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Poker live e gioco d'azzardo, dove è il confine

L'avvocato Riccardo Di Rella spiega le complesse problematiche legate al gioco lecito, e del rischio di possibili conseguenze in ambito penale
di CLAUDIO ZECCHIN

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ROMA - Poker live, dove si può? Il gioco al momento non ha basi normative solide. Esistono sale dove i tornei sembrano consentiti a tutti gli effetti, contemporaneamente altre card room vengono chiuse dalle forze dell'ordine. Poi nascono altre questioni, come quella della doppia tassazione per le vincite maturate all'estero, tema particolarmente caldo dopo che la Cge ha chiesto chiarimenti in merito all'Italia. Proviamo a sciogliere qualche dubbio con la collaborazione di Riccardo Di Rella, uno dei primi legali in Italia, nel settore del poker live, ad ottenere una sentenza penale favorevole nei confronti di un circolo. Nel luglio del 2010 è riuscito a dimostrare che per la legge italiana il Texas Hold'em in modalità torneo non può essere ritenuto un gioco d'azzardo, sotto il profilo penale. Cominciamo dall'argomento però più caldo. Quella della doppia tassazione.

"Credo prima di tutto che sia dovuto specificare che non si tratta di una questione legata solo al poker live, ma anche a qualsiasi altra vincita ottenuta in un casinò. Il problema - ci spiega - è che all'interno della CE non è prevista la doppia tassazione in due stati diversi e che stiamo parlano di un reddito da gioco, che andrebbe dichiarato come "reddito diverso". Da dove nasce la contestazione dei giocatori? Nel mirino c'è l'imposizione fiscale e il fatto che non è possibile scaricare le spese. Vengono quindi applicate delle tasse su un utile maggiore rispetto a quello reale".

Questo all'estero, ma in Italia in quali contesti si rischia una denuncia per gioco d'azzardo?
"In questo momento non esiste giurisprudenza ben definita. Possiamo però basarci su come la Cassazione si è espressa in passato. I tornei freezeout, senza la possibilità di pagare una seconda quota d'iscrizione, non costituiscono reato di gioco d'azzardo anche se organizzati fuori dai casinò. Quindi, considerando la giurisprudenza attuale, il giocatore non rischia una denuncia e in ogni caso l'oblazione del reato è una pratica molto semplice. La situazione è diversa per chi organizza un torneo. Al momento le forze dell'ordine hanno l'autorità per bloccare un torneo e sequestrare il locale dove si tiene un torneo. Poi però la palla passa ad ambiti giuridici che hanno l'autorità per confermare o meno un sequestro e la storia è a favore di quelli che una volta venivano chiamati circoli".

Attualmente chi organizza tornei non può di fatto dichiarare l'utile della propria attività. Lavora in nero?

"No. Un gioco d'abilità può essere praticato dove è consentito il gioco. Anche nelle associazioni sportive. In questo caso si tratta di entrate istituzionali, finanziate dai soci di un'associazione sportiva e non sono soggette a tassazione. Il problema semmai c'è per i floorman e per i dealer. Oggi non è possibile dare loro una vera identità fiscale e professionale. Non stiamo parlando di una categoria di dimensioni irrisorie, ma di 3-4 mila addetti, che non hanno neanche modo di avere attestati ufficiali per dimostrare le propria abilità. Sono tutti lavoratori senza valore giuridico, grandi professionisti che continuano a operare senza tutela previdenziale".

Le è mai venuto il sospetto che qualcuno preferisca lavorare in un contesto semi-illegale?

"Certo. Chi organizza tavoli di cash game non ha interesse che ci sia una regolamentazione del live, anche perché verrebbe eliminato dal mercato. è proprio per questo che il settore ha bisogno di maggiori certezze. La maggioranza onesta deve poter lavorare senza la spada di Damocle di un'improvvisa irruzione della forze dell'ordine e il conseguente sequestro del circolo. Altri fenomeni devono essere contrastati".

La strada del Coni è praticabile? Ultimamente se n'è parlato e sembra che Malagò abbia preso in considerazione la questione.
"Certo. Stiamo parlando di un'attività che in Italia coinvolge almeno 3 milioni di giocatori. In pratica stiamo parlando del secondo sport nazionale. Considerando che il gioco a 5 carte ormai non esiste più, sarà fondamentale dividere il settore in due sezioni: da una parte i tornei, promossi come attività sportiva, dall'altra cash, gestito con un sistema concessorio e attraverso attività a fine di lucro. Le imposte serviranno a sottrarre entrate a chi gestisce le bische e ad eliminare la presenza degli usurai. Serve però un poker regolamentato come accade nell'online, attraverso iscrizione telematica. Si avranno così giocatori formati nella sale "sportive", che avranno la possibilità di conoscere il poker nel modo più sano possibile. Poi chi vuole potrà fare il salto di qualità e comunque farsi trovare pronto per una partita cash. Ma non dimentichiamo: cash e torneo hanno per natura giocatori e ambienti di gioco nettamente diversi".
 
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