Roma, i silenzi di Mourinho fanno sperare il Brasile
di Matteo Pinci , di Matteo PinciROMA — Che l’allenatore più mediatico al mondo non parli per due mesi nel pieno della stagione sportiva fa effetto. Anche senza considerare tutto quello che succede intorno a lui. Una squadra in altalena costante tra euforia e isteria, un rapporto complesso con il club per quanto riguarda le ambizioni reciproche, le attenzioni continue di chi vorrebbe portarlo altrove. Non ha bisogno di apparire, José Mourinho, per essere al centro del mondo. L’ultima volta che si è seduto davanti a un microfono era il 13 novembre, dopo Roma-Torino.
I silenzi di Mourinho
Non ha fiatato durante la tournée in Giappone della sua squadra, non s’è esposto in Portogallo durante un ritiro …
ROMA — Che l’allenatore più mediatico al mondo non parli per due mesi nel pieno della stagione sportiva fa effetto. Anche senza considerare tutto quello che succede intorno a lui. Una squadra in altalena costante tra euforia e isteria, un rapporto complesso con il club per quanto riguarda le ambizioni reciproche, le attenzioni continue di chi vorrebbe portarlo altrove. Non ha bisogno di apparire, José Mourinho, per essere al centro del mondo. L’ultima volta che si è seduto davanti a un microfono era il 13 novembre, dopo Roma-Torino.
I silenzi di Mourinho
Non ha fiatato durante la tournée in Giappone della sua squadra, non s’è esposto in Portogallo durante un ritiro invernale condito da amichevoli di poco pregio, è rimasto a guardare da fuori prima e dopo le due gare di questo 2023 causa squalifica, potrebbe parlare domani ma più probabilmente sabato, 62 giorni dopo l’ultima volta. La domanda, inevitabile, è: cosa passa nella testa di Mourinho? Di sicuro, è entrato nei sei mesi in cui dovrà decidere del proprio futuro: il suo contratto con la Roma scade nel 2024, ma quello che sta emergendo è che all’allenatore non piaccia accontentarsi. Vuol poter competere per vincere. E da qui a fine stagione dovrà capire se la Roma abbia la sua stessa prospettiva. Di certo gli erano state fatte delle promesse quando ha firmato, nel 2021. Ma dei tanti “no problem” che s’era sentito dire dalla proprietà e dalla dirigenza di fronte alle sue richieste, non molti si sono trasformati in fatti. Ossia, in acquisti. Il fair play finanziario ha complicato i piani. E ora c’è chi sta provando a infilarsi in questo rapporto non più idilliaco.
L'offerta del Brasile, Mou prende tempo
È soprattutto il Brasile ad essersi fatto avanti, con serietà, per avere Mourinho. Un intermediario, come anticipato da Repubblica, è sbarcato settimane fa in Europa per provare a capire quali siano termini e disponibilità. E dicono non sia ripartito troppo scontento. L’idea era averlo da subito, ma questo non si può fare: Mourinho non è disponibile a cambiare a stagione in corso. Questione di serietà, di impegni presi. Non vuol dire non poterne riparlare più avanti. In Brasile stanno valutando anche altri profili, ma la prima scelta – per curriculum e lingua – è il tecnico della Roma. Addirittura un suo ex calciatore al Porto, Carlos Alberto, ha detto in tv che la trattativa sarebbe già definita. No: José ascolterà offerte solo a stagione ultimata.
Priorità alla Roma, ma solo con un piano
Certo il Brasile offre a un agonista come lui una sfida unica: vincere il Mondiale dopo 24 anni di attesa. Ma Mourinho non ha affatto staccato la testa dalla Roma. Anzi, resta la sua priorità. A patto di ricevere chiarezza sui piani. Lui ha spesso stimolato il general manager Tiago Pinto sul mercato. «Con il tecnico che abbiamo, la rosa che abbiamo dobbiamo fare molto meglio», ha risposto il dirigente portoghese una settimana fa alla Gazzetta. Evidente che le valutazioni dei due siano divergenti. Mourinho continua la sua opera di selezione per sottrazione: scartati Shomurodov, Viña (verso il Betis) e Bove, oltre a Karsdorp, è pronto ad altri tagli. Gioca chi merita: giovedì in Coppa Italia col Genoa può esordire il centravanti polacco della Primavera Jordan Majchrzak, 18 anni. La scrematura continua. Ma non è buon segno.