Entrare al velodromo di Roubaix nell'ultima gara della carriera, vincerla per la quinta volta staccando un mito come le gitan Roger De Vlaeminck, saltare la storia per catapultarsi direttamente nella leggenda. Chissà quante volte il suono tiranno della sveglia avrà destato il più bel sogno di Tom Boonen. Lui domenica chiude una carriera straordinaria nella corsa che ama di più: proverà a vincerla, così come ha fatto la scorsa domenica al Fiandre, dove però gli dei del ciclismo -probabilmente invidiosi del divo- non lo hanno favorito, scegliendo un problema meccanico per metterlo fuori gioco. Proverà a vincerla, ma non sarà facile, perché alla Roubaix non basta essere in forma smagliante: troppe le insidie, nascoste come serpenti sotto ogni sasso del pavè francese. Un avvertimento per i due favoriti più logici, Peter Sagan e Greg Van Avermaet. Con il senno dl poi, si può dire che se al Fiandre fossero rimasti in bici invece di finire per terra (tocco del campione del mondo ad una transenna), avrebbero reso la vita molto difficile a Philippe Gilbert. Il campione del Belgio dal canto suo ha preferito non correre rischi nell'Inferno del Nord, scelta invece obbligata fatta da Sepp Vanmarcke, consigliato a desistere da un problema al polso.
Già, perché se la Roubaix si affronta con un problema delgenere, può veramente diventare un martirio. Ventinove settori di pavè, in tutto 55 chilometri. Pioggia o sole, fango o polvere, da qualcunque angolazione la si veda, resta una gara tremenda: con il maltempo perché quando il pavè fa ballare tutti non c'è neanche la possibilità di sfruttare qualche tratto di umanità sul ciglio della strada, se c'è il sole perché la polvere complica la respirazione e tortura gli occhi. I tratti più attesi iniziano dalla Foresta di Arenberg, dove non si capisce mai chi vincerà ma appare sempre chiarissimo chi va fuori gioco, quindi Carrefour de l'Arbre e Mons en Pevele. Il lotto dei corridori da tenere d'occhio è comunque ben più ampio di quelli finora citati.
La squadra più attrezzata sembra la Quick Step Floors, che in caso di gionataccia di Boonen ha parecchi piani alternativi. Uno squadrone, con Niki Terpstra (che già vinse nel 2014), Zdenek Stybar (che su questi percorsi è perfetto) e anche Matteo Trentin, che avrebbe nelle corde acuti interessanti ma rischia seriamente di restare incatenato nel gioco tattico. Un discorso abbastanza simile per Gianni Moscon, che sulle pietre è uno dei nostri più promettenti ma che difficilmente avrà lasciapassare dai due uomini di punta del team Sky, Luke Rowe e il passistone Ian Stannard, e per Daniel Oss, a servizio di sua maestà olimpica Van Avermaet.
Ovviamente da non sottovalutare John Degenkolb (Trek-Segafredo), uomo buono per tutti i percosi, capace nel 2015 di vincere Roubaix e Sanremo, Alexander Kristoff e Oliver Naesen, mentre assegnare troppe chance a Matthew Hayman (Orica-Scott) sarebbe troppo, visto il carattere di sogno allo stato puro della vittoria della sua vittoria lo scorso anno. A conti fatti e tornando alla truppa italiana, quello su cui puntare le maggiori speranze potrebbe essere proprio Sacha Modolo (UAE Team Emirates), che sembra essersi trasformato (ottimo sesto al Fiandre) da velocista potente in uomo tosto per questo tipo di gare. In fondo sperare non costa niente, anche se sembra difficile rinverdire l'impresa di Tafi, primo nel 1999 e ultimo italiano a vincere al Velodromo. Restiamo comunque sul podio delle vittorie: nelle 114 edizioni disputate, 55 vittorie del Belgio, 28 francesi e 13 italiane.
PAESI BASCHI A VALVERDE - Alejandro Valverde (Movistar) ha vinto la classifica finale del Giro dei Paesi Baschi. Nella sesta ed ultima tappa, una cronometro individuale di 27,7 km con partenza ed arrivo ad Eibar, successo dello sloveno Primoz Roglic (LottoNl-Jumbo), che coprendo la distanza in 35'58" ha preceduto lo stesso Valverde e Jon Izaguirre (Bahrain-Merida), distanziati rispettivamente di 9" e 15".
Già, perché se la Roubaix si affronta con un problema delgenere, può veramente diventare un martirio. Ventinove settori di pavè, in tutto 55 chilometri. Pioggia o sole, fango o polvere, da qualcunque angolazione la si veda, resta una gara tremenda: con il maltempo perché quando il pavè fa ballare tutti non c'è neanche la possibilità di sfruttare qualche tratto di umanità sul ciglio della strada, se c'è il sole perché la polvere complica la respirazione e tortura gli occhi. I tratti più attesi iniziano dalla Foresta di Arenberg, dove non si capisce mai chi vincerà ma appare sempre chiarissimo chi va fuori gioco, quindi Carrefour de l'Arbre e Mons en Pevele. Il lotto dei corridori da tenere d'occhio è comunque ben più ampio di quelli finora citati.
La squadra più attrezzata sembra la Quick Step Floors, che in caso di gionataccia di Boonen ha parecchi piani alternativi. Uno squadrone, con Niki Terpstra (che già vinse nel 2014), Zdenek Stybar (che su questi percorsi è perfetto) e anche Matteo Trentin, che avrebbe nelle corde acuti interessanti ma rischia seriamente di restare incatenato nel gioco tattico. Un discorso abbastanza simile per Gianni Moscon, che sulle pietre è uno dei nostri più promettenti ma che difficilmente avrà lasciapassare dai due uomini di punta del team Sky, Luke Rowe e il passistone Ian Stannard, e per Daniel Oss, a servizio di sua maestà olimpica Van Avermaet.
Ovviamente da non sottovalutare John Degenkolb (Trek-Segafredo), uomo buono per tutti i percosi, capace nel 2015 di vincere Roubaix e Sanremo, Alexander Kristoff e Oliver Naesen, mentre assegnare troppe chance a Matthew Hayman (Orica-Scott) sarebbe troppo, visto il carattere di sogno allo stato puro della vittoria della sua vittoria lo scorso anno. A conti fatti e tornando alla truppa italiana, quello su cui puntare le maggiori speranze potrebbe essere proprio Sacha Modolo (UAE Team Emirates), che sembra essersi trasformato (ottimo sesto al Fiandre) da velocista potente in uomo tosto per questo tipo di gare. In fondo sperare non costa niente, anche se sembra difficile rinverdire l'impresa di Tafi, primo nel 1999 e ultimo italiano a vincere al Velodromo. Restiamo comunque sul podio delle vittorie: nelle 114 edizioni disputate, 55 vittorie del Belgio, 28 francesi e 13 italiane.
PAESI BASCHI A VALVERDE - Alejandro Valverde (Movistar) ha vinto la classifica finale del Giro dei Paesi Baschi. Nella sesta ed ultima tappa, una cronometro individuale di 27,7 km con partenza ed arrivo ad Eibar, successo dello sloveno Primoz Roglic (LottoNl-Jumbo), che coprendo la distanza in 35'58" ha preceduto lo stesso Valverde e Jon Izaguirre (Bahrain-Merida), distanziati rispettivamente di 9" e 15".