MILANO - Il Milan, domani sera in trasferta contro il Torino, è chiamato a reagire dopo la delusione del derby. Per Giampaolo saranno quattro giorni cruciali tra la trasferta con i granata e la partita casalinga con la Fiorentina. L’allenatore rossonero, molto raffreddato, deve fare a meno di Paquetà, rimasto fuori dalla lista dei convocati a causa di un affaticamento ai flessori della coscia sinistra rimediato nel finale del derby (il brasiliano in dubbio anche per l’incontro con i viola).
Giampaolo, come sono stati questi gironi dopo la sconfitta nel derby? I tifosi si aspettano di più.
“Immagino il vissuto dei tifosi: la loro forte delusione dopo quella battuta d’arresto. Abbiamo il dovere, non forzato ma sentito, di rialzarci. La squadra è sempre più fidelizzata. Lavora bene, non ho dubbi. Bisogna mettere da parte la delusione perché quella partita non si può più giocare. Bisogna ripartire a testa alta e con determinazione”.
Quando sarà possibile vedere una squadra che mette in pratica le sue idee per 90 minuti?
“Sono consapevole di cosa siamo oggi. Non vengo dalla montagna. So quale deve essere il modello della performance. Nessuno è contento. Nemmeno io sono contento. Lavoriamo per essere più forti, convincenti e padroni del gioco. Conosco le difficoltà. Lavoriamo sulle soluzioni”.
Si sente già a rischio?
“E’ un pensiero che non mi sfiora nemmeno lontanamente. Penso solo a fare bene il mio lavoro”.
Dopo il derby ha detto che non sa se questa squadra è da 4° posto.
“Per me significa poco dire che sei o non sei da 4° posto. Conta lavorare per fare meglio, non fissare obiettivi. Dove arriveremo dipenderà dalla qualità del lavoro. Conta cosa fai per raggiungere quel tipo di obiettivo. Altrimenti dire 4° posto è come estrarre un numero tirato a caso”.
Che squadra è il Torino?
“E’ una squadra ostica con buone individualità. Una squadra scorbutica. Ma il Milan deve andare a Torino a fare la sua partita a prescindere dalla forza dell’avversario”.
Su cosa deve lavorare la squadra per fare un passo avanti?
“Migliorare nel palleggio e abbassare le percentuali di errori nei passaggi. Legare di più e avere più giocatori vicino alla palla”.
Piatek sta diventando un problema? E’ un attaccante con caratteristiche troppo diverse rispetto alle punte che aveva alla Sampdoria?
“Piatek non è un problema. Dobbiamo lavorare per metterlo nella condizione migliore. Devo avere l’intelligenza di usare gli attaccanti che ho e farli rendere al meglio. Il Milan è un’altra cosa rispetto alla Sampdoria. Il Milan ha blasone e milioni di tifosi. Ha alzato le coppe. Sapevo fin dall’inizio che il tempo sarebbe stato il mio primo alleato e il mio primo nemico. Ho bisogno del supporto dei risultati. Ma io devo lavorare per prendere il mio tempo. Le mie caratteristiche decisive sono nel modo di lavorare. Vado avanti coerentemente al mio modo di essere”.
Come sta Bonaventura?
“Sempre meglio. Cresce giorno per giorno. Non è detto che domani non possa ritagliarsi uno spazio”.
Giampaolo, come sono stati questi gironi dopo la sconfitta nel derby? I tifosi si aspettano di più.
“Immagino il vissuto dei tifosi: la loro forte delusione dopo quella battuta d’arresto. Abbiamo il dovere, non forzato ma sentito, di rialzarci. La squadra è sempre più fidelizzata. Lavora bene, non ho dubbi. Bisogna mettere da parte la delusione perché quella partita non si può più giocare. Bisogna ripartire a testa alta e con determinazione”.
Quando sarà possibile vedere una squadra che mette in pratica le sue idee per 90 minuti?
“Sono consapevole di cosa siamo oggi. Non vengo dalla montagna. So quale deve essere il modello della performance. Nessuno è contento. Nemmeno io sono contento. Lavoriamo per essere più forti, convincenti e padroni del gioco. Conosco le difficoltà. Lavoriamo sulle soluzioni”.
Si sente già a rischio?
“E’ un pensiero che non mi sfiora nemmeno lontanamente. Penso solo a fare bene il mio lavoro”.
Dopo il derby ha detto che non sa se questa squadra è da 4° posto.
“Per me significa poco dire che sei o non sei da 4° posto. Conta lavorare per fare meglio, non fissare obiettivi. Dove arriveremo dipenderà dalla qualità del lavoro. Conta cosa fai per raggiungere quel tipo di obiettivo. Altrimenti dire 4° posto è come estrarre un numero tirato a caso”.
Che squadra è il Torino?
“E’ una squadra ostica con buone individualità. Una squadra scorbutica. Ma il Milan deve andare a Torino a fare la sua partita a prescindere dalla forza dell’avversario”.
Su cosa deve lavorare la squadra per fare un passo avanti?
“Migliorare nel palleggio e abbassare le percentuali di errori nei passaggi. Legare di più e avere più giocatori vicino alla palla”.
Piatek sta diventando un problema? E’ un attaccante con caratteristiche troppo diverse rispetto alle punte che aveva alla Sampdoria?
“Piatek non è un problema. Dobbiamo lavorare per metterlo nella condizione migliore. Devo avere l’intelligenza di usare gli attaccanti che ho e farli rendere al meglio. Il Milan è un’altra cosa rispetto alla Sampdoria. Il Milan ha blasone e milioni di tifosi. Ha alzato le coppe. Sapevo fin dall’inizio che il tempo sarebbe stato il mio primo alleato e il mio primo nemico. Ho bisogno del supporto dei risultati. Ma io devo lavorare per prendere il mio tempo. Le mie caratteristiche decisive sono nel modo di lavorare. Vado avanti coerentemente al mio modo di essere”.
Come sta Bonaventura?
“Sempre meglio. Cresce giorno per giorno. Non è detto che domani non possa ritagliarsi uno spazio”.