Caso Sinner, Bercy è sotto accusa: “Una barzelletta, così è disumano”
di Paolo RossiNon era la classica notte bianca, quella in cui ci si diverte, sia chiaro. Anzi, a pensarci bene non la voleva nessuno. Di certo, non Jannik Sinner. E neppure i suoi fan e in generale gli spettatori del tennis.
Parliamo di tennis by night e di qualcosa che si fatica a digerire. Parliamo del miglior azzurro, peraltro numero quattro del mondo, posizionato come programmazione nell’ultimo match della giornata di gioco di mercoledì. A Bercy (che è Parigi), un Masters 1000. Torneo top. Però indoor, quindi con soli due campi a disposizione. E così, se i match sul centrale vanno per le lunghe, può accadere che i giocatori debbano aspettare sempre di più, magari entrare in campo a mezzanotte. Come accaduto a Sinner. Che poi ha fatto il suo dovere senza storie: ha vinto il suo match contro l’americano McDonald in rimonta, e l’ha spuntata solo alle 2.37 della notte. E ieri mattina ha deciso di ritirarsi. Perché non finisce con la partita, il lavoro. C’è la conferenza stampa (obbligatoria), il ma…
Non era la classica notte bianca, quella in cui ci si diverte, sia chiaro. Anzi, a pensarci bene non la voleva nessuno. Di certo, non Jannik Sinner. E neppure i suoi fan e in generale gli spettatori del tennis.
Parliamo di tennis by night e di qualcosa che si fatica a digerire. Parliamo del miglior azzurro, peraltro numero quattro del mondo, posizionato come programmazione nell’ultimo match della giornata di gioco di mercoledì. A Bercy (che è Parigi), un Masters 1000. Torneo top. Però indoor, quindi con soli due campi a disposizione. E così, se i match sul centrale vanno per le lunghe, può accadere che i giocatori debbano aspettare sempre di più, magari entrare in campo a mezzanotte. Come accaduto a Sinner. Che poi ha fatto il suo dovere senza storie: ha vinto il suo match contro l’americano McDonald in rimonta, e l’ha spuntata solo alle 2.37 della notte. E ieri mattina ha deciso di ritirarsi. Perché non finisce con la partita, il lavoro. C’è la conferenza stampa (obbligatoria), il massaggio defaticante (necessario) e infine l’adrenalina da smaltire. A che ora prende sonno un atleta? “Solo qualche ora più tardi” ha spiegato l’altoatesino, confermando le parole di Andy Murray anni fa: “Se finisci di giocare alle 2.30 finisci per andare a dormire alle 5.30 e non è facile recuperare”.
Caso Sinner, l’attacco al direttore di Parigi-Bercy
Non è una situazione simpatica, per usare un eufemismo. E poi? Succede perfino che il direttore del torneo, che poi sarebbe un ex giocatore francese, Cedric Pioline (che non ha mai brillato per simpatia), piazzi Sinner nel programma di gioco del giovedì alle 17. Tredici ore dopo, a occhio. Poco, troppo poco per recuperare. Anche per un atleta professionista di 22 anni. “Non ha fatto bene, di più” dice senza mezzi termini Giovanni Di Giacomo, ortopedico e responsabile medico degli Internazionali Bnl d’Italia e delle Atp Finals. “Sinner ha evitato il rischio di lesioni, perché il corpo umano ha bisogno di un lasso di tempo per riposarsi: si chiama ricondizionamento muscolare. Dopo una notte in bianco, come vi sentite?”. Insomma, l’infortunio era dietro l’angolo, e quella di ritirarsi è stata la scelta più saggia, spiegata dallo stesso Jannik senza omettere segreti e senza polemica, ma con fermezza: “Ho finito il match quando erano quasi le tre del mattino e sono andato a letto solo qualche ora più tardi. Avevo meno di dodici ore per riposarmi e preparare la partita successiva. Dovevo prendere la decisione giusta per la mia salute e il mio corpo”. Il suo staff ha deciso in base agli eventi imminenti da affrontare: “Le settimane a venire, con le Atp Finals a Torino e la Coppa Davis a Malaga saranno importantissime, quindi mi concentro sulla preparazione di questi importanti eventi. Sono dispiaciuto, ma non potevo fare altrimenti”. Si chiama prevenzione.
La difesa: “Sinner? Va tutelato lo spettatore”
La notizia ha immediatamente accesso il dibattito mondiale e stavolta Sinner ha ottenuto l’unanimità della pubblica opinione. Tutti contro Bercy e Pioline. In realtà prova a difenderli Sergio Palmieri, collega e direttore del Masters 1000 di Roma: “Il punto è che bisogna tutelare lo spettatore, che ha comprato il biglietto tanto tempo prima. So che può apparire impopolare, ma c’è anche questo punto di vista”. A posteriori, però, hanno perso tutti: Sinner, il torneo, il pubblico.
Ma il vero punto è un altro: qualche anno fa giocare a mezzanotte era una cosa che facevano solo gli spagnoli, soprattutto quelli del torneo di Madrid. Lo giustificavano con il bioritmo spagnolo tendente al tramonto. Ma l’idea è stata copiata, nonostante le opposizioni degli attori principali: “Non credo che accada nulla del genere in nessun altro sport” tuonò come detto Murray, sceso in campo a Madrid all’1.15. Ricordano qualcosa di simile anche Simone Bolelli e Fabio Fognini, sempre a Madrid, ma in questo caso nella prima edizione della Coppa Davis privatizzata: il loro match di doppio contro Sock e Querrey si concluse alle 4.04 tra gli sbadigli dei presenti, costretti alla presenza solo per ragioni professionali. Il record appartiene comunque ad Alexander Zverev e Jenson Brooksby che ad Acapulco 2022 finirono alle 4.54 del mattino. Perché? I messicani avevano deciso di posticipare i match per il troppo caldo.
Wawrinka e Ruud: “Caso Sinner? Una barzelletta”
Il disgusto lo hanno esternato in modo palese anche colleghi di Sinner, come lo svizzero Stanislas Wawrinka (“Pazzesco!”), o come il norvegese Casper Ruud (“Complimenti, bel modo di aiutare uno dei migliori giocatori al mondo a recuperare ed essere il più pronto possibile quando ha terminato la sua partita precedente alle 2.37 di questa notte. Solo 14 ore per recuperare, che barzelletta”). Oppure c’è chi ha usato lo humour, come l’austriaco Dominic Thiem: (“2.23 am, merci Paris”).
Ad alzare la voce sono stati i campioni del passato, tipo Adriano Panatta: “Sono orari che non esistono perché sbilanciano il metabolismo. Non è un orario per giocare a tennis”, o come Paolo Bertolucci: “È disumano, e non è “la polemica degli italiani”, ma una mancanza di rispetto per spettatori e giocatori, c’è il rischio di infortuni. È ingiusto. Penso che la protesta non debba restare isolata e che la colpa sia anche dei giocatori, che dovrebbero impuntarsi tutti e pretendere di far finire i match a mezzanotte. L’associazione dei giocatori dovrebbe far sentire la sua voce”.
Djokovic e il caso palline
È evidente dunque che ci sia un tema calendