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Leclerc, e quel 'no' che va oltre il Bahrain: l'ansia Ferrari di rivivere un brutto film

Charles Leclerc (afp)
Il disappunto del monegasco dopo l'inconveniente meccanico nel primo Gp stagionale è la foto di una serie di incertezze acuite non solo dalla tradizionale forza della Red Bull, ma anche dalla crescita della Aston Martin
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In quel no ripetuto, urlato alla radio, mentre arrabbiato posteggia la sua Ferrari, non c'è solo delusione per l'inaspettato ritiro a 16 giri dal traguardo, per il podio sfumato, per lo zero in classifica, per il cattivo pensiero di un Verstappen che vola, ha vinto in scioltezza la gara, ha già 25 punti di vantaggio. In quel no quasi disperato di Leclerc c'è pure un po' di paura, l'angoscia di una stagione iniziata male, il terrore che l'attuale non sia che una fotocopia della vecchia, le Red Bull che vincono e le Ferrari che guardano, soprattutto nella seconda parte del Mondiale, il rivale olandese che si mette in tasca il secondo titolo iridato consecutivo, mentre Maranello è impegnata a processarsi, ad accusarsi, con il capo Binotto che lascia e fa posto a Vasseur, con i piloti che chiedono prestazioni migliori e salti di qualità e con l'inverno che passa fra rituali promesse di riscossa e solenni dichiarazioni d'in…

In quel no ripetuto, urlato alla radio, mentre arrabbiato posteggia la sua Ferrari, non c'è solo delusione per l'inaspettato ritiro a 16 giri dal traguardo, per il podio sfumato, per lo zero in classifica, per il cattivo pensiero di un Verstappen che vola, ha vinto in scioltezza la gara, ha già 25 punti di vantaggio. In quel no quasi disperato di Leclerc c'è pure un po' di paura, l'angoscia di una stagione iniziata male, il terrore che l'attuale non sia che una fotocopia della vecchia, le Red Bull che vincono e le Ferrari che guardano, soprattutto nella seconda parte del Mondiale, il rivale olandese che si mette in tasca il secondo titolo iridato consecutivo, mentre Maranello è impegnata a processarsi, ad accusarsi, con il capo Binotto che lascia e fa posto a Vasseur, con i piloti che chiedono prestazioni migliori e salti di qualità e con l'inverno che passa fra rituali promesse di riscossa e solenni dichiarazioni d'intenti.

Quel no di Leclerc, ansia pari al dolore, fa presagire un brutto film, una realtà da cambiare al più presto. E' vero, i piloti spesso tendono a vedere tutto nero, anche Verstappen l'anno scorso si ritirò all'esordio in Bahrein, anche lui disse che continuando così non ci sarebbe stata competizione, che la Red Bull avrebbe perso il Mondiale a favore di una Ferrari troppo forte, che il distacco era già incolmabile, per poi cominciare subito dopo a martellare, sino ad un trionfo iridato agevole e ottenuto con largo anticipo. E' vero che la prima gara non può essere sintesi di tutto, che il campionato è sempre più lungo, quest'anno i gran premi sono 23, che c'è spazio per qualunque cosa, ma fa effetto vedere Leclerc fermo, tradito da una centralina, ma soprattutto fa impressione sentirgli dire che i rivali, quella Red Bull con cui si dovrebbe combattere fino all'ultima curva, sono di un'altra categoria, che hanno trovato qualcosa di segreto e miracoloso perché in gara sono quasi un secondo e mezzo più veloci, che Verstappen, il nemico da contrastare e battere, in questo momento è praticamente invincibile e che pure Perez, il suo fido scudiero, allo stato attuale non è raggiungibile.

Fa effetto, sa di resa anticipata, anche se certo non è da Leclerc, e nemmeno da Sainz, pure lui però pronto ad affermare che il quarto posto era il massimo a cui aspirare, con la rossa inferiore anche all'Aston Martin di Alonso, pensare una cosa del genere, come per certo non è da Ferrari alzare bandiera bianca, pur in presenza di una falsa partenza, con un'intera stagione davanti. Non è da Maranello tirarsi indietro, ma sarebbe auspicale, per far rientrare l'inevitabile allarme creato fra i tifosi, compiere subito un passo avanti, nelle prestazioni (più ritmo gara che velocità di punta, quella, vedi giro secco e qualifica, pare all'altezza della Red Bull), nella gestione delle gomme (impressionante il divario con il team di Verstappen, capace di utilizzare la mescola morbida allo stesso modo in cui la Ferrari e tutte le altre macchine usavano quella più dura) e soprattutto nell'affidabilità, che non può certo diventare, pena l'azzeramento dei sogni sin dal principio, il tallone d'Achille.

Lo choc è stato grande, nessuno si aspettava un inizio così faticoso, niente vittoria, niente podio, una sola macchina al traguardo. Va subito cancellato, pensando ai tanti proclami pre stagionali, alla promessa di un ritorno sul tetto del mondo dopo 16 anni, di una macchina finalmente vincente, perché nata sullo scheletro di quella già buona della passata stagione, con il rinforzo però di un motore finalmente affidabile (nel 2022 spesso non era stato così, diverse sostituzioni, tante penalità in griglia, potenza qualche volta tagliata per precauzione), e non traditore come nella gara d'esordio, di un'aerodinamica migliorata, con la crescita della velocità in curva e la conferma di quella ottima in  rettilineo. Choc, allarme, parole che vanno seppellite. Ma che intanto, con onestà, Vasseur, il nuovo capo del team, non ha taciuto: "L'avvio è stato deludente e riconosco che servono miglioramenti enormi. In qualifica ci siamo, in gara no. Con Leclerc c'è stato un problema di affidabilità che dobbiamo sistemare. Anche il degrado delle gomme non era buono rispetto alla Red Bull. Sono problemi che non ci aspettavamo, soprattutto quello di Leclerc. E' stata la prima volta e ora dobbiamo capire cosa è successo. Leclerc avrebbe potuto comodamente salire sul podio, l'occasione persa è grave. Occorre un deciso salto di qualità, su prestazioni, assetto e affidabilità".

Parole che non nascondono la sorpresa, come se la Ferrari fosse impreparata a gestire una simile situazione e mai si sarebbe immaginata di doverla affrontare, ma che i due piloti (apparsi comunque in buona forma e speranzosi di un futuro diverso) si augurano possano presto tradursi in fatti. La prossima gara è a Gedda, in Arabia Saudita. L'anno scorso vinse Verstappen, pronto riscatto dopo il ritiro in Bahrein, grazie ad un'ottima velocità di punta, compromessa dalla Ferrari per colpa di un assetto troppo prudente, timoroso di un grande degrado delle gomme. La speranza è che la lezione sia servita e che ora la Ferrari possa presentarsi competitiva, alla stessa altezza della Red Bull. La velocità di punta dovrebbe essere il suo forte, bisogna che lo sia anche il resto. Per tramutare quei no disperati di Leclerc alla radio in si di giubilo. Si alla rinascita. Si all'immediato ritorno del sogno mondiale.