È un Giro zero, quello che sabato si metterà a marciare lungo il mare d'Abruzzo per i primi 19 dei suoi 3.489 km. Un Giro senza Italia, almeno in apparenza, e magari non sarà così. Zero, perché è il primo del dopo-Nibali, il primo senza l’accentratore per un decennio almeno di quasi tutte le speranze di agguantare la maglia rosa finale e anche l’ultimo vincitore italiano di una grande corsa a tappe. Anno 2016, cioè una marea di tempo fa. Mai l’Italia era stata così tanto senza vincere il suo Giro. Due volte s’era aspettato un lustro, negli anni 1970-1974 e in quelli dal 1992 al 1996. Mai di più. Nel frattempo tante prime volte: non avevano vinto prima un olandese (Dumoulin), un britannico (Froome), un ecuadoriano (Carapaz) e un australiano (Hindley). Hanno banchettato a prosecco rosa anche Geoghegan Hart e Bernal. E, Nibali escluso, in tutti questi anni si è andati sul podio una volta e basta, con Damiano Caruso nel 2021.
Senza Nibali, senza Ciccone. Ma c’è Caruso
Alla fine il Covid lascerà a casa Giulio Ciccone, che forse il Giro non l’avrebbe vinto, ma sarebbe quasi certamente stato della partita in montagna. L’abruzzese, col cuore in frantumi, ha dovuto rinunciare al via dalla sua regione come il lancianese Dario Cataldo, caduto a marzo alla Volta a Catalunya. La miglior primavera di Ciccone, con due successi di peso, è terminata nel peggiore dei modi. Così, per classifica e dintorni, l’uomo di riferimento sarà Damiano Caruso, che a 35 anni, due stagioni dopo l’incredibile secondo posto di Milano alle spalle di Egan Bernal, prima di tutto dovrà guadagnare i gradi di capitano in una Bahrain Victorious a quattro punte. Oltre al ragusano, i rossi partono con Haig, Buitrago e Mäder e la prima tappa dura, quella di Lago Laceno, la quarta, potrebbe fungere da “spareggio” tra loro. L’ultimo Caruso, terzo nella classifica finale del Romandia, sembra avere la consistenza giusta per un nuovo assalto al podio.
Il quasi record di Pozzovivo
Per classifica e dintorni, poi, c’è sempre l’eterno Domenico Pozzovivo, il più anziano del Giro, con i suoi 40 anni. Con 17 presenze dal 2005, “Pozzo” raggiungerà Pierino Gavazzi al secondo posto di sempre: a quota 18 svetta Wladimiro Panizza. Appena arrivato alla Israel, Pozzovivo si è messo in mostra alla Coppi&Bartali, poi qualche passo indietro al Tour of the Alps, ma la top-10 non sembra irraggiungibile.
Fortunato ci riprova
E non lo è, sulla carta, neppure per Lorenzo Fortunato. La straordinaria vittoria sullo Zoncolan del 2021 non ha avuto repliche all’altezza. Ma a 27 anni – li compirà proprio a Lago Laceno - il bolognese ha aggiornato la sua bacheca proprio la domenica prima del Giro, alla Vuelta Asturias: tappa regina e classifica finale. Non c’erano avversari insuperabili, è vero, e le tappe erano appena tre, ma un successo nel ciclismo è benzina impagabile. La EOLO-Kometa farà quadrato attorno a lui. Un italiano leader di una squadra italiana al Giro e con ambizioni di alta classifica non si vede da tempo immemorabile. Al Romandia, poi, si è visto un Filippo Zana molto ambizioso in salita. Al di là del risultato non memorabile nella tappa di Thyon 2000, il campione d’Italia, oltre ad essere gregario in salita di Dunbar, potrebbe curare la classifica.
I giovanissimi: Aleotti e Frigo
Assente l’interessante 19enne Giulio Pellizzari, terzo in una tappa di montagna al Tour of the Alps, almeno due giovani italiani potrebbero uscire dal gruppo e farsi vedere. Nel 2022, con la Bora-Hansgrohe, Giovanni Aleotti è stato gregario in salita di Jai Hindley, ora dovrebbe prendere in consegna le velleità di Vlasov, ma con qualche possibile licenza in salita. Nel 2019, Aleotti aveva chiuso al 2° posto il Tour de l’Avenir, battuto solo dal futuro campione del mondo a cronometro Tobias Foss. E poi, in casa Israel, può spuntare il 23enne Marco Frigo: una lunga gavetta all’estero, un passaggio al professionismo abbastanza tortuoso, buoni segnali recenti in montagna.