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Juventus, dagli insulti al capolavoro di Dortmund. Allegri, una rivincita in punta di piedi

Il tecnico bianconero sapeva di dover affrontare un confronto continuo con Conte. Forse per questo ha imposto uno stile senza volerlo imporre. Prima si procedeva con folate d'istinto e rabbia, adesso si ragiona sempre. Buffon: "Ha avuto un bel coraggio, neppure noi eravamo sicuri di poter vincere ancora"

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DORTMUND  -  Una jeep coperta di sputi e presa a calci, e dentro quell'auto Massimiliano Allegri. Cominciò così la storia juventina del successore di Conte, l'estate scorsa. Cominciò così il suo primo giorno al campo d'allenamento a Vinovo. Orfani inconsolabili e un tantino agitati, chissà come si sentono adesso quei tizi. Chissà se sono loro a chiedere la Champions League al tecnico "che aveva cacciato Pirlo dal Milan". Forse sì, perché breve è la memoria del mondo, anche nel calcio.
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Per arrivare ai tre gol di Dortmund, alla partita che da sola cambia l'immagine del nostro povero calcio preso a sberle più della famosa jeep, Allegri ha impiegato tempo, intelligenza e pazienza. Sapeva di dover affrontare un compito tremendo, un confronto continuo con il suo predecessore. Se avesse perso, tutti avrebbero detto che il segreto della Juve era Conte. Se avesse vinto, molti avrebbero dato il merito a quei tre anni forsennati, e ancora Conte sarebbe stato la base di tutto. Forse è per questo che Allegri ha imposto uno stile senza volerlo imporre: in punta di piedi, ma soprattutto con la testa.
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Lui, da giocatore era un estroso. E anche nella vita di ogni giorno non scherzava: provateci voi a lasciare la vostra promessa sposa mentre vi aspetta davanti all'altare, tipo quella memorabile scena de "Il laureato", solo a parti invertite. Nulla di tutto questo traspare nell'Allegri allenatore. E' come se, da Conte a lui, fosse mutata del tutto l'anatomia della Juventus. Prima era una squadra tutta pancia e nervi. Adesso, tutta tecnica e cervello. Prima si procedeva con folate d'istinto e rabbia, adesso si ragiona sempre, a ritmi più bassi e meno logoranti. Conte, per la Juve, era un martello. Ma qualunque materiale, a forza di essere picchiato e sollecitato, cede. Ecco perché serviva un approccio diverso, e Allegri l'ha capito dal primo difficile giorno. "Ha avuto un bel coraggio", dice adesso Buffon. "Neppure noi eravamo sicuri di poter vincere ancora".
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Certo, il calcio è davvero incredibile, se si pensa che Massimiliano Allegri venne esonerato dal Milan dopo il tracollo contro il Sassuolo, e che dopo di lui sono stati inceneriti i debuttanti Seedorf e Inzaghi, mentre lui nel frattempo andava a migliorare una Juventus che in pochi ritenevano perfettibile. Un capolavoro al quale manca pochissimo per aggiungere un altro scudetto, il quarto di fila, diversissimo dai tre di Conte, mentre in Champions si aprono strade impensate. Il sorteggio di domani a Nyon può offrire di tutto, dagli squadroni (Bayern Monaco, Real Madrid, Barcellona), agli avversari di pari grado o quasi (Atletico Madrid, Paris Saint Germain), ma anche i graditissimi Monaco e Porto. "Io penso che la Juve di Dortmund se la giochi contro chiunque", ha ammesso Allegri. Perché la mutazione è avvenuta non fuori, ma dentro i bianconeri: padroni del campo e del Borussia, ma soprattutto di se stessi, senza più quella paura sotto pelle che li bloccava quasi sempre in Europa, succedeva con il vecchio Conte e con il nuovo Allegri, sconfitto due volte nel girone eliminatorio, a Madrid e Atene. Ma da quelle cadute è nata una squadra diversa, meno frenetica e più raziocinante. Senza troppa pancia, senza troppa ansia. Capace, forse, di arrampicarsi persino più in alto di quella di Conte, otto mesi dopo sputi e calci che è giusto non dimenticare.
 
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