MILANO - Talmente sicuro di sé da non aver paura di indossare la maglia numero 9 del Milan, diventata un tabù per tutti i centravanti rossoneri dopo Inzaghi. Fosse stato per Piatek non ci sarebbero stati problemi a caricarsi sulle spalle la casacca lasciata libera dalla fuga di Higuain al Chelsea. E' stato il club a suggerire una decisione diversa per evitare pressioni: "Non è una questione legata alla scaramanzia. Piatek aveva chiesto la 9 ma noi pensiamo che in questo momento la maglia numero 9 debba essere conquistata. Così ha preso il 19 che comunque contiene il 9", ha detto Leonardo nel corso della presentazione ufficiale del centravanti polacco a Milanello. Prima volta anche per Ivan Gazidis a fianco di Leonardo e Maldini alla presentazione di un calciatore.
FREDDO COME IN AREA - Piatek ha preferito parlare in inglese. Solo un paio di risposte in polacco ai giornalisti del suo Paese. Gazidis preferisce chiamarlo Chris, scorciatoia ideale per dribblare il complicatissimo nome Krzysztof, ancora più difficile da pronunciare seguendo la corretta dizione polacca. L'ex attaccante del Genoa non si dilunga con le parole: "Ho sempre creduto in me stesso. Per me è importante segnare. E non vedo l'ora di farlo a San Siro per il Milan. Farò di tutto per portare in Champions League il Milan". In rete circola una foto di Piatek bambino con un asciugamano del Milan: "Non è Photoshop - ride - ero davvero tifoso della squadra rossonera. E' un sogno per me essere seduto qui con una leggenda come Maldini". Leonardo scherza: "Una sola?". E l'attaccante sta al gioco: "Tutti e due", dice nella sua unica frase in italiano della presentazione. Nessun timore per il salto di qualità in una big: "Nella mia vita non cambia niente. Sono nato pronto. Devo dimostrare quanto valgo in ogni partita. Vedremo sul campo. Per me è un sogno essere qui. Non avrei mai pensato che si sarebbe avverato. E' un nuovo step della mia carriera. Il calcio è così. Inaspettato. Avevo immaginato che, avendo segnato 13 gol in Serie A, qualche club si sarebbe interessato a me. Adesso affronterà questo passaggio. E sono pronto a giocare con un secondo attaccante. Spero di avere un buon rapporto sul campo con Cutrone".
HIGUAIN DA DIMENTICARE - Leonardo vuole subito lasciarsi alle spalle Higuain, volato a Londra per ritrovare Sarri al Chelsea: "Non c'è tanto da dire. Ha fatto le sue scelte e non è più qui", dice il dirigente brasiliano che poi allarga la risposta: "Qui al Milan resta solo chi ha voglia di stare. Abbiamo bisogno di gente che ha voglia di partecipare a questo progetto lento e difficile da realizzare. Serve coinvolgimento totale". Maldini aggiunge: "Queste sono le prime parole dette alla squadra in estate". Anche Gazidis parla dell'orizzonte del club: "Chris è esattamente il tipo di giocatore che vogliamo avere. Giovane e legato al Milan. Abbiamo un obiettivo a breve termine che è quello di qualificarci alla Champions League con il quarto posto in questa stagione. E uno a lungo termine che è quello di riportare il Milan nel posto che merita nel calcio mondiale. Dobbiamo ricostruire un club. Non lo faremo solo con giocatori giovani, ma anche con elementi esperti. Ma dobbiamo capire la realtà finanziaria in cui dobbiamo muoverci. Non possiamo muoverci in un mondo di fantasia". E qui il riferimento sembra andare alle spese fuori controllo della precedente gestione (Yonghong Li, Fassone e Mirabelli) che si sono sommate ai pesanti deficit degli ultimi anni berlusconiani.
SENTIERO RAGIONEVOLE CON L'UEFA - La presenza di Gazidis serve anche come segnale di unità societaria dopo le voci di divisioni tra il manager sudafricano e Leoanrdo: "I tentativi con Ibrahimovic e Fabregas non sono stati stoppati da contrasti di linea. Tutto viene condiviso", precisa il brasiliano. Nuovi colpi a gennaio dovranno tenere conto del fatto che il Milan ha già speso 70 milioni tra Piatek e Paquetà. Quindi ora sarà possibile muoversi solo di fronte a un'occasione molto conveniente. Sullo sfondo ci sono sempre i rapporti con la Uefa. E qui Gazidis esprime concetti molto chiari: "Abbiamo molti ostacoli da superare. Dobbiamo rispettare i vincoli Uefa e questo ci crea difficoltà. Ma siamo ancora in attesa dell'esito dell'appello al Tas. Quindi non siamo in una situazione nella quale la Uefa deve benedire ogni nostra mossa. Credo che alla fine di questo processo decisionale troveremo un percorso ragionevole. Ho partecipato alla nascita del fairplay finanziario. L'ho condiviso perché deve servire a rendere il calcio più sostenibile. Ma serve trovare un sentiero ragionevole".
