Il Sassuolo e il primato sfumato, ma ora la mentalità è da grande
dal nostro inviato
Simone Monari
Roberto De Zerbi (reuters)
Pareggiando in casa contro l'Udinese la squadra di De Zerbi ha mancato l'occasione di portarsi da sola al comando della classifica. Per il tecnico però le risposte sono state comunque positive, segno di una squadra che adesso è temuta da tutti
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REGGIO EMILIA - Ascoltare Roberto De Zerbi, dopo il pareggio senza gol con l'Udinese e il mancato raggiungimento, seppur per poche ore, del primato solitario in classifica, può servire per capire ambizioni e mentalità del Sassuolo. "Capita ai top club a volte di prendere gol quando si scoprono". Riferimento non esplicito alla sua squadra, ma comunque interessante per capire dove lui e la dirigenza mirino ad arrivare. "L'anno scorso ci è successo, in partite così, di subire gol, stavolta invece non abbiamo concesso praticamente nulla e ai miei ragazzi l'avevo detto all'intervallo, dobbiamo accettare di fare 0-0 se vogliamo vincere".
La voglia di balzare in testa al campionato c'era tutta, ma da come ha parlato De Zerbi nel dopo gara, anche dalle espressioni del suo volto più sorridente che dispiaciuto, quel desiderio legittimo e naturale non è sconfinato nell'ossessione. "Siamo stati perfetti per 70 metri, ma negli ultimi 30 dovevamo fare di più". Non s'è limitato a quello, ma è entrato nei dettagli. "C'erano pochi spazi, ma la profondità, anche se breve, c'era, esiste. Bisognava provare a sfruttarla meglio, con smarcamenti diversi, ricerca dell'uno-due ed altri movimenti sui quali lavoreremo, sapendo che abbiamo attaccanti che fisicamente non stanno benissimo e sapendo pure che per giocare a calcio bisogna essere in due; se invece è uno solo a farlo il rischio di prendere gol in ripartenza esiste, ma noi - ha ribadito - siamo stati bravi ad evitarlo".
Il prossimo passo che attende il Sassuolo (che dopo la pausa andrà a Verona e a fine mese ospiterà l'Inter), se saprà confermarsi su questi livelli di assoluta eccellenza, sarà quello di riuscire ad evolvere, trovando spunti e brillantezza anche in spazi decisamente più ristretti e contro rivali accorte come lo è stata l'Udinese. In poche parole passare dallo stato di "sorpresa che diverte" a quello di club stabilmente di fascia alta. Dunque non solo ammirato ma rispettato e temuto. "Col mio staff ragionavamo - ha detto ancora De Zerbi - sulla nostra scelta di non avere una torre là davanti, un giocatore che forse in una partita come quella con l'Udinese ci avrebbe potuto far comodo". Non era il modo, però, di esprimere un rammarico o di muovere una critica alla dirigenza. Tutt'altro. Semmai quello di rivendicare un'identità. "Credo che se anche l'avessimo, un giocatore così, non riusciremmo a sfruttarlo perché il nostro gioco passa inevitabilmente dal palleggio e dalla continua ricerca della palla a terra, bastava vedere come si muovevano i miei giocatori con la palla fra i piedi anche quando mancavano pochi secondi alla fine".
Che è poi il manifesto del suo calcio, quello che da anni propone. "Questa - confessava di recente - dovrà essere la stagione del raccolto". Se anche la vetta è sfumata, 15 punti dopo sette partite sono un tesoro per il Sassuolo. Ma non ancora un traguardo.