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Vingegaard, l’incidente e la rinascita: “Tossivo sangue, ho anche pensato di lasciare il ciclismo”

Vingegaard, l’incidente e la rinascita: “Tossivo sangue, ho anche pensato di lasciare il ciclismo”
(afp)

Il campione danese ha rilasciato una lunga intervista in compagnia di sua moglie Trine in cui ha ripercorso i drammatici momenti vissuti al Giro dei Paesi Baschi

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Anche il ciclismo cambia il calendario appeso al muro. Il 1° gennaio tradizionalmente è giornata di foto sui social con le nuove maglie per tanti corridori che hanno cambiato squadra. Molti team hanno anche cambiato colori. Non la Visma-Lease a Bike, che resta nel suo tipico giallonero, con una maglia assai simile a quella della stagione 2024. Il suo leader, Jonas Vingegaard, approccia l’annata con grandi ambizioni, anche se non sono ancora delineati i suoi programmi: resta possibile la sua prima partecipazione al Giro d’Italia. Una decisione arriverà presumibilmente dopo lo svelamento del percorso, il prossimo 13 gennaio.

L’infortunio e il ritorno

Il 2024 di Vingegaard è stato un anno drammatico, ma anche di rinascita. La caduta al Giro dei Paesi Baschi, con frattura di sette costole, dello sterno, di una clavicola, di un dito di una mano e un polmone collassato, ha rischiato di compromettergli la carriera. Vingegaard ha però temuto anche per la sua vita. In un’intensissima intervista di fine anno con DR, il 28enne danese è tornato su quei drammatici momenti. “È stata la prima volta in cui sono caduto e non ho cercato di tornare subito in bicicletta – le parole di Vingegaard in un’intervista a due insieme alla moglie Trine Hansen –. Ho tossito sangue e ho pensato di morire per un’emorragia interna. In quegli istanti ho pensato che fosse tutto finito. Ho pianto molto. Continuavo a pensare a mia figlia Frida, a Trine e al nostro figlio che doveva ancora nascere. L’idea che avrei abbandonato tutti loro era insopportabile. Quando ero fermo a terra, dopo la caduta, ho pensato: ‘Se sopravvivo, chiudo comunque qui la carriera’“.

Il ritorno in bici

“Alla fine” ha aggiunto il vincitore del Tour 2022 e 2023, “io e mia moglie abbiamo capito che avrei dovuto continuare a fare il ciclista, perché è la mia passione. Ma quando ero in ospedale, proprio non pensavo al Tour de France. Quando sei in terapia intensiva, non puoi neanche andare in bagno, figurati se puoi pensare al Tour… Abbiamo parlato molto del modo in cui devo comportarmi in gara. Siamo d’accordo sul fatto che, se mi rendo conto che la situazione è troppo pericolosa, rallento e piuttosto provo a recuperare dopo. L’ho fatto anche durante la tappa sul Massiccio Centrale del Tour 2024, quella che poi ho vinto. Pogacar aveva attaccato poco prima di una discesa e io non volevo correre rischi. Quindi, ho perso un po’ di tempo in quel frangente. Sulla questione cadute, io sono sempre stato molto disinvolto. Pensavo che cose gravi a me non sarebbero mai successe, perché sono bravo a guidare la bici e perché so schivare gli incidenti. Ma a un certo punto succede e basta”. Sul tema della sicurezza è intervenuta anche Trine Hansen: “Il ciclismo è diventato più pericoloso. I corridori ricevono attrezzature sempre migliori, ma non esistono ancora protezioni migliori. Io penso che siano i corridori più importanti a dover prendere l’iniziativa, in momenti pericolosi: se uno come Jonas si mette in coda al gruppo e dice ‘questo pezzo è troppo veloce e pericoloso’, qualche effetto sicuramente lo avrà”.

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