MotoGp, questo Marquez fa paura. Ma Dovizioso e Rossi non mollano: ''Ce la giochiamo''
dal nostro inviato MASSIMO CALANDRI
Il podio del Gp Argentina: da sinistra, Rossi, Marquez e Dovizioso (afp)
La prova di forza dello spagnolo in Argentina non spaventa i due italiani. Il forlivese si affida alla sua Ducati: ''I conti li faremo alla fine''. Valentino non sembra accusare il peso dei 40 anni: ''Loro due sono i favoriti ma posso stare molto vicino''
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TERMAS DE RIO HONDO - I numeri del Cannibale partono dal marzo 2013, quando ha cominciato a correre in MotoGP. In 6 stagioni, Dovizioso ha vinto 12 gp e 31 volte è salito sul podio. Valentino, 10 successi e 56 podi. Lorenzo: 24 e 54. Marquez? Le vittorie sono 45, i podi 79 su 110 gare (72%). Però ieri ad impressionare è stato il modo con cui Marc si è imposto: dopo la prima curva, la gara era già finita. Dieci secondi a metà corsa, "e poi ho controllato, senza spingere più di tanto". Merito suo - è il pilota più forte di sempre? - ma anche di una Honda che in termini di potenza pura oggi può tranquillamente sfidare il Desmodronico Ducati, e lo ha chiaramente dimostrato sul rettilineo argentino. Tra 2 settimane ad Austin si corre sulla pista preferita dal catalano. Sta per divorarsi un altro campionato?
"Il distacco subìto in Argentina è importante, i secondi potevano anche essere di più", spiega Dovizioso. "Ma era accaduto anche un anno fa, e allora poteva andare peggio: non voglio farmi impressionare dalla prova di forza di questa domenica, preferisco pensare ai punti importanti che ho guadagnato. Presto ci saranno piste su cui potremo vincere, e i conti li faremo alla fine". Il forlivese puntava al podio: obiettivo raggiunto. "Peccato però aver perso all'ultimo il 2° posto, adesso saremmo a pari punti". Non vuole farsi spaventare. "Guardiamo alla prestazione della Ducati, siamo andati fortissimo per tutto il fine-settimana: più stabili, meglio in frenata. La base è decisamente migliorata, rispetto al 2018". E nel 2018 il Dovi se l'è giocata quasi fino alla fine. "Appunto". Sì, ma adesso in Texas che succede? "L'ultima volta Marquez è stato impraticabile". Impraticabile, dice proprio così. "Speriamo che qualcosa cambi".
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Un altro che non si arrende è Valentino. "Anche se mi girano le scatole aver preso 10 secondi. Era meglio perdere di 3, così almeno lo potevo vedere...". Anche il pesarese non ha paura. "Per me, il bicchiere è decisamente mezzo pieno. Sono terzo dietro ai due favoriti del campionato. Mi sono divertito. In squadra ci sono molte facce nuove, italiani e giapponesi: funziona". Era da luglio che non saliva sul podio. "Siamo andati bene per tutto il fine settimana, un passo avanti dopo l'altro: mi sentivo bene, forte in curva. Ho patito subito con le gomme, ma la situazione non è andata peggiorando col passare dei giri. Pensavo che eravamo in 6 a poter salire sul podio - 7, con Morbidelli -, poi Dovizioso ha fatto la selezione e gli sono rimasto attaccato: nel finale sapevo di avere qualcosa in più, ma con lui non puoi sbagliare nulla perché un maestri nell'incrociare il sorpasso". E' andata bene, benissimo. Lasciando il circuito, il Doc ha salutato la folla. Gli argentini stravedono per lui. Può davvero lottare per il titolo, a 40 anni suonati? "Bisogna pesare gara per gara. Loro due restano i favoriti. Però io posso stare molto vicino. E' un mondiale tutto da giocarselo". Parola di Valentino.