A quasi undici anni dalla finale tutta pugliese agli Us Open tra la brindisina Flavia Pennetta e la tarantina Roberta Vinci, a Wimbledon è oggi la volta di una finale tutta morava: Karolina Muchova è infatti di Olomouc, Linda Noskova di Vsetin, ottantasei chilometri di distanza. È la Cechia nord-orientale, la Moravia di Bohumil Hrabal e Jan Skacel. Peraltro, entrambe le eroine di questo epilogo inatteso dei Championships sono tennisticamente state allevate a Prerov, proprio a metà strada, mezz’ora di auto, da ciascuno dei centri dove sono nate. È in questo microcosmo tennistico che si formano giocatrici di primissima come piovesse: “Abbiamo tante accademie in Repubblica Ceca, anche se siamo un paese piccolo. Ci sono allenatori eccellenti che hanno lavorato con i più grandi giocatori del mondo. Davvero non so qual è il segreto. Se lo sapessimo, immagino che gli altri paesi ci avrebbero copiato”, aveva spiegato Noskova dopo il successo in semifinale contro Marta Kostyuk.
Nonostante gli otto anni che le separano, Karolina (1996) e Linda (2004) sono amiche a seguito di un grande evento che hanno vissuto insieme quasi per caso: quando alle Olimpiadi di Parigi, nel 2024, Muchova rimase senza compagna di doppio dopo il ritiro per infortunio di Marketa Vondrousova, le chiesero di formare una coppia d’emergenza con Noskova, allora nemmeno diciannovenne. Accettò. Avendo avuto poco tempo per accordarsi, le due si presentavano in campo con magliette di colori diversi che Muchova scherzosamente associava ad altre nazioni: “Linda gioca per l’Olanda, io oggi sono un po’ la Polonia”. La gag diventò virale.
La più anziana racconta di aver trascorso molto tempo con l’inattesa partner in quella occasione e di essersi affezionata a lei. Linda definisce Karolina “una grande giocatrice ma soprattutto una persona speciale”. Muchova ricambia il complimento con una frase che ripete spesso, calibrando le parole: “Linda è una tipa tranquilla come me, ci parliamo tanto. Finiti i Giochi, il nostro rapporto è continuato e cresciuto”. Non è un’amicizia da esibire nelle conferenze stampa. Da allora si vedono quasi ogni settimana, o una settimana sì e una no, nelle tappe del circuito WTA. Qui a Wimbledon si sono allenate insieme sulla Centre Court prima delle rispettive semifinali. Non avevano calcolato, arrivate a Londra, di potersi ritrovare l’una contro l’altra nella finale più importante della stagione, forse anche perché finora s’erano affrontate una sola volta, a Flushing Meadows lo scorso anno al terzo turno: passò Karolina in tre set, in rimonta dopo aver ceduto il primo. Durante la premiazione, scherzando, con la voce rotta per l’emozione Muchova chiamerà Linda, che l’ha battuta, “la mia ex amica”. Sappiamo che non è così. Negli ultimi mesi i passi avanti fatti dalla ragazza di Vsetin sono stati molti, forse più di quelli di Muchova. Per oltre mezz’ora Noskova spadroneggia grazie alla pesantezza dei suoi colpi, in particolare di diritto. Anche nel tocco e all’attacco si rivela più precisa ed efficace. Ne consegue una superiorità imbarazzante che si sostanzia in un punteggio senza chiaroscuri: 6-2 5-2 in nemmeno settanta minuti di scambi a senso unico.
Mentre penso che Muchova stia pagando la stanchezza accumulata nella semifinale contro Coco Gauff e sto per alzarmi e andarmene dalla tribuna media, improvvisamente tutto cambia. Il fatto è che a Karolina è servito un set e mezzo per capire le traiettorie del servizio di Noskova: poi, quando sembra tardi, si mette lei a picchiare le prime e a piazzare palle più cariche in modo da farle schizzare al rimbalzo. In un nono game interminabile e appassionante sfrutta l’ultima di sette occasioni di controbreak, e subito dopo, al servizio, annulla un secondo match point (il primo l’aveva neutralizzato nel gioco precedente). Grazie a cinque game consecutivi strappati con il coltello tra i denti, porta il match al terzo set (5-7).
È qui che il carattere di Linda fa la differenza. Si dimentica di aver appena lasciato riaprire una partita bell’e chiusa, torna a macinare tennis in qualità e quantità e si ritrova avanti 4-1. Muchova non molla, ma non ha più l’energia sufficiente per un secondo passaggio dagli inferi al paradiso. La freschezza di Noskova fa il resto. Il 6-3 chiude i conti dopo due ore e ventisette minuti di spettacolo che giustifica la spesa sostenuta dalla gran parte dei quindicimila spettatori entusiasti sulle tribune del centrale, tra i quali donne speciali come la principessa Kate, le protagoniste del circuito che fu Martina Navratilova e Maria Sharapova, l’attrice Jodie Foster, la politica Kemi Badenoch.
Il successo di oggi forse avvicina Linda al suo sogno: un futuro nel quale occuparsi della difesa dell’ambiente. L’altro giorno aveva spiegato ai giornalisti: “Mi sono sempre interessata di temi ecologici. Sono cresciuta in un piccolo villaggio, in una foresta, quindi sono un’amante della natura. In realtà, voglio concedere qualche momento a questi problemi, voglio fare un po’ di volontariato nella natura nei prossimi mesi o anni. Sono sempre stata molto attiva durante qualsiasi crisi. E, una volta finita la carriera, voglio assolutamente fare qualcosa legato all’ambiente”. Qualcuno avverta Greta Thunberg.