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Alejandro Valverde (Movistar)
Don Alejandro va alla crociata delle Ardenne con la speranza di raggiungere Merckx a quota cinque successi, un’impresa che varrebbe la leggenda, con tutti i nonostante e i se che il nome dell’ex Embatido, più imbattibile di quanto non lo fosse in gioventù ora che la carta d’identità dice quasi 38 (compleanno il 25 aprile). Gamba buona, ma la sconfitta nella Freccia, la prima da quattro anni a questa parte, potrebbe avergli messo dei dubbi. Uno, anzi.
Julian Alaphilippe (Quick-Step Floors)
Il dubbio di Valverde è un francese spaventoso per grinta e presunzione, un quasi campione a cui mancano le vittorie pesanti per sentirsi tale. Una può arrivare per direttissima sulla salita di Ans, più facile del Muro di Huy, spianato mercoledì, ma al termine di una gara durissima, cosa che la Freccia Vallone non è ancora.
Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida)
Solo Merckx (ancora lui) è riuscito a mettere insieme nello stesso anno la vittoria a Sanremo e a Liegi, e questo per dire del valore storico che una vittoria di Nibali avrebbe. La fattibilità dell’operazione è ampia: perché Vincenzo ha un’ottima gamba, perché conosce la Liegi (2° nel 2012) avendola corsa 12 volte, perché ha la fantasia per farla saltare in aria prima di Ans. Non è detto ci riesca, ma è più che certo che ci proverà, presto o tardi, tra Redoute e Roche aux Faucons.
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Philippe Gilbert (Quick-Step Floors)
Forma in calando, dopo un grande Fiandre, una brutta Roubaix e una bruttissima Freccia. Deve muoversi da guastatore prima di Alaphilippe, quindi può diventare un ottimo alleato di Nibali.
Michal Kwiatkowski (Sky)
Scomparso dagli ordini d’arrivo, ma uomo di gran classe e con tutta la Sky a disposizione. Può bastare? Può bastare.
Tim Wellens (Lotto Soudal)
L’astro già nato del ciclismo belga, classe e imprevedibilità, soprattutto in caso di maltempo. Farà anche il Giro, darà spettacolo anche là.
***
Jakob Fuglsang (Astana)
La migliore stagione di sempre dell’Astana da classiche può culminare con la vittoria nella Liegi cara a Vinokourov. Il danese è l’uomo di riferimento, ma attenzione al connazionale Valgren, primo all’Amstel, a casa Dumoulin.
Romain Bardet (Ag2r)
Sta cambiando il ragazzo dell’Alvernia, da uomo da corse a tappe a incursore nelle gare in linea. Dopo aver sfiorato il successo alla Strade Bianche e aver raccolto un buon piazzamento alla Freccia, si propone come jolly: non è uno scattista, ma la Liegi alla fine vale come una tappa di alta montagna. Si vedrà, quando la corsa inizierà a farsi calda, garantito.
Diego Ulissi (UAE)
Si è visto poco a inizio stagione, ma è una classica sulla quale può e deve puntare. Altri italiani da seguire Davide Formolo, bravo un anno fa, e Domenico Pozzovivo, 2° al Tour of the Alps dietro Pinot e autore nel 2014 di una Liegi memorabile.
Alejandro Valverde (Movistar)
Don Alejandro va alla crociata delle Ardenne con la speranza di raggiungere Merckx a quota cinque successi, un’impresa che varrebbe la leggenda, con tutti i nonostante e i se che il nome dell’ex Embatido, più imbattibile di quanto non lo fosse in gioventù ora che la carta d’identità dice quasi 38 (compleanno il 25 aprile). Gamba buona, ma la sconfitta nella Freccia, la prima da quattro anni a questa parte, potrebbe avergli messo dei dubbi. Uno, anzi.
Julian Alaphilippe (Quick-Step Floors)
Il dubbio di Valverde è un francese spaventoso per grinta e presunzione, un quasi campione a cui mancano le vittorie pesanti per sentirsi tale. Una può arrivare per direttissima sulla salita di Ans, più facile del Muro di Huy, spianato mercoledì, ma al termine di una gara durissima, cosa che la Freccia Vallone non è ancora.
Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida)
Solo Merckx (ancora lui) è riuscito a mettere insieme nello stesso anno la vittoria a Sanremo e a Liegi, e questo per dire del valore storico che una vittoria di Nibali avrebbe. La fattibilità dell’operazione è ampia: perché Vincenzo ha un’ottima gamba, perché conosce la Liegi (2° nel 2012) avendola corsa 12 volte, perché ha la fantasia per farla saltare in aria prima di Ans. Non è detto ci riesca, ma è più che certo che ci proverà, presto o tardi, tra Redoute e Roche aux Faucons.
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Philippe Gilbert (Quick-Step Floors)
Forma in calando, dopo un grande Fiandre, una brutta Roubaix e una bruttissima Freccia. Deve muoversi da guastatore prima di Alaphilippe, quindi può diventare un ottimo alleato di Nibali.
Michal Kwiatkowski (Sky)
Scomparso dagli ordini d’arrivo, ma uomo di gran classe e con tutta la Sky a disposizione. Può bastare? Può bastare.
Tim Wellens (Lotto Soudal)
L’astro già nato del ciclismo belga, classe e imprevedibilità, soprattutto in caso di maltempo. Farà anche il Giro, darà spettacolo anche là.
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Jakob Fuglsang (Astana)
La migliore stagione di sempre dell’Astana da classiche può culminare con la vittoria nella Liegi cara a Vinokourov. Il danese è l’uomo di riferimento, ma attenzione al connazionale Valgren, primo all’Amstel, a casa Dumoulin.
Romain Bardet (Ag2r)
Sta cambiando il ragazzo dell’Alvernia, da uomo da corse a tappe a incursore nelle gare in linea. Dopo aver sfiorato il successo alla Strade Bianche e aver raccolto un buon piazzamento alla Freccia, si propone come jolly: non è uno scattista, ma la Liegi alla fine vale come una tappa di alta montagna. Si vedrà, quando la corsa inizierà a farsi calda, garantito.
Diego Ulissi (UAE)
Si è visto poco a inizio stagione, ma è una classica sulla quale può e deve puntare. Altri italiani da seguire Davide Formolo, bravo un anno fa, e Domenico Pozzovivo, 2° al Tour of the Alps dietro Pinot e autore nel 2014 di una Liegi memorabile.