ROMA - Non è il tempo dei processi, ma quello di rimboccarsi le maniche. Vincenzo Nibali deve fare in fretta per tirare nuovamente dalla sua parte un Giro nel quale si presentava strafavorito, ma gli sta sfuggendo di mano. Il secondo giorno di riposo è quello psicologicamente più duro da digerire. E' infatti un momento di crisi, non tanto per la batosta subita a cronometro, sia da Steven Kruijswijk che -sia pure più sfumata- da Valverde e Chaves, quanto perché i vari indizi sul suo stato di forma carente ormai facciano ben più di una prova. All'Alpe di Siusi: lo stesso Nibali, pur recriminando per il salto della catena nel momento peggiore, ha onestamente ammesso che "la gambe non giravano, in una gara di tre settimane può capitare". Ma i problemi ci sono stati anche in precedenza.
L'equivoco di fondo è che la prova di Nibali è sempre stata giudicata in funzione degli altri due favoriti di inizio Giro. Il salto quasi immediato di Landa, il repentino stop di Valverde a Corvara hanno autorizzato con eccessivo ottimismo a dare la conquista dela maglia rosa come un fatto quasi automatico. Le cose però non stanno così e adesso non resta che puntare sulla fatidica terza settimana, quella che nei grandi giri fa da spartiacque tra vincenti e piazzati. Autorizza a sperare il fatto che Kruijswijk finora ha mostrato di non appartenere nè all'una nè all'altra categoria. Vero vicissitudini fisiche hanno ritardato il suo arrivo ai vertici, però va sottolineato il fatto che un podio che conta finora il rosso d'Olanda lo ha visto con binocolo. Nibali invece nella terza settimana di solito sa raschiare le energie dal fondo del serbatoio, e non ci riferiano solamente alle vittorie nelle grandi corse a tappe, ma anche alle sua sconfitte.
Ad esempio nell'ultimoTour de France, proprio nella settimana finale ci fu la rincorsa impossibile che ad un podio che sfuggì di un'inezia. Le analogie con questo Giro non mancano: si potrebbe paragonare il salto di catena all'Alpe di Siusi con il coinvolgimento nella caduta alla diga di Zelande, oppure l'affanno sulle accelerazioni di Valverde in vista del traguardo alla minicrisi accusata al Mur de Bretagne. Arrivò quarto, d'accordo, ma aveva davanti Froome, Quintana e Valverde: qui i primi due non ci sono e il murciano, sia pure di una manciata di secondi, è dietro. Insomma, è giusto che lo Squalo tenga a portata di mano la bandiera bianca, ma non è detto che debba usarla. La maglia rosa ha ancora praticamente tutta la squadra a disposizione, ma potrebbe sentire la disabitudine a stare così in alto. Ed anche Chaves, così brillante finora, pur non avendo più da fare un solo indigesto km a cronometro, qualche incognita nella terza settimana la presenta.
Nibali inoltre ha dalla sua una squadra mostratasi all'altezza (su tutti vedere Scarponi). Occorre però fare presto. Venerdì c'è la tappa del Colle dell'Agnello (Cima Coppi), sabato traguardo a Sant'Anna di Vinadio con tre Gpm di prima categoria da scalare ed annesso rischio maltempo. Tutto sommato però, pensiamo sarebbe il caso di tentare subito il classico 'o la va o la spacca', già domani. Alla ripresa, da Bressanone ad Andalo: è una di quelle tappe dal km corto e dall'altimetria cattiva, cercare di far tornare subito alla realtà Kruijswijk potrebbe essere la carta decisiva. Avrà Nibali gambe e testa per farlo?
L'equivoco di fondo è che la prova di Nibali è sempre stata giudicata in funzione degli altri due favoriti di inizio Giro. Il salto quasi immediato di Landa, il repentino stop di Valverde a Corvara hanno autorizzato con eccessivo ottimismo a dare la conquista dela maglia rosa come un fatto quasi automatico. Le cose però non stanno così e adesso non resta che puntare sulla fatidica terza settimana, quella che nei grandi giri fa da spartiacque tra vincenti e piazzati. Autorizza a sperare il fatto che Kruijswijk finora ha mostrato di non appartenere nè all'una nè all'altra categoria. Vero vicissitudini fisiche hanno ritardato il suo arrivo ai vertici, però va sottolineato il fatto che un podio che conta finora il rosso d'Olanda lo ha visto con binocolo. Nibali invece nella terza settimana di solito sa raschiare le energie dal fondo del serbatoio, e non ci riferiano solamente alle vittorie nelle grandi corse a tappe, ma anche alle sua sconfitte.
Ad esempio nell'ultimoTour de France, proprio nella settimana finale ci fu la rincorsa impossibile che ad un podio che sfuggì di un'inezia. Le analogie con questo Giro non mancano: si potrebbe paragonare il salto di catena all'Alpe di Siusi con il coinvolgimento nella caduta alla diga di Zelande, oppure l'affanno sulle accelerazioni di Valverde in vista del traguardo alla minicrisi accusata al Mur de Bretagne. Arrivò quarto, d'accordo, ma aveva davanti Froome, Quintana e Valverde: qui i primi due non ci sono e il murciano, sia pure di una manciata di secondi, è dietro. Insomma, è giusto che lo Squalo tenga a portata di mano la bandiera bianca, ma non è detto che debba usarla. La maglia rosa ha ancora praticamente tutta la squadra a disposizione, ma potrebbe sentire la disabitudine a stare così in alto. Ed anche Chaves, così brillante finora, pur non avendo più da fare un solo indigesto km a cronometro, qualche incognita nella terza settimana la presenta.
Nibali inoltre ha dalla sua una squadra mostratasi all'altezza (su tutti vedere Scarponi). Occorre però fare presto. Venerdì c'è la tappa del Colle dell'Agnello (Cima Coppi), sabato traguardo a Sant'Anna di Vinadio con tre Gpm di prima categoria da scalare ed annesso rischio maltempo. Tutto sommato però, pensiamo sarebbe il caso di tentare subito il classico 'o la va o la spacca', già domani. Alla ripresa, da Bressanone ad Andalo: è una di quelle tappe dal km corto e dall'altimetria cattiva, cercare di far tornare subito alla realtà Kruijswijk potrebbe essere la carta decisiva. Avrà Nibali gambe e testa per farlo?