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Rugby, il Mondiale gioca l'atto finale. Dominguez boccia l'Italia: ''Un disastro le accademie Fir''

Alle 17 la sfida tra Nuova Zelanda e Australia che assegnerà il titolo iridato. L'ex numero 10 lancia l'allarme sul futuro del movimento azzurro e accusa Gavazzi

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LONDRA - Australia o Nuova Zelanda, le regine ovali, nella loro interminabile storia si sono affrontate in centosettantanove occasioni. Oggi lo fanno per la prima volta in una finale mondiale (ore 17, diretta testuale repubblica.it) che celebra la superiorità del 'mondo di sotto' sul noioso emisfero nord, coi frustratissimi padroni di casa dell'Inghilterra a fare da spettatori. "All Blacks leggermente favoriti: la coppia in regìa, Smith-Carter, è migliore di quella dei canguri. E i mediani sono decisivi, nel rugby". Se non lo sa Diego Dominguez. Anche l'ex apertura azzurra sottolinea la chiara differenza  -  in termini di gioco e cultura sportiva  -  tra nord e sud. Ma soprattutto tra Italia e Argentina. Gemelle diverse della World Cup. "Due squadre che negli ultimi 10 anni sono andate in direzione opposta: i Pumas ancora tra i primi 4 come nel 2007, mentre per noi è stata l'ennesima figuraccia ". Eppure non è una storia di Dna. Perché da questo punto di vista tra italiani e argentini le differenze non ci sono. Però poi negli sport di squadra è un abisso. "Se parliamo di sport in generale, è colpa della scuola. In Argentina l'educazione fisica si fa sul serio, tre volte a settimana. Calcio, pallavolo, basket, pallamano, atletica. I ragazzi devono provare tutto e impegnarsi, perché se prendi brutti voti poi è come matematica o un'altra materia: ti rimandano e rischi la bocciatura".

In Italia no. "Non si fa nulla, un'ora al massimo e male. Nessuna competizione di valore tra scuole. E' sconvolgente, criminale. E lo stesso vale per il resto della società, per quella politica che non capisce: bisogna investirci, nello sport, perché ti fa stare e vivere meglio. Non risolve i problemi ma spesso li previene. Abbiamo il dovere di crescere delle persone migliori". Non ci sono più giovani atleti. "La crisi del rugby in Italia è legata anche a scelte suicide dei vertici, che pure gestiscono un tesoro in termini di bilancio ".
Dominguez se la prende con Alfredo Gavazzi, presidente Fir, e le sue Accademie. "Che disastro. Un giovane deve essere formato da persone competenti rimanendo nel club, vicino alla famiglia: studiare e divertirsi con una palla ovale, poi se a diciotto anni avrà talento e carattere potrà cercare di salire di livello. Non è normale che a sedici anni venga portato via da casa per finire in qualche centro di formazione dove non impara nulla, perdendo entusiasmo".

L'ex numero 10 lancia l'allarme. "Attenzione: l'attuale presidente sta per scegliere il dopo-Brunel (il cui contratto scade nel giugno 2016), firmando contratti per i prossimi tre/quattro anni. Bisogna fermarlo, perché tra un anno ci saranno nuove elezioni: Gavazzi non può prendere impegni per un futuro che potrebbe non appartenergli ".
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