BOLOGNA - Carpi-Bologna a prima vista non sembra neanche vera. La città con la più antica università del mondo che si bea spesso dei suoi remoti sette scudetti, va stasera in provincia da seconda in classifica a sfidare nientemeno che la capolista, contro una società che ha speso sì e no 3.5 milioni in stipendi e sta dominando il campionato come nessuno avrebbe potuto neanche immaginare. Al timone del club c'è un imprenditore del tessile (chi se no a Carpi?), Stefano Bonacini, il cui marchio Gaudì viene esportato fino in Vietnam. Del Carpi non è il presidente, ma l'azionista di maggioranza. "Siamo partiti dall'Eccellenza, ed era solo il 2009. Giravamo l'Emilia e ricordo soprattutto grandi mangiate a sera". Un dettaglio che fa colore ma che è verissimo. Funziona proprio così. I più grandi affari si fanno a cena, da sempre.
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Al di là di come finirà stasera nel vecchio Cabassi, che può tenere poco più di 4 mila posti e per la A non è omologato, l'Emilia Romagna d'un tratto s'è riscoperta vincente. "Da emiliano godo" diceva testuale Romano Prodi con quella bonomia che talvolta può apparire rinunciataria, talvolta caustica, talvolta grassa. Tipica di quel territorio che Edmondo Berselli seppe raccontare e immortalare mirabilmente.
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Il weekend dei motori ha nuovamente issato sulla ribalta la rossa di Maranello, che non vinceva dal maggio 2013 e quella di Borgo Panigale, che sul podio non saliva dal settembre 2012. Ferrari, Valentino Rossi e la Ducati riescono a coniugare denari e ricerca senza che la passione dei tifosi venga minimamente scalfita. Nell'imminenza dell' Expò possono entrambe contribuire al rilancio del made in Italy facendo luccicare l'insegna di quella Motor Valley che annovera pure Maserati e Lamborghini, che da queste parti è un vanto ma che sarebbe riduttivo confinare a mero fenomeno di provincia. "Marchio commerciale e corse - spiega Claudio Domenicali, ad Ducati, bolognese - hanno un legame indissolubile, ogni vittoria rafforza il brand nel mondo". Ducati tre anni fa è stata acquistata dall'Audi, che controlla anche la Lamborghini, ma la scelta dei tedeschi è stata di non snaturare la specificità di questi due "fabbriche", che infatti non si sono spostate rispettivamente da Borgo Panigale e da Sant'Agata bolognese ma possono adesso disporre di investimenti e tecnologie della casa madre. La globalizzazione qui non ha travolto, semplicemente sviluppato e arricchito. "Stiamo aprendo i primi show room in India - ancora Domenicali - e se questo succede è perché Ducati là era già arrivata come mito sportivo".
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Anche il calcio è un caleidoscopio d'emozioni forti, e se a Parma imprecano maledicendo Ghirardi ma dovrebbero pure interrogarsi sul sonno di una città che poteva capire molto prima lo sfacelo che s'andava profilando, a Cesena si sono uniti una quindicina d'imprenditori in una cooperativa guidata da Giorgio Lugaresi. Cesena & Co., si chiama. "Se ci salviamo - è il messaggio - ci mettiamo a posto per i prossimi 10 anni - in caso di B avremo i mezzi per ripartire". A Sassuolo stanno vivendo la stagione del consolidamento. Volano alto, ma non lo dicono. Un passo alla volta è il loro motto. Tutto parte da una proprietà forte come quella di Giorgio Squinzi, il numero uno di Confindustria, l'uomo che ha fatto della Mapei un colosso mondiale. L'apprendistato in A è stato faticoso, lastricato d'errori ma anche corretto in tempo e corroborato da segnali lanciati opportunamente, come l'acquisizione dello stadio Giglio di Reggio su cui Squinzi ha scolpito il nome della sua azienda, un impianto prossimo ad ottenere la licenza Uefa e ad ospitare la finale di Champions femminile nel 2016. Chi pensava che Sassuolo, 42 mila anime, fosse una meteora s'è ricreduto. Zaza e Berardi sono il serbatoio tecnico da cui la Juventus, che coi neroverdi ha costruito un asse fortissimo, potrebbe pescare molto presto. E non solo lei. C'è tutto insomma per pianificare progetti europei, forse manca solo il fascino della tradizione sulla quale ha scommesso Joey Saputo, origini siciliane e cittadinanza canadese che lo scorso autunno ha acquistato il Bologna assieme a Joe Tacopina, attuale presidente sempre meno al centro di una scena che il magnate canadese sta cominciando ad occupare con sempre maggior piacere e frequenza. Stasera sarà in tribuna a Carpi, qualche settimana fa sotto le Torri è arrivato anche il padre Lino, il re delle mozzarelle canadesi, uno dei 300 uomini più ricchi del mondo con un patrimonio attorno ai 5 miliardi di dollari.
