Wimbledon, Sinner a dieci punti dal paradiso. Ma Djokovic lo incorona suo erede
dal nostro inviato Paolo RossiJannik Sinner
(fotogramma)LONDRA — Dieci, stramaledetti punti. Ecco quanto è mancato a Jannik Sinner per giocare la sua prima finale Slam. Questa è stata la distanza tra il tennista azzurro e Novak Djokovic, che ha voluto incoronarlo come leader della generazione che verrà, alla faccia di Carlos Alcaraz che affronterà domani in finale. I meno esperti tra gli aficionados, come avrebbe scritto Gianni Clerici, si farebbero ingannare dallo score in tre set, ma il 6-3, 6-4, 7-6 (4) viene smentito dallo stesso Sinner. “Credetemi, la partita di oggi è stata molto più equilibrata di quella dell’anno scorso, quando ero avanti due set a zero, perché negli ultimi due set sentivo di non avere chance. Oggi, invece...”.
Djokovic non perde sul Campo centrale da dieci anni
La previsione della vigilia di Diego Nargiso (“Djokovic ha l’incredibile capacità di alzare il livello del suo tennis nei momenti topici”) non poteva essere più azzeccata: è grazie a questa attitudine che a Wimbledon non perde da dieci anni sul Campo C…
LONDRA — Dieci, stramaledetti punti. Ecco quanto è mancato a Jannik Sinner per giocare la sua prima finale Slam. Questa è stata la distanza tra il tennista azzurro e Novak Djokovic, che ha voluto incoronarlo come leader della generazione che verrà, alla faccia di Carlos Alcaraz che affronterà domani in finale. I meno esperti tra gli aficionados, come avrebbe scritto Gianni Clerici, si farebbero ingannare dallo score in tre set, ma il 6-3, 6-4, 7-6 (4) viene smentito dallo stesso Sinner. “Credetemi, la partita di oggi è stata molto più equilibrata di quella dell’anno scorso, quando ero avanti due set a zero, perché negli ultimi due set sentivo di non avere chance. Oggi, invece...”.
Djokovic non perde sul Campo centrale da dieci anni
La previsione della vigilia di Diego Nargiso (“Djokovic ha l’incredibile capacità di alzare il livello del suo tennis nei momenti topici”) non poteva essere più azzeccata: è grazie a questa attitudine che a Wimbledon non perde da dieci anni sul Campo Centrale. “Ma di cosa stiamo parlando?” ripete nei corridoi di Wimbledon Paolo Bertolucci. “Nole nei primi due set non ha sbagliato una palla. Se gioca così, sempre concentrato, ma chi lo batte?”.
Sinner e Djokovic divisi da dieci punti
Il rimpianto, dunque, c’è. Perché Sinner ha capito di essere lì, a un niente dal traguardo. “Ho visto i numeri: Nole ha fatto dieci punti più di me. Se ne avessi fatti cinque io come sarebbe finita?”. L’analisi, per essere onesti, diventa di tipo psicologico. Perché lo zero di Jannik Sinner nella casella delle palle break avute (sei), spiega la sconfitta, mentre conferma come Djokovic abbia saputo fronteggiare i suoi momenti difficili. In quelle sei chance c’erano anche due set point, per dire. Invece, a voler essere cattivi e mettere il dito nella piaga, nel tie-break che conduceva 3-1, Jannik ha regalato un doppio fallo consegnandosi praticamente all’avversario. Quindi solo un Freud, oppure un mental coach sportivo potrebbe spiegare questo, e anche i crampi venuti ad Alcaraz a Parigi mentre affrontava Djokovic.
Sinner, ora lo Us Open
Il punto è che i freddi numeri ribadiscono il quasi equilibrio, e quindi "il rimpianto c’è. Certo che c’è”. Qual è allora il messaggio che Wimbledon consegna a Sinner? “Un bicchiere mezzo pieno: il servizio è migliorato, così come il gioco al volo. Anche la preparazione atletica ne esce rinforzata” ripete Nicola Pietrangeli che in tv ha seguito il match. E, superata la delusione del giorno, l’infusione di fiducia verso nuovi orizzonti, in particolare quelli americani, dove c’è il cemento superficie prediletta di Jannik, dovrebbe apportare nuova linfa. Con una nuova asticella per i coach Vagnozzi&Cahill: introdurre nel gioco anche un pizzico di sana follia, un po’ di sana sregolatezza che potrebbe anche aiutare a sorprendere i rivali.