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Vasseur: "Leclerc o Sainz? La Ferrari viene prima dei piloti. Il nostro unico obiettivo è vincere"

Fred Vasseur, francese, 54 anni, nuovo team principal della Ferrari 
Il nuovo team principal di Maranello: "Vogliamo entrambi i titoli mondiali, questo sarà il mio compito. Questa scuderia non può avere altre opzioni". E sulle strategie: "Con Charles e Carlos sono stato chiaro: avranno la stessa macchina e li spingeremo al massimo, se poi servirà favorire l'uno o l'altro lo faremo"
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MARANELLO. Lezioni d'italiano. "Scusate ma non lo parlo bene". Eppure in neanche tre settimane che è a Maranello, Fred Vasseur ha già imparato i rudimenti della lingua. "Mi serve per lo spirito di squadra". Non serve altro apprendistato all'ingegnere francese che ha lasciato Zurigo e la Sauber per guidare la Ferrari al posto di Mattia Binotto. Ha 54 anni, più di 30 passati nelle corse. Sa bene perché è qui: "È di una chiarezza cristallina: vincere". Lampante pure il resto: "Non ci sarà un pilota n° 1 e n° 2. La Ferrari viene prima". Cambiamenti a breve al muretto? "Non sono così arrogante". Sposato, 4 figli, corposo, di poche parole, spiritoso: "Il nome della nuova macchina? Ferrari, sarà rossa". La presentazione ufficiale il 14 febbraio. 

Che auto vedremo?
"La stessa che sarà ai test e alla prima gara in Bahrain. Dritti al punto,…

MARANELLO. Lezioni d'italiano. "Scusate ma non lo parlo bene". Eppure in neanche tre settimane che è a Maranello, Fred Vasseur ha già imparato i rudimenti della lingua. "Mi serve per lo spirito di squadra". Non serve altro apprendistato all'ingegnere francese che ha lasciato Zurigo e la Sauber per guidare la Ferrari al posto di Mattia Binotto. Ha 54 anni, più di 30 passati nelle corse. Sa bene perché è qui: "È di una chiarezza cristallina: vincere". Lampante pure il resto: "Non ci sarà un pilota n° 1 e n° 2. La Ferrari viene prima". Cambiamenti a breve al muretto? "Non sono così arrogante". Sposato, 4 figli, corposo, di poche parole, spiritoso: "Il nome della nuova macchina? Ferrari, sarà rossa". La presentazione ufficiale il 14 febbraio. 

Che auto vedremo?
"La stessa che sarà ai test e alla prima gara in Bahrain. Dritti al punto, nessun fantoccio". 

È vero che al simulatore è più veloce della F1-75? 
"Le performance sono sempre relative, non mi importa essere più veloce se gli altri migliorano più di me". 

Affidabilità risolta? 
"Sembra sotto controllo, la conferma ce la darà la pista. In generale è molto presto per giudicare le potenzialità, non sappiamo cosa fanno gli altri". 

La Ferrari punta a entrambi i titoli?
"Non ci nascondiamo, è il nostro obiettivo e il mio compito. Se giochi a tennis vuoi Wimbledon, se sei in F1 vuoi i titoli con la Ferrari. Non esistono altre opzioni". 

Cosa la rende fiducioso?
"La prima parte del 2022. Le strumentazioni, che sono notevoli. Non tutto è perfetto, altrimenti avremmo già vinto. Ma l'umore è positivo e cooperativo, deve esserlo a ogni livello della piramide. Le vere potenzialità dietro ogni team stanno nelle relazioni umane. Quando ero in Sauber ex ferraristi mi dicevano che a Maranello niente è impossibile. Vero: c'è una capacità straordinaria di muovere le montagne. Ci sarà molto utile". 

Perché la Ferrari crede che lei sia l'uomo giusto? 
"Bisogna chiederlo a John Elkann. Io so cosa devo fare: che ciascuno svolga le proprie funzioni al meglio e che tutti spingano nella stessa direzione. Ho già avuto successo in questo tipo di organizzazioni. So come funziona una squadra corse, dai meccanici agli ingegneri". 

Capisce anche di piloti. Gerarchie tra Leclerc e Sainz?
"L'obiettivo è vincere e basta, non farlo con Charles o Carlos. Solo la Ferrari è il n°1. La mia politica è trasparente: li faremo spingere entrambi al massimo, poi se servirà favorire l'uno o l'altro, lo faremo". 

L'amicizia con Leclerc l'ha aiutata ad arrivare in Ferrari? 
"Non credo. La Ferrari cercava qualcuno che mettesse il team nelle migliori condizioni per lavorare. Lo spirito di squadra è molto più potente degli individui". 

Cosa pensa di Sainz? 
"Provai a portarlo in Renault e poi in Sauber. È la prova di quanto lo stimi. Ed è maturato, come Charles".

Quando discuterà dei loro contratti? 
"Non è una priorità, sarebbe un errore disperdere energie".

A Wolff non dispiacerebbe uno come Leclerc in Mercedes. 
"Ci provi". 

La Ferrari è la sua sfida più importante? La notte dorme? 
"Dormo abbastanza bene anche se le notti sono brevi. Non ho paura, però è la mia sfida più grande. C'è pressione, se non la senti anche da ultimo in griglia meglio che cambi mestiere. Spero che la percepiscano tutti a Maranello. A me finora è riuscito di gestirla". 

È stato scelto da John Elkann. Quando ha ricevuto la chiamata?
"Una settimana dopo Abu Dhabi e le indiscrezioni sulla stampa. John l'ho conosciuto con l'Alfa sponsor della Sauber, è sempre più coinvolto nel team, anche se io riferirò a Vigna. L'ad di Stellantis, Tavares? Amico dagli anni 90, ma non è vero che gestisco le sue sports car. Comunque per me non è importante aver ottenuto l'incarico ma vincere. E farlo con la Ferrari è il massimo. Ci servono risultati subito, è la miglior motivazione anche per il futuro. Voglio questa mentalità". 

Ha avuto un aumento di stipendio? 
"Non è stato l'argomento principale. Lo stimolo per me è più nella sfida". 

Con Binotto ha parlato? 
"Sì, anche qui e a lungo, gesto suo che ho apprezzato". 

Francese come Jean Todt che arrivò a Maranello su una Mercedes e vinse il primo titolo dopo 6 anni. Lei? 
"Io ho una Stelvio. Incomparabili le nostre epoche, anche se la passione a Maranello è sempre la stessa e l'entusiasmo è enorme, non dico troppo perché ne abbiamo bisogno, ma a volte dobbiamo essere un po' più pragmatici. Consigli di Jean? Ci siamo dati appuntamento più avanti". 

Ci sono tensioni tra Fia, F1 e team. Anche sul motore 2026.
"Tra le mie mansioni c'è quella di costruire relazioni forti, trasparenti e positive con tutti i soggetti coinvolti nel sistema". 

Prime decisioni da team principal? 
"Imparare l'italiano. La F1 non è così agile, ci vuole tempo per incidere. Però si può velocizzare l'extra motivazione". 

Nominerà un direttore tecnico? 
"Non è urgente. E non sarò io. Enrico Cardile sta facendo un ottimo lavoro, trasversale". 

Cambiamenti nel settore strategie? 
"Avremo qualche settimana per decidere, il problema non è chi spinge il bottone ma cosa c'è alle spalle, prima di agire devo capire i problemi e se ci sono stati errori".

Ha preso casa?
"Per ora vivo in albergo. Mia moglie e la famiglia mi raggiungeranno presto, sceglierà lei la casa giusta, è lei il vero boss".