Quindi una strada che permetta di coniugare sostenibilità e libertà di investimento per rendere una squadra competitiva. "Non so onestamente quanto tempo servirà per riportare il Milan in alto, ma posso dire che questo viaggio individuale dovrà andare di pari passo con il viaggio collettivo del calcio italiano. E in questo rientra anche l'esigenza di nuovi stadi". A questo proposito è ancora da scrivere il futuro dello stadio di Milano: "Siamo ancora nella fase delle valutazioni delle alternative insieme a tutti i soggetti coinvolti".
FREDDO COME IN AREA - Piatek ha preferito parlare in inglese. Solo un paio di risposte in polacco ai giornalisti del suo Paese. Gazidis preferisce chiamarlo Chris, scorciatoia ideale per dribblare il complicatissimo nome Krzysztof, ancora più difficile da pronunciare seguendo la corretta dizione polacca. L'ex attaccante del Genoa non si dilunga con le parole: "Ho sempre creduto in me stesso. Per me è importante segnare. E non vedo l'ora di farlo a San Siro per il Milan. Farò di tutto per portare in Champions League il Milan". In rete circola una foto di Piatek bambino con un asciugamano del Milan: "Non è Photoshop - ride - ero davvero tifoso della squadra rossonera. E' un sogno per me essere seduto qui con una leggenda come Maldini". Leonardo scherza: "Una sola?". E l'attaccante sta al gioco: "Tutti e due", dice nella sua unica frase in italiano della presentazione. Nessun timore per il salto di qualità in una big: "Nella mia vita non cambia niente. Sono nato pronto. Devo dimostrare quanto valgo in ogni partita. Vedremo sul campo. Per me è un sogno essere qui. Non avrei mai pensato che si sarebbe avverato. E' un nuovo step della mia carriera. Il calcio è così. Inaspettato. Avevo immaginato che, avendo segnato 13 gol in Serie A, qualche club si sarebbe interessato a me. Adesso affronterà questo passaggio. E sono pronto a giocare con un secondo attaccante. Spero di avere un buon rapporto sul campo con Cutrone".
HIGUAIN DA DIMENTICARE - Leonardo vuole subito lasciarsi alle spalle Higuain, volato a Londra per ritrovare Sarri al Chelsea: "Non c'è tanto da dire. Ha fatto le sue scelte e non è più qui", dice il dirigente brasiliano che poi allarga la risposta: "Qui al Milan resta solo chi ha voglia di stare. Abbiamo bisogno di gente che ha voglia di partecipare a questo progetto lento e difficile da realizzare. Serve coinvolgimento totale". Maldini aggiunge: "Queste sono le prime parole dette alla squadra in estate". Anche Gazidis parla dell'orizzonte del club: "Chris è esattamente il tipo di giocatore che vogliamo avere. Giovane e legato al Milan. Abbiamo un obiettivo a breve termine che è quello di qualificarci alla Champions League con il quarto posto in questa stagione. E uno a lungo termine che è quello di riportare il Milan nel posto che merita nel calcio mondiale. Dobbiamo ricostruire un club. Non lo faremo solo con giocatori giovani, ma anche con elementi esperti. Ma dobbiamo capire la realtà finanziaria in cui dobbiamo muoverci. Non possiamo muoverci in un mondo di fantasia". E qui il riferimento sembra andare alle spese fuori controllo della precedente gestione (Yonghong Li, Fassone e Mirabelli) che si sono sommate ai pesanti deficit degli ultimi anni berlusconiani.
SENTIERO RAGIONEVOLE CON L'UEFA - La presenza di Gazidis serve anche come segnale di unità societaria dopo le voci di divisioni tra il manager sudafricano e Leoanrdo: "I tentativi con Ibrahimovic e Fabregas non sono stati stoppati da contrasti di linea. Tutto viene condiviso", precisa il brasiliano. Nuovi colpi a gennaio dovranno tenere conto del fatto che il Milan ha già speso 70 milioni tra Piatek e Paquetà. Quindi ora sarà possibile muoversi solo di fronte a un'occasione molto conveniente. Sullo sfondo ci sono sempre i rapporti con la Uefa. E qui Gazidis esprime concetti molto chiari: "Abbiamo molti ostacoli da superare. Dobbiamo rispettare i vincoli Uefa e questo ci crea difficoltà. Ma siamo ancora in attesa dell'esito dell'appello al Tas. Quindi non siamo in una situazione nella quale la Uefa deve benedire ogni nostra mossa. Credo che alla fine di questo processo decisionale troveremo un percorso ragionevole. Ho partecipato alla nascita del fairplay finanziario. L'ho condiviso perché deve servire a rendere il calcio più sostenibile. Ma serve trovare un sentiero ragionevole".
Quindi una strada che permetta di coniugare sostenibilità e libertà di investimento per rendere una squadra competitiva. "Non so onestamente quanto tempo servirà per riportare il Milan in alto, ma posso dire che questo viaggio individuale dovrà andare di pari passo con il viaggio collettivo del calcio italiano. E in questo rientra anche l'esigenza di nuovi stadi". A questo proposito è ancora da scrivere il futuro dello stadio di Milano: "Siamo ancora nella fase delle valutazioni delle alternative insieme a tutti i soggetti coinvolti".