MotoGp, il mondiale è una volata. Martin: “Basta pensieri neri”. Bagnaia: “Sei a tre punti? Non mi preoccupo”
di Massimo CalandriJorge Martin davanti a Pecco Bagnaia
(afp)La caccia è finita. Martinator ha catturato Pecco, che un anno fa era il cacciatore e Quartararo la preda. Ma il francese era stato impallinato in Australia, mancavano solo 2 gare al termine e la sua Yamaha non ce la faceva più. Oggi è molto diverso, più equilibrato ed emozionante. Ci sono ancora 6 gran premi in calendario, con le sprint race fanno 12 gare in tutto, ben 222 punti a disposizione dei Duellanti. Separati da appena 3 lunghezze in classifica, dopo 7 mesi di millimetrici sorpassi e incidenti sotto il sole, la pioggia. Martin e Bagnaia guidano la stessa moto: quella meraviglia di potenza e agilità che è la Desmosedici Gp23 progettata dall’ingegner Gigi Dall’Igna. Che si gode i suoi gioielli - uno nella squadra ufficiale di Borgo Panigale, l’altro nel team Prima Pramac - e dice: “Sono alla pari”. Tra i ducatisti sarà una questione di puro talento, coraggio, fortuna. E resistenza. Perché gli avidi organizzatori della Dorna, per poter moltiplicare gli appuntamenti della st…
La caccia è finita. Martinator ha catturato Pecco, che un anno fa era il cacciatore e Quartararo la preda. Ma il francese era stato impallinato in Australia, mancavano solo 2 gare al termine e la sua Yamaha non ce la faceva più. Oggi è molto diverso, più equilibrato ed emozionante. Ci sono ancora 6 gran premi in calendario, con le sprint race fanno 12 gare in tutto, ben 222 punti a disposizione dei Duellanti. Separati da appena 3 lunghezze in classifica, dopo 7 mesi di millimetrici sorpassi e incidenti sotto il sole, la pioggia. Martin e Bagnaia guidano la stessa moto: quella meraviglia di potenza e agilità che è la Desmosedici Gp23 progettata dall’ingegner Gigi Dall’Igna. Che si gode i suoi gioielli - uno nella squadra ufficiale di Borgo Panigale, l’altro nel team Prima Pramac - e dice: “Sono alla pari”. Tra i ducatisti sarà una questione di puro talento, coraggio, fortuna. E resistenza. Perché gli avidi organizzatori della Dorna, per poter moltiplicare gli appuntamenti della stagione e fare ancora più cassa, li hanno concentrati nel tempo. Tra soli 10 giorni si corre in Indonesia, primo di 3 week-end consecutivi con Australia e Thailandia; una settimana di riposo, poi di nuovo in pista per un’altra ‘tripla’, dalla Malesia al Qatar, infine Spagna. L’umidità di Mandalika, il sole freddo e il vento di Phillip Island, ancora l’afa asiatica di Buriram e Kuala Lumpur, e poi il caldo del deserto di Doha, le mattine algide di Valencia a fine novembre. I fusi orari, un calvario di spostamenti da un aeroporto all’altro.
La sfida di Martin: “Ho chiuso con i pensieri neri”
“È ancora lunga. Sono tranquillo”. Lo dicono entrambi, anche se arrivano da strade diverse. Lo spagnolo ha vinto 5 delle ultime 6 corse, è in una forma fisica strepitosa. Complice il drammatico incidente di Barcellona del piemontese, gli ha recuperato 59 punti in 4 appuntamenti. “Finalmente riesco ad ottenere il massimo dalla moto, che ha una carena e un set up diverso da quella di Pecco”, spiega Jorge. Lo scorso anno aveva invece tribolato: le incertezze, insieme ai tanti capitomboli, gli erano costati la promozione nel team ufficiale proprio accanto a Bagnaia. Nel 2023 è caduto solo in Texas: “Ho metabolizzato la delusione. Sto bene con me stesso, basta pensieri neri: sono preciso, costante nel ritmo”. Al suo fianco ha il team manager Gino Borsoi, un Napoleone del paddock. Ieri a Motegi è partito dalla pole, dopo un giro sono stati costretti tutti dalla pioggia a cambiare moto: lui ha perso qualche posizione ma non si è preoccupato, è tornato presto davanti con decisione. A metà gara si è scatenato un diluvio, bandiera rossa e fine anticipata. “Strana sensazione, vincere così”. Gli si accendono gli occhi verdi: “Pecco è ancora davanti in classifica. La pressione è su di lui, pilota ufficiale. Io resto il cacciatore, penso a divertirmi”.
Bagnaia, niente rimpianti: “Non mi preoccupa”
Bagnaia ha chiuso 2°, sostiene vada benissimo così: “Potevo riprenderlo e superarlo, pazienza. Non mi preoccupa che sia arrivato a 3 punti: sono stato di nuovo veloce, è questo che conta”. Il successo gli manca dal gp d’Austria, era agosto e sembrava aver già messo in cassaforte il secondo titolo. Quattro ‘zeri’ (5, col 16° posto in Argentina) sono troppi, anche per uno col suo talento. In questi mesi si è tradito da solo quando, reagendo di pancia, è caduto, invece di essere più prudente. Sulla pista giapponese aveva alle calcagna un certo, redivivo, Marc Marquez: forse è andata bene che la corsa sia finita in anticipo. In calendario ci sono alcune piste (Australia, Malesia) che sembrano disegnate per lui. Ma l’impressione è che il campione del mondo possa soffrire psicologicamente il rientro di Martinator. “Al contrario: sono felice che la sfida tra noi sia ora così equilibrata. So come gestirla”, garantisce Pecco. “Jorge va fortissimo, però io ho trovato qualcosa che mi aiuterà con la moto: in Indonesia partiamo alla pari. Sarà divertente”.