide convinzioni alimentate dai successi stiracchiati con Brescia e Verona
1 minuti di lettura
MILANO - Giampaolo invoca "ferocia e voglia di migliorarsi" per cambiare passo. La svolta, invocata dall'allenatore rossonero alla vigilia del derby, non è arrivata. Anzi, il Milan deve ricominciare da capo dopo la sconfitta con l'Inter. Una battuta d'arresto che fotografa le difficoltà del nuovo corso rossonero: appena 2 gol segnati in 4 giornate. E dopo le 2 reti subite dall'Inter nemmeno la difesa ha numeri esaltanti. Giampaolo ha criticato in particolare la reazione disordinata dopo il gol del vantaggio dell'Inter: "Troppo emotiva e disunita". E ha evidenziato la differenza di esperienza con l'Inter: i nerazzurri hanno giocatori capaci di giocare le partitissime, il Milan no. La giovane età, alla base del mercato impostato da società e proprietà in estate, è già un limite. E non è nemmeno chiaro quanto sia forte il pieno sostegno alla linea tattica di Giampaolo, quasi costretto a mascherare il suo classico 4-3-1-2 con vari espedienti. Ad esempio, la posizione di Suso: trequartista sì, ma defilato a destra. Oppure quella di Piatek: centravanti sì, ma chiamato anche ad allargarsi.
Le incomprensioni sembrano aumentare: Paquetà è finito ancora in panchina dopo il chiarimento successivo al suo post nel quale rivendicava con orgoglio il suo calcio brasiliano in seguito alle critiche del tecnico ad alcuni aspetti del suo gioco. "Non so se siamo da quarto posto, il campionato è lungo", ammette Giampaolo. Ma in fondo non è stato nemmeno certificato che la qualificazione alla Champions League sia davvero un obiettivo del Milan 2019-20. Ed è proprio questa sensazione di indeterminatezza a rappresentare il limite dell'attuale fase rossonera. Giampaolo, per la seconda partita consecutiva, si è affidato a Biglia in regia. L'argentino è il leader dello spogliatoio insieme a Reina. Giampaolo sperava che la personalità dell'ex laziale potesse essere una bussola in grado di guidare i compagni. Per questo Biglia è stato preferito a Bennacer. Ma non è servito. Nel motore sono stati inseriti Rafael Leao dall'inizio e Theo Hernandez nel secondo tempo. Tentativi di trovare gli uomini giusti. Ma a due mesi e mezzo dal raduno e a quasi un mese dall'inizio del campionato il Milan non ha ancora certezze. La sconfitta nel derby ha cancellato le prime timide convinzioni alimentate dai successi stiracchiati con Brescia e Verona. Giampaolo deve ricominciare a costruire.