Si può fare meglio di così? Sembra impossibile, ma con Jannik Sinner non ci sono limiti. Campione in carica, domenica giocherà la sua seconda finale consecutiva a Wimbledon contro Sascha Zverev, dopo avere annichilito Sua Maestà Djokovic al termine di una partita che è sembrata il definitivo passaggio di consegne tra una leggenda dello sport e uno straordinario campione che forse lo è già diventato, leggenda. «Negli ultimi due anni ho lavorato tanto su diversi aspetti del mio gioco. Ora ho solo messo insieme tutti i pezzi». La racconta così. Come fosse una cosa semplice, naturale. Aveva di fronte un tennista che ha costruito tutta la sua straordinaria carriera — 24 titoli Slam — sulla risposta al servizio: gli ha praticamente nascosto la pallina, piazzando il 65% di prime con l’88% a segno, 16 ace e nessun doppio fallo. Ha messo a bersaglio 40 colpi vincenti contro i 26 di Djokovic, che alla fine ha ammesso: «È stata una bella batosta. Non ho giocato male, anzi. È che lui mi è stato s…
Si può fare meglio di così? Sembra impossibile, ma con Jannik Sinner non ci sono limiti. Campione in carica, domenica giocherà la sua seconda finale consecutiva a Wimbledon contro Sascha Zverev, dopo avere annichilito Sua Maestà Djokovic al termine di una partita che è sembrata il definitivo passaggio di consegne tra una leggenda dello sport e uno straordinario campione che forse lo è già diventato, leggenda. «Negli ultimi due anni ho lavorato tanto su diversi aspetti del mio gioco. Ora ho solo messo insieme tutti i pezzi». La racconta così. Come fosse una cosa semplice, naturale. Aveva di fronte un tennista che ha costruito tutta la sua straordinaria carriera — 24 titoli Slam — sulla risposta al servizio: gli ha praticamente nascosto la pallina, piazzando il 65% di prime con l’88% a segno, 16 ace e nessun doppio fallo. Ha messo a bersaglio 40 colpi vincenti contro i 26 di Djokovic, che alla fine ha ammesso: «È stata una bella batosta. Non ho giocato male, anzi. È che lui mi è stato superiore di uno o due livelli. Fa male, ma devo accettarlo». Batosta. Detto dal serbo, che aveva vinto la semifinale a Melbourne sei mesi fa, fa veramente effetto. «Jannik è solidissimo in ogni fondamentale. Da un po’ di tempo ha modificato la tecnica del servizio, che è diventata un’arma incredibile e imprevedibile. Da fondo campo non ha punti deboli». C’è stato un momento in cui, durante la partita, uno spettatore gli ha urlato: “Sei il migliore, Nole!”. «Forse qualche anno fa», ha risposto il 39enne con un sorriso rassegnato. Non ci sono più discussioni: adesso, in attesa del rientro di Alcaraz, il migliore è il ragazzo dai capelli rossi.
Sinner guarderà Norvegia-Inghilterra
Jannik guarderà Norvegia-Inghilterra in tv. «Con la mia famiglia (nel box c’era il fratello Mark, ndr) e la squadra. Posso anche andare a letto un po’ più tardi del solito, tanto domenica mattina non mi sveglierò certo alle 9. Abbiamo tutto il tempo di fare le cose con calma», dice. «Voglio godermi questo momento, perché so quanto è stato difficile arrivare qui». C’è grande serenità, la consapevolezza di riuscire a fare tutte le cose nei modi e nei tempi previsti. «Dopo Parigi ci siamo presi il tempo giusto per riposare, e capire cosa mi era successo. Pensiamo di avere trovato la soluzione. A Wimbledon sapevo di avere bisogno di qualche partita per adattarmi all’erba. Sono cresciuto poco alla volta. Con Djokovic dovevo fare un importante salto di qualità, alzare il livello. È andato tutto bene, mi sembra». Mi sembra? Un triplo 6-4 in 2 ore 20 minuti appena, un incontro dominato sotto tutti i punti di vista — tattico, tecnico, fisico — dall’inizio alla fine. «Dovevo essere molto aggressivo. Il servizio è stato importante, ma mi sono anche mosso bene per il campo». La battuta: un’arma incredibile, parola di Djoko. «Sì, sono soddisfatto. Ho cercato di cambiare sempre il tipo di esecuzione, in modo che non riuscisse mai a capire le mie intenzioni. Con Novak senti sempre la pressione: però le grandi sfide mi piacciono, mi aiutano a migliorare». No, non ci sono limiti.
Le statistiche tutte a favore di Sinner
Quella con il tedesco Zverev sarà la sfida numero 15 tra i due, i precedenti sono 10-4 per l’azzurro. Che ha vinto le ultime 9 partite con un parziale di set (19 a 2) esemplare. «Non guardo le statistiche, non contano nulla quando poi scendi in campo. Ogni incontro è diverso. Sascha è un avversario molto difficile, e la vittoria al Roland Garros gli ha dato tanta fiducia. Serve benissimo, ha un gran dritto. Io sto bene fisicamente, sto cercando migliorare e di aggiungere qualcosa in più: con Novak ho usato qualche palla corta. Negli ultimi giorni la squadra mi ha aiutato molto, abbiamo spinto per arrivare nelle condizioni migliori. Mentalmente sto molto bene, “sento” sempre cosa fare nei momenti decisivi». Sorride. «Cercherò di essere la migliore versione di me stesso. E se non dovessi vincere, ci avrò comunque provato».