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Ferrari, Binotto verso l'addio. In pole Vasseur, gradito a Leclerc

Mattia Binotto
Mattia Binotto (reuters)
Accordo trovato con l'ingegnere reggiano: lascia la scuderia dopo quattro anni. Il direttore dell'Alfa Romeo Sauber il candidato numero uno per sostituirlo nel ruolo di team principal
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Venerdì nero, in casa rossa. Mattia Binotto lascia. Dopo le voci e le smentite delle ultime settimane, manca soltanto l'ufficialità: il team principal della Ferrari è in uscita dalla Gestione sportiva e dalla squadra che ha guidato per 4 anni. Separazione concordata con i vertici, che stanno definendo i dettagli per l'addio dell'ingegnere reggiano e la sua sostituzione. Al suo posto, come si era anticipato nei giorni scorsi, il boss dell'Alfa Romeo Sauber, Fred Vasseur, la cui candidatura è gradita a Charles Leclerc. Il pilota monegasco ha esordito in Formula 1 nel 2018 proprio nel team guidato dall'ingegnere francese. Non si esclude tuttavia una reggenza pro tempore dell'ad del Cavallino, Benedetto Vigna.

A neanche una settimana dalla conclusione del campionato ad Abu Dhabi, con la Ferrari che è riuscita ad aggiudicarsi il 2° posto tra i Costruttori e Leclerc il 2° tra i piloti, termina anche la missione di Binotto. Che proprio negli Emirati ha cercato in tutti i modi di allontanare i rumors che lo riguardavano alla vigilia, ribadendo l'unità della squadra, la fiducia dei vertici e la convinzione che la stabilità del gruppo fosse al centro del progetto. Il comunicato ufficiale dell'azienda che smentiva le ricostruzioni definendole "prive di ogni fondamento" e le dichiarazioni dello stesso Binotto sono durate solo il tempo dell'ultima gara. Ora che gli obiettivi minimi sono stati raggiunti, i fatti superano le rassicurazioni di una continuità.

Binotto, malumori e diversità di visione

E i fatti, secondo quanto trapela, hanno a che fare con la difficoltà per Binotto di lavorare in un ambiente dove sarebbero cresciuti i malumori e le diversità di visione. E, a fronte di uno sforzo di una ritrovata competitività della macchina e del team, il manager non avrebbe trovato più il sostegno della dirigenza, a cominciare da quello del presidente John Elkann.

La carriera di Binotto

L'ingegnere italo svizzero, 53 anni, entrato da stagista a Maranello nel 1995 scalando i ruoli fino ad arrivare a gennaio 2019 a sostituire Maurizio Arrivabene lasciando l'incarico di direttore tecnico, ha attraversato anni complicati, in particolare il 2020, quando la Scuderia ha corso con un motore reduce dall'inchiesta del 2019 per una presunta irregolarità (i contenuti dell'indagine rimasti in un accordo segreto con la Fia) e ha chiuso sesta, il peggior risultato in classifica Costruttori in 40 anni.

Binotto e gli errori nella strategia Ferrari in gara

In questa stagione di cambio regolamentare ha però riportato la rossa a lottare per i Mondiali. Ma non è bastato. Dopo un inizio vincente, il sogno è svanito col passare delle gare mentre la Red Bull cresceva fino a vincere entrambe le classifiche e anche la Mercedes, partita con un progetto sbagliato, si è evoluta fino quasi a raggiungere la rossa. Ma soprattutto sono stati i troppi errori nelle strategie del muretto di Maranello a condizionare molti risultati, mancanze che si sono aggiunte alla scarsa affidabilità di un motore cresciuto moltissimo nelle prestazioni, a qualche imprecisione dei piloti e a quella che lo stesso Binotto ha definito un'"immaturità" a vincere. Forse troppo "morbida" la gestione di Binotto, secondo la dirigenza: non ha mai voluto definire una gerarchia tra i piloti e ha sempre difeso i suoi uomini anche in circostanze e per episodi molto criticabili.

Il 2023 è alle porte. I test alla fine di febbraio in Bahrein e la prima gara sempre al Sakhir il 5 marzo. La Ferrari è già quasi pronta: lo è la macchina, tutto il resto è ancora una volta da ricostruire.

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