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Agnelli: "Via dalla Juventus? Non faccio caso ai rumors. Avanti con Allegri"

Il presidente bianconero: "Sono sereno e mi diverto. Ogni anno si parla di me, ma vedo alternarsi tutti gli altri. Quello dell'allenatore è un progetto che ha riportato solidità, per questa stagione non abbiamo rimpianti"
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La sua presidenza lunga 12 anni, la Superlega, la corsa scudetto, Allegri e il progetto della Juventus. Andrea Agnelli ha rotto il silenzio diradando le nubi e le voci sul suo futuro, disinnescate affidandosi anche all'ironia: "Non passa anno che si parla del mio futuro alla Juve, questi rumors li hanno ascoltati in tanti: da Blatter e Platini, oggi abbiamo Ceferin e Casini. L'unico che c'è sempre è Tebas, forse è lui che li mette in giro".

Il numero uno del club bianconero ha affrontato diversi temi, alcuni spinosi, nel corso dell'evento organizzato da Il Foglio a San Siro, entrando in campo anche sulla questione dello scudetto e sul futuro dell'impianto milanese. "Io sono molto sereno, su questi rumors non ci faccio molto caso - ha proseguito Agnelli -. So quello che stiamo facendo, mi diverto e questa è la cosa più importante". La presidenza bianconera è salda, nonostante le voci su un possibile ritorno di Del Piero in società: "Del Piero è sempre benvenuto alla Juve, ora è felice a Los Angeles. Entrare in società vuol dire cambiare proprio il suo stile di vita".

Il progetto bianconero

Inutile alzare cortine fumogene per nascondere il rammarico. Se sei il presidente della Juventus la vittoria è l'unica condizione necessaria, ma non sufficiente, per ritenersi soddisfatto pur pensando sempre alla prossima partita. Niente bilanci per ora, né per la sua presidenza ("se uno fa sport è sempre concentrato sulla prossima gara"), né sull'annata: "Ogni stagione, quando non si vince, porta con se qualche rimpianto. Quest'anno abbiamo avuto tanti momenti negativi, l'ultimo la gara con l'Inter che ci avrebbe messo a pari punti con i nerazzurri oggi. I giudizi sono stati, durante l'anno, diametralmente opposti e questo fa riflettere perché il nostro compito è giudicare una stagione a fine anno". Nessun bilancio anche perché la stagione si inserisce in un contesto più ampio, un progetto elaborato con Allegri per tornare a vincere quanto prima dopo aver gettato le basi per il futuro: "Il progetto Allegri è molto valido, con Lapo scherziamo spesso - ha aggiunto riferendosi al tweet del cugino subito dopo il pareggio con il Bologna -. Max ha riportato solidità, con lui abbiamo un progetto di lungo periodo. Sappiamo con tutto lo staff cosa vogliamo ottenere, sappiamo che sarebbe stato difficile quest'anno ma avere qualche rimpianto per non poter vincere lo Scudetto è di buon auspicio per il futuro". Senza tralasciare la matematica, l'unica che tiene la Juventus ancora in corsa per lo scudetto, e la finale di Coppa Italia: "Ogni trofeo conta ed è importante portarlo in bacheca, credo che il più importante sia il campionato perché ti dà la dimensione di forza di una squadra durante tutto l'arco dell'anno. Lo scudetto? Spero in un suicidio collettivo e noi vinciamo 4 partite di fila. In 4 partite può succedere di tutto".

Il futuro del calcio

Inevitabile tornare a parlare di Superlega, specialmente dopo il pronunciamento del tribunale di Madrid e in attesa della sentenza della Corte di Giustizia Europea sull'iniziativa di Juventus, Barcellona e Real Madrid: "Il progetto Superlega ha due momenti significativi, è stato condiviso da 12 club che chiedevano di poter dialogare con Uefa e Fifa. La definizione delle competizioni è un passaggio successivo. Oggi abbiamo un ricorso presso la Corte di Giustizia Europea, ma fa riflettere la veemente reazione delle istituzioni sportive internazionali nei confronti di questi club che per paura hanno indietreggiato. Per una battaglia di questo tipo servono le spalle larghe e credere che il momento che ci organizza in questo momento può avere delle revisioni. La Uefa funge da regolatore, da operatore commerciale monopolista e questa non è una governance moderna. Con Ceferin i dialoghi sono interrotti, il mio non è stato un attacco personale. Dal mio punto di vista l'affinità su certi temi rimane, sono sicuro che il tempo come sempre sarà galantuomo". Un tema che divide anche se si parla di riforma della Champions ("sul formato si può discutere, ma è la Governance che va discussa"), ma che inevitabilmente dovrà essere discusso per cercare di arrivare a una soluzione per riformare il calcio, europeo e italiano: "Quello di cui non ci rendiamo conto, e non è un tema solo italiano, è che una Superlega di fatto ce l'abbiamo già, ed è la Premier, perché il talento va dove è meglio pagato. La Premier viaggia a 4,2 miliardi di introiti all'anno e piano piano attira tutto il talento. La Uefa si aspetta oltre 5 miliardi per il prossimo ciclo della Champions League, questo lascia intendere quale spazio rimane per altri paesi come Italia, Francia o Spagna".

