MILANO - Dopo tre sconfitte consecutive, la partita di domani sera con il Genoa a Marassi può diventare decisiva il prosieguo dell'avventura di Marco Giampaolo al Milan. Secondo l'allenatore rossonero, la squadra (domani Romagnoli e compagni scenderanno in campo con il lutto al braccio per ricordare l'ex preparatore atletico Sergio Mascheroni, scomparso in settimana) è molto vicina a mettere in pratica le sue idee di gioco: mancano solo gli ultimi 20 metri di fase offensiva. E' un concetto che l'ex tecnico della Sampdoria ha ripetuto spesso oggi a Milanello.
Giampaolo, quali sono i motivi principali di questa crisi?
"A livello di possesso palla siamo secondi solo al Napoli. Come supremazia territoriale siamo primi. Ci manca la capacità di concretizzare negli ultimi 20 metri. Dobbiamo lavorare su quello. Manca questo ultimo pezzettino per raccogliere il frutto di questi numeri. Vanno messi a posto gli ultimi 20 metri per attaccare meglio la porta".
A proposito di attacco, potrebbe rinunciare a Piatek che è in un periodo difficile?
"Il Milan non può rinunciare al suo attaccante più prolifico. Se non fa i gol Piatek, chi segna? Giampaolo? Posso lasciarlo fuori una, due, massimo tre partite nell'arco di una stagione. Ma non puoi pensare di rinunciare al tuo capocannoniere. I giocatori più importanti devono stare lì a soffrire e prendersi le loro responsabilità. Devono stare in trincea".
Come ha accolto le parole di Reina che lancia un appello alla squadra per far vedere anima e cuore?
"Sono il succo dello spirito necessario a chi si appresta a giocare una competizione di alto livello. Reina è un leader e sa come veicolare determinati messaggi. In questi momenti bisogna alzare il livello di attenzione e giocare ogni pallone come fosse l'ultimo. Anche una rimessa laterale può fare la differenza. E' una situazione che nessuno si aspettava. Ma adesso c'è. E dobbiamo saperci stare e uscirne fiori. Se siamo a questo punto, probabilmente abbiamo sbagliato qualcosa".
Come vive questa partita che potrebbe essere decisiva per lei?
"Non conta l'uno, ma il noi. Gli interessi individuali non contano. I 25 giocatori, che compongono questa rosa, devono dare tutto per loro stessi e per la maglia, non per me. I giocatori mi hanno manifestato entusiasmo anche privatamente per le metodologie di lavoro. Bisogna essere forti nelle sconfitte. Dobbiamo tenere la barra dritta. Bisogna saper soffrire e tirarsi su le maniche prestando attenzione a ogni singolo particolare".
Ma dal punto di vista personale non replica alle critiche?
"Non leggo, ma capisco che mi state gettando addosso palate di materia organica dai messaggi di solidarietà che mi arrivano. Sono abituato a soffrire, calcisticamente parlando. Ma non è importante rispondere alle accuse mettendo su teatrini. Le smentite a chi critica devono arrivare attraverso il lavoro. L'unica strada che conosco è questa. Continuerò a fare le cose come sempre ho fatto. Bene o male è questo metodo che mi ha portato ad allenare il Milan".
Il suo maestro Galeone ha detto che questo Milan non è da primi sette posti: cosa ne pensa?
"In questo momento mi sembra fuorviante ogni considerazione. Viene naturale vedere tutto nero. C'è poco equilibrio. Molti sentenziano. Andrei cauto. Questa squadra ha ampi margini di miglioramento. Dobbiamo vincere questa battaglia con il coinvolgimento mentale di tutti".
Giampaolo, quali sono i motivi principali di questa crisi?
"A livello di possesso palla siamo secondi solo al Napoli. Come supremazia territoriale siamo primi. Ci manca la capacità di concretizzare negli ultimi 20 metri. Dobbiamo lavorare su quello. Manca questo ultimo pezzettino per raccogliere il frutto di questi numeri. Vanno messi a posto gli ultimi 20 metri per attaccare meglio la porta".
A proposito di attacco, potrebbe rinunciare a Piatek che è in un periodo difficile?
"Il Milan non può rinunciare al suo attaccante più prolifico. Se non fa i gol Piatek, chi segna? Giampaolo? Posso lasciarlo fuori una, due, massimo tre partite nell'arco di una stagione. Ma non puoi pensare di rinunciare al tuo capocannoniere. I giocatori più importanti devono stare lì a soffrire e prendersi le loro responsabilità. Devono stare in trincea".
Come ha accolto le parole di Reina che lancia un appello alla squadra per far vedere anima e cuore?
"Sono il succo dello spirito necessario a chi si appresta a giocare una competizione di alto livello. Reina è un leader e sa come veicolare determinati messaggi. In questi momenti bisogna alzare il livello di attenzione e giocare ogni pallone come fosse l'ultimo. Anche una rimessa laterale può fare la differenza. E' una situazione che nessuno si aspettava. Ma adesso c'è. E dobbiamo saperci stare e uscirne fiori. Se siamo a questo punto, probabilmente abbiamo sbagliato qualcosa".
Come vive questa partita che potrebbe essere decisiva per lei?
"Non conta l'uno, ma il noi. Gli interessi individuali non contano. I 25 giocatori, che compongono questa rosa, devono dare tutto per loro stessi e per la maglia, non per me. I giocatori mi hanno manifestato entusiasmo anche privatamente per le metodologie di lavoro. Bisogna essere forti nelle sconfitte. Dobbiamo tenere la barra dritta. Bisogna saper soffrire e tirarsi su le maniche prestando attenzione a ogni singolo particolare".
Ma dal punto di vista personale non replica alle critiche?
"Non leggo, ma capisco che mi state gettando addosso palate di materia organica dai messaggi di solidarietà che mi arrivano. Sono abituato a soffrire, calcisticamente parlando. Ma non è importante rispondere alle accuse mettendo su teatrini. Le smentite a chi critica devono arrivare attraverso il lavoro. L'unica strada che conosco è questa. Continuerò a fare le cose come sempre ho fatto. Bene o male è questo metodo che mi ha portato ad allenare il Milan".
Il suo maestro Galeone ha detto che questo Milan non è da primi sette posti: cosa ne pensa?
"In questo momento mi sembra fuorviante ogni considerazione. Viene naturale vedere tutto nero. C'è poco equilibrio. Molti sentenziano. Andrei cauto. Questa squadra ha ampi margini di miglioramento. Dobbiamo vincere questa battaglia con il coinvolgimento mentale di tutti".