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Inter, i numeri inchiodano Conte. Ora non può più sbagliare

Antonio Conte (afp)
La sconfitta con il Real Madrid lascia i nerazzurri all'ultimo posto del girone di Champions e conferma un momento non facile (una vittoria nelle ultime sette partite). Per la qualificazione agli ottavi potrebbe diventare determinante battere gli spagnoli il 25 novembre al Meazza
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Le parole sono importanti. Lo urlava a bordo vasca Nanni Moretti, con in testa la cuffia da pallanuoto, alla povera Mariella Valentini. Lo conferma la beffarda serata dell'Inter a Madrid, coronamento di un periodo di mezze frasi e pochissime vittorie: una sola nelle ultime sette partite, contro un Genoa che aveva appena riaccolto 15 giocatori dall'isolamento Covid. "Dobbiamo goderci il percorso", "la direzione è quella giusta", "stiamo costruendo", sono le parole di Antonio Conte nell'inedita versione di se stesso sfoderata in questo 2020/2021. Proprio lui, che la scorsa stagione, primo in campionato a pieni punti, a quest'ora diceva: "Siamo scintilla, dobbiamo diventare dinamite".

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Le parole per dirlo

A sentir parlare l'ex ct sembra di ascoltare la versione da aeroporto, tutta archi e percussioni gentili, di una canzone heavy metal. L'heavy metal, nelle dichiarazioni e nello spirito, l'hanno messo invece quelli del Real. "È una finale", ha dato la carica alla vigilia Zidane che, a parte nella fase juventina in cui ne ha perse due, le finali di Champions è abituato a vincerle. "Era questione di vita o di morte", gli ha fatto eco Sergio Ramos dopo la gara. E hai voglia a scendere in campo contro chi si gioca le partite come finali, come questioni di vita o di morte, al grido di battaglia di "godiamoci il percorso". Sarebbe come se Mel Gibson in Braveheart avesse spronato i suoi guerrieri scozzesi al motto di "autonomia amministrativa". Non è così che funziona. E Antonio Conte, agonista compulsivo e molto spesso vincente, lo sa meglio di tutti.

Un girone pazzo

In  Champions l'Inter si trova invischiata in un girone anomalo, miniatura dell'imprevedibile calcio di oggi. Lo Shakhtar Donetsk ha vinto contro il Real a Madrid, ma ieri è crollato in casa per 0-6 contro il Borussia Monchengladbach. I tedeschi, imbattuti, prima di dilagare a Kiev hanno portato a casa pareggi preziosi con i blancos, in Germania, e con l'Inter a San Siro. Le Merengues di Zidane, dopo la partenza da incubo contro gli ucraini e il pari col M'gladbach, la prima vittoria l'hanno raggiunta con il 3-2 all'Inter ieri sera. Non sono tre punti, è molto di più. Significa allontanare almeno di un po' lo spettro della mancata qualificazione agli ottavi, che il Real in 28 edizioni di Champions League ha centrato sempre. A Madrid non sono abituati a godersi il percorso. Chi non vince va via, anche se di Champions in panchina ne ha già vinte tre. Zidane lo sa bene, per questo parla di finale a ogni partita. Poi c'è l'Inter, unica del gruppo a non avere ancora vinto. Deve farlo, e in fretta, se vuole sopravvivere.

Cosa fare ora

Al giro di boa, la classifica del Gruppo B è questa: Monchengladbach 5 punti, Shakhtar 4, Real Madrid 4 (terzo, per lo scontro diretto con gli ucraini), Inter 2. In tre gare, la squadra di Antonio Conte ha perso 7 dei 9 punti in palio. Nelle prossime tre, farne 7 potrebbe non bastare. I nerazzurri riceveranno il Real Madrid a Milano il 25 novembre. Lo stesso giorno, il Borussia ospiterà la squadra di Donetsk. All'Inter potrebbe bastare un pareggio contro i blancos, solo a patto che anche la partita di Monchengladbach finisca in pari e che nelle ultime due gare i nerazzurri vincano. Ma dovrebbe comunque sempre giocare tendendo l'orecchio ai risultati degli altri campi. Se l'Inter dovesse perdere contro il Real sarebbe invece una vera sciagura, qualunque sarà il risultato della partita fra tedeschi e ucraini. E non sarebbe molto migliore l'ipotesi in cui l'Inter pareggiasse con la squadra di Zindane, e una fra Borussia e Donetsk vincesse. Tutto questo per dire che, se vuole avere ragionevoli possibilità di uscire viva dal girone, l'Inter deve battere il Real Madrid a San Siro.

Fra Champions e Serie A

L'impresa di battere i blancos al Meazza riuscì nel novembre del 1998 a Gigi Simoni, ma quella vittoria (gol di Zamorano, doppietta di Baggio) non bastò a evitargli l'esonero. L'impressione è che Conte, dopo il chiarimento agostano di villa Bellini, non sia in discussione. Forse non lo sarebbe nemmeno in caso di sconfitta al ritorno contro il Real. Però fra vincere e perdere c'è tutta la differenza del mondo. L'accesso agli ottavi di Champions, mancato lo scorso anno, per i nerazzurri sarebbe epocale. Nel senso letterale: segnerebbe un'epoca. È da troppo che l'obiettivo manca, ed è il palcoscenico internazionale quello a cui la proprietà cinese tiene di più. Intanto domenica l'Inter dovrà affrontare a Bergamo l'Atalanta, tramortita dallo 0-5 subito dal Liverpool, ma pur sempre Atalanta. Quindi: aggressiva, imprevedibile, inarrestabile se in forma. Vincere al Gewiss Stadium significherebbe restare attaccati alla testa della classifica in campionato. Che non sarà la Champions, ma è pur sempre il campionato.

Dirselo da soli

L'incubo per i tifosi interisti è dovere ascoltare, dopo i 90 minuti più recupero di Bergamo, la solita musica: abbiamo meritato, abbiamo costruito, abbiamo raccolto meno di quanto dovevamo etc. Un ritornello in cui, a vedere le partite, c'è sempre del vero, per carità. A Madrid l'Inter ha fatto il proprio gioco. Ha raggiunto due gol frutto del lavoro di tutti, o quantomeno di molti, valorizzato dai colpi di classe degli uomini più in forma. L'incredibile assist di tacco di Barella per Lautaro, e il tocco di testa del Toro per la diagonale perfetta di Perisic (fin lì spento). Due luci rabbuiate però dai troppi errori: l'assist di Hakimi per Benzema, la non-marcatura di De Vrij su Sergio Ramos e la scelta dell'allenatore di posticipare all'infinito i cambi (Eriksen non si è alzato dalla panchina), con l'effetto di esaltare la freschezza dei nuovi entrati del Madrid. Poi, certo, ha sbagliato anche l'arbitro a non fischiare un fallo su Hakimi in occasione del primo gol. Ma poter dire alla fine "è colpa dell'arbitro" è una consolazione che non consola. Per potersi davvero godere il percorso, i tifosi interisti hanno bisogno di qualche vittoria.
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