Dopo tanti anni di frustrante e logorante anonimato sportivo, il Bologna vuole riaffacciarsi sui terrazzi che dominano la scena. Ci vorranno alcuni anni, ma i presupposti ora ci sono. Dietro, o davanti, c'è una regione, o meglio un angolo di geografia indistinta "a Sud del Nord o a Nord del Sud", come diceva scherzando Berselli, legatissimo a questa terra capace di rinnovarsi e di cambiare, di esaltarsi e di deprimersi, ma mai realmente di snaturarsi.
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Al di là di come finirà stasera nel vecchio Cabassi, che può tenere poco più di 4 mila posti e per la A non è omologato, l'Emilia Romagna d'un tratto s'è riscoperta vincente. "Da emiliano godo" diceva testuale Romano Prodi con quella bonomia che talvolta può apparire rinunciataria, talvolta caustica, talvolta grassa. Tipica di quel territorio che Edmondo Berselli seppe raccontare e immortalare mirabilmente.
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Il weekend dei motori ha nuovamente issato sulla ribalta la rossa di Maranello, che non vinceva dal maggio 2013 e quella di Borgo Panigale, che sul podio non saliva dal settembre 2012. Ferrari, Valentino Rossi e la Ducati riescono a coniugare denari e ricerca senza che la passione dei tifosi venga minimamente scalfita. Nell'imminenza dell' Expò possono entrambe contribuire al rilancio del made in Italy facendo luccicare l'insegna di quella Motor Valley che annovera pure Maserati e Lamborghini, che da queste parti è un vanto ma che sarebbe riduttivo confinare a mero fenomeno di provincia. "Marchio commerciale e corse - spiega Claudio Domenicali, ad Ducati, bolognese - hanno un legame indissolubile, ogni vittoria rafforza il brand nel mondo". Ducati tre anni fa è stata acquistata dall'Audi, che controlla anche la Lamborghini, ma la scelta dei tedeschi è stata di non snaturare la specificità di questi due "fabbriche", che infatti non si sono spostate rispettivamente da Borgo Panigale e da Sant'Agata bolognese ma possono adesso disporre di investimenti e tecnologie della casa madre. La globalizzazione qui non ha travolto, semplicemente sviluppato e arricchito. "Stiamo aprendo i primi show room in India - ancora Domenicali - e se questo succede è perché Ducati là era già arrivata come mito sportivo".
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Anche il calcio è un caleidoscopio d'emozioni forti, e se a Parma imprecano maledicendo Ghirardi ma dovrebbero pure interrogarsi sul sonno di una città che poteva capire molto prima lo sfacelo che s'andava profilando, a Cesena si sono uniti una quindicina d'imprenditori in una cooperativa guidata da Giorgio Lugaresi. Cesena & Co., si chiama. "Se ci salviamo - è il messaggio - ci mettiamo a posto per i prossimi 10 anni - in caso di B avremo i mezzi per ripartire". A Sassuolo stanno vivendo la stagione del consolidamento. Volano alto, ma non lo dicono. Un passo alla volta è il loro motto. Tutto parte da una proprietà forte come quella di Giorgio Squinzi, il numero uno di Confindustria, l'uomo che ha fatto della Mapei un colosso mondiale. L'apprendistato in A è stato faticoso, lastricato d'errori ma anche corretto in tempo e corroborato da segnali lanciati opportunamente, come l'acquisizione dello stadio Giglio di Reggio su cui Squinzi ha scolpito il nome della sua azienda, un impianto prossimo ad ottenere la licenza Uefa e ad ospitare la finale di Champions femminile nel 2016. Chi pensava che Sassuolo, 42 mila anime, fosse una meteora s'è ricreduto. Zaza e Berardi sono il serbatoio tecnico da cui la Juventus, che coi neroverdi ha costruito un asse fortissimo, potrebbe pescare molto presto. E non solo lei. C'è tutto insomma per pianificare progetti europei, forse manca solo il fascino della tradizione sulla quale ha scommesso Joey Saputo, origini siciliane e cittadinanza canadese che lo scorso autunno ha acquistato il Bologna assieme a Joe Tacopina, attuale presidente sempre meno al centro di una scena che il magnate canadese sta cominciando ad occupare con sempre maggior piacere e frequenza. Stasera sarà in tribuna a Carpi, qualche settimana fa sotto le Torri è arrivato anche il padre Lino, il re delle mozzarelle canadesi, uno dei 300 uomini più ricchi del mondo con un patrimonio attorno ai 5 miliardi di dollari.
Dopo tanti anni di frustrante e logorante anonimato sportivo, il Bologna vuole riaffacciarsi sui terrazzi che dominano la scena. Ci vorranno alcuni anni, ma i presupposti ora ci sono. Dietro, o davanti, c'è una regione, o meglio un angolo di geografia indistinta "a Sud del Nord o a Nord del Sud", come diceva scherzando Berselli, legatissimo a questa terra capace di rinnovarsi e di cambiare, di esaltarsi e di deprimersi, ma mai realmente di snaturarsi.