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Imola, tra curve vecchie e nuove: dai trionfi di Schumacher al dramma di Senna

L'autodromo dedicato a Dino ed Enzo Ferrari è una pietra miliare della storia della Formula uno: 4909 metri di curve e staccate molto complesse che si sono evolute negli anni. E la Ferrari in questo 2022 ci arriva da protagonista
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Imola, pista di gioie e dolori. Qui Michael Schumacher trionfò in ben sette occasioni, una volta con la Benetton, le altre sei alla guida della Ferrari. Quella del tedesco nel 2006 fu anche l'ultima volta che il Cavallino Rampante salì sul gradino più alto del podio. Qui, però, ci furono anche tragedie. Come quella del 1994, vero spartitraffico del circuito. Tra il 30 aprile e il 1 maggio di quel maledetto weekend, persero la vita sia il pilota austriaco Roland Ratzenberger sia l'indimenticato Ayrton Senna. Uno shock talmente forte che spinse gli organizzatori a rivoluzionare completamente la pista con la modifica delle curve "Piratella", "Rivazza" e "Variante Bassa" e con l'addio definitivo alle pericolosissime curve "Tamburello" e "Villeneuve" sostituite da altrettante varianti.

Da Piquet a Senna, passando per Prost e Hill

Voluto fortemente da Enzo Ferrari, la prima pietra del cantiere che da lì agli anni a venire avrebbe dato vita al circuito di Imola viene posata il 22 marzo del 1950, ma bisogna aspettare fino al 1980 per vedere il primo gran premio di un mondiale sulla pista emiliana, il Gp d'Italia, anche se nel 1963 la F1 "battezza" il circuito con la vittoria della Lotus di Jim Clark in una gara non valida per il campionato del mondo. E' Nelson Piquet con la Brabham a portare a casa il primo podio mondiale sulla pista di Imola in quello che, solo per quella occasione, fu nominato Gp d'Italia.

Dagli anni successivi, fino al 2006, proprio per impedire che si disputassero due Gp d'Italia (quello classico storicamente appartiene a Monza), il Gp emiliano venne ribattezzato Gp di San Marino. Qui, oltre ai già citati Michael Schumacher e Nelson Piquet, trionfarono piloti del calibro di Alain Prost, Nigel Mansell, Ayrton Senna, Damon Hill, David Coulthard e Fernando Alonso. Nel 2006 l'autodromo fu costretto a lasciare la F1 per una riqualificazione e ammodernamento per poi tornarci nel 2020 grazie allo stravolgimento del calendario dovuto alla Pandemia. Da allora il gran premio sul circuito dedicato a Enzo e Dino Ferrari ha preso il nome dell'omonima regione che ospita la tappa mondiale e resterà nel Circus almeno fino al 2025. Qui negli ultimi due anni hanno vinto sia Hamilton che Verstappen.

Quasi 5 km tra curve e staccate molto complesse

Oggi l'autodromo di Imola, situato a pochi km dalla fabbrica dell'AlphaTauri, è a tutti gli effetti un circuito molto tecnico, con curve e staccate molto complesse che richiedono una vettura decisamente equilibrata. Una pista di quasi 5 km, 4909 metri per l'esattezza, che presenta ben 19 curve. Si corre in senso antiorario e il record, ad oggi, appartiene alla Mercedes di Lewis Hamilton con il tempo di  1:15.484. Dopo curva 1 le vetture scivolano dritte verso la Variante Tamburello, tristemente famosa per l'incidente di Senna, dopo di che si arriva alla Variante Villeneuve che incanala le vetture verso uno dei punti più spettacolari del circuito, la Tosa, curva in cui si arriva a velocità elevatissimi e si percorre molto lentamente. Si passa poi alla Piratella, altra curva mozzafiato con l'acceleratore tenuto tutto giù. Poi è il turno delle curve 11, 12 e 13, le famose Acque Minerali fatte a tutto gas. Quindi la Variante Alta, una sequenza destra-sinistra, che fa da anticamera alla Rivazza, l'ultimo curvone prima del traguardo. Qui ci si aspetta di vedere un "muro rosso" con tantissimi tifosi della Ferrari, sperando che Leclerc e Sainz non deludano le attese.

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