La Nazionale

Per la seconda volta consecutiva l'Italia non prenderà parte ai mondiali, enorme delusione per tutto il movimento. Delusione che, però, non deve far prevalere la fretta e le emozioni del momento: "Bisogna stare attenti a non farsi cogliere dalla voglia di modificare regole e norme endo-federali. Il problema è alla base, oggi è molto difficile mandare i bambini per strada e quello di cui c'è bisogno è una scuola federale che permetta ai giovani di confrontarsi con i loro pari età e livello. Sarebbe fondamentale una legge sullo Ius soli sportivo, perché abbiamo tanto talento disperso, non convocabile per le nazionali". Non solo il futuro del calcio italiano nella lunga chiacchierata di Agnelli, ma anche un giudizio sul neo presidente della Lega Serie A, Casini, e sul futuro di San Siro: "La Juve è sempre filo governativa, dialoghiamo con chi è al Governo. Casini ha grandi competenze tecniche e amministrative, conosce il calcio e può rivelarsi un ottimo presidente della Lega. San Siro? Ha fatto il suo tempo. È stato sacrificato Wembley in nome del nuovo Wembley, ma l'Italia avrà sempre bisogno di uno stadio da oltre 60 mila spettatori, da valutare se a Milano o Roma. Ma uno stadio così è antifunzionale per qualsiasi attività. Io poi sarei per uno stadio destinato solo alla Nazionale, è molto identitario. Lo stadio di proprietà è fondamentale per crescere, l'ho sempre suggerito anche a Inter e Milan".

Il presente e il futuro della Juve

Una stagione complicata in campo ma anche fuori, con l'inchiesta sulle plusvalenze che ha coinvolto diversi club tra cui la Juventus: "È stato un anno complicato, ma come abbiamo rispetto per tutti gli organi inquirenti pretendiamo altrettanto. Siamo fiduciosi che l'operato della società sia stato corretto". Due stagioni senza vincere lo scudetto, anche se la seconda deve ancora concludersi, sono spesso un motivo per iniziare a fare valutazioni sul passato e sul futuro del club. Guardando indietro è facile associare le vittorie alla dirigenza passata, gruppo in cui spicca Marotta, attualmente all'Inter: "Marotta è una persona che manca perché gli voglio bene. In quel momento sono state fatte determinate scelte, riflessioni che inizialmente lo attiravano, poi meno. All'Inter sta facendo molto bene, con Steven Zhang ho un ottimo rapporto e c'è un mio ex compagno di Università. Quindi posso dire di voler abbastanza bene all'Inter il che è particolare". Mai guardare indietro e sempre avanti, pensando alla Juve che verrà. Senza Dybala, "un grande giocatore, ma certe decisioni sono figlie del momento", ma con un gruppo di calciatori giovani su cui costruire un ciclo: "A dicembre avrei detto che era impossibile avere Vlahovic a gennaio, le risorse sono limitate e bisogna scegliere dove investire. Abbiamo un aspetto anche di ringiovanimento, avendo investito su Dusan, De Ligt, Chiesa, Locatelli. Le parole di Maurizio Arrivabene non posso riconfermarle e fare una offerta a Paulo non consona al suo livello non sarebbe stato corretto. È importante avere uno zoccolo duro della propria nazione, ci abbiamo sempre creduto e la volontà è proseguire in quel solco purché siano di qualità". Infine due considerazioni su Bonucci e Chiellini, due colonne della Juventus che, con il passare del tempo, si avvicinano alla fine della loro carriera: "Ora devono essere concentrati sul chiudere bene la stagione, subito dopo faremo tutte le riflessioni del caso con Giorgio. Lui un posto in società ce l'ha già, deve solo decidere quando. Leo invece resta con noi".

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