Sport

Il Giro incorona Contador. Ma l'Italia impazzisce per Aru

Alberto Contador (ap)
Chiusa a Milano la corsa rosa con la vittoria dello spagnolo. Ma è il giovane sardo, con le sue di imprese eccezionali, che ha esaltato i tifosi. Ultima tappa vinta dal belga Keisse 
4 minuti di lettura
MILANO - Contador fa festa, come si conviene a chi alza il trofeo 'senza fine' di rosa vestito. Ma il Giro 2015 passerà alla storia come quello di Fabio Aru. Perché il ciclismo resta uno dei pochi sport che, pur con tutte le sue contraddizioni che ovviamente non vanno dimenticate, vive ancora, se non proprio sull'epica, almeno sulla suggestione dei tempi eroici, quelli dei grandi distacchi e delle folle sulle strade. Contador ha dato lampi di classe, il più limpido-anche se sembra un paradosso- quando si è aggrappato alla sua storia, in crisi sul Colle delle Finestre, avvolto da uno sterrato selvaggio che stava diventando fango per la sue ambizioni. Ma la fatica, il sudore miscelato alle urla dei tifosi, la gente che torna a sognare, perché no, l'epica... Quella è di Fabio Aru. Le imprese a Cervinia ed al Sestriere negli ultimi giorni, gli scatti ripetuti della prima settimana, magari fatti solo per guadagnare un metro invece che starsene bello e tranquillo in pancia a una squadra - l'Astana- molto forte anche se a volte tatticamente incerta. E' questo che piace alla gente.

Non è una questione di essere spagnolo o italiano, il ciclismo non è un mondiale di calcio che soffia vento sulle proprie bandiere. E' proprio il modo di correre che ha appassionato la gente. Contador è sempre stato applaudito giustamente, ma la sua è una vittoria da 'contabile': nessuna conquista di tappa e quella sensazione di freno tirato magari anche pensando al Tour. Tutto passato in secondo ordine rispetto alle imprese di Aru, che porta in dote anche una buona dose di rimpianto. Il senno del poi è la cosa più inutile, ma il sardo poteva farcela. Il Giro lo ha vinto Contador per due motivi. Il  primo: ha mantenuto il pronostico nella cronometro sulle strade del prosecco, 60 km affrontati alla perfezione proprio nella fase di flessione di Aru. Il secondo: Aru nel giorno del Mortirolo è stato un misto di fragilità e grandezza. Fragilità perché è stato il giorno più duro, quello in cui la bici non è sembrata una fedele compagna, ma una nemica con cui convivere. Grandezza, perché è proprio da quel giorno, chiuso in crisi nera, che il 24enne sardo ha trovato la forza mentale per andare avanti ("Ho anche pensato al ritiro", aveva detto) e il ciclismo è anche e soprattutto uno sport di testa.

Del resto Contador, che è uno che la sa lunga (secondo Giro vinto, sarebbero tre se non ci fosse stata la bistecca contaminata che ha revocato la vittorie nel 2011), è uscito allo scoperto dopo il brivido del Sestriere. Confrontando Aru e Nibali non ha avuto dubbi: il sardo a parità di età è superiore, considerato quello che ha saputo fare e che si appresta - speriamo- a fare lo Squalo al Tour, l' investitura è di quelle che contano. "Sono stati tutti e tre speciali, ho lavorato tantissimo per vincerli e sono molto felice - spiega lo spagnolo ignorando il Giro revocato- La gente mi ha fatto sentire molto amato, sono state tre settimane molto dure e alla fine ho conseguito la maglia rosa. Se è stato il mio ultimo Giro?  Vediamo, non si sa, da noi si dice sempre la penultima, non l'ultima volta. Mai dire mai...".Ora il tentativo di doppietta Giro-Tour: "Più che sognare il Tour, si deve lavorare. Ora cercherò di riposarmi il più possibile, poi iniziero a concentrarmi e, da sabato, a lavorare. Ho fatto la prima parte, adesso mi aspetta la seconda e ci voglio provare".
"Sono felice. E' stato un Giro bello, duro e sofferto. Ma il Giro è sempre emozionante, è una corsa bellissima, e il pubblico è sempre stato eccezionale", dice Fabio Aru. "Adesso ci sono i festeggiamenti, ci rilassiamo un po'. Maglia rosa sempre più vicina? Vestirla un giorno è stata un'emozione fantastica, dà la carica per continuare a lavorare".
[[ge:rep-locali:repubblica:115722842]]
Lo scontro titanico Contador-Aru ha preso la scena immediatamente, ma il Giro ha espresso vari significati. Buoni quelli ad esempio dello sconosciuto Mikel Landa, fedele scudiero di Aru e molto convincente in salita (anche se la maglia azzurra l'ha vinta Visconti) tanto da agguantare il podio delle generale. Ma anche se la classifica per ora non può essere affar suo, la prima vittoria di Davide Formolo è un segnale chiaro della qualità di questo talento. Negativi, facendo un discorso collettivo, i valori della Tinkoff di Alberto Contador, squadra inadeguata ad una maglia rosa. E poi Richie Porte e Rigoberto Uran. L'australiano ha dato la sensazione del divo viziato, con il suo Motorhome e con il suo affondare poco guerriero al primo ingranaggio di sabbia nell'ingranaggio. Almeno Uran ha tenuto duro, ma vedere uno che veniva da due secondi posti in fila navigare a mezz'ora...

Un Giro insomma pieno di colpi di scena, ai quali non si sottrae neanche l'ultima tappa. Tutti, ma proprio tutti, aspettavano un volatone stile Champs Elysées. E invece niente. Se ne vanno in due e, contro pronostico -complice anche qualche foratura di troppo di chi insegue- arrivano. Vince il belga Ilijo Keisse, che fa valere le sue doti di esperto della Sei Giorni e precede l'australiano Luke Durbridge. Buon per Giacomo Nizzolo, che rinuncia alle chance di vincere finalmente una tappa al Giro dopo sette secondi posti, ma almeno è sicuro di fregiarsi della maglia rossa della classifica a punti.

ORDINE D'ARRIVO DELL'ULTIMA TAPPA
1. Iljo Keisse                (Bel-Etixx)           in 4h18'37"
2. Luke Durbridge             (Aus-Orica)                  s.t.
3. Roger Kluge                (Ger-Iam)              a    0'09"
4. Aleksandr Porsev           (Rus)                        s.t.
5. Giacomo Nizzolo            (Ita)                        s.t.
6. Luka Mezgec                (Slo)                        s.t.
7. Elia Viviani               (Ita)                        s.t.
8. Moreno Hofland             (Ned)                        s.t.
9. Davide Appollonio          (Ita)                        s.t.
10. Elia Favilli               (Ita)                        s.t.
CLASSIFICA GENERALE FINALE
1. Alberto Contador           (Esp-Tinkoff)        in 88h24'18"
2. Fabio Aru                  (Ita-Astana)          a     1'53"
3. Mikel Landa                (Esp-Astana)          a     3'05"
4. Andrey Amador              (Crc)                 a     8'10"
5. Ryder Hesjedal             (Can)                 a     9'52"
6. Leopold Konig              (Cze)                 a    10'41"
7. Steven Kruijswijk          (Ned)                 a    10'53"
8. Damiano Caruso             (Ita)                 a    12'08"
9. Alexandre Geniez           (Fra)                 a    15'51"
10. Yuri Trofimov              (Rus)                 a    16'14"
12. Jurgen Van den Broeck      (Bel)                 a    25'12"
14. Rigoberto Uran Uran        (Col)                 a    28'26"
CLASSIFICA A PUNTI (Maglia Rossa):
1. Giacomo Nizzolo               (Ita-Trek)          punti  181
2. Philippe Gilbert              (Bel-Bmc)                  148
3. Sacha Modolo                  (Ita-Lampre)               147
CLASSIFICA SCALATORI (Maglia Azzurra):
1. Giovanni Visconti             (Ita-Movistar)      punti  125
2. Mikel Landa                   (Esp-Astana)               122
3. Steven Kruikswijk             (Ned-Lotto NL)             115
CLASSIFICA GIOVANI (Maglia Bianca):
1. Fabio Aru                     (Ita-Astana)       in 88h24'18"
2. Davide Formolo                (Ita-Cannondale)    a  1h51'47"
3. Fabio Felline                 (Ita-Trek)          a  1h54'04"





 
I commenti dei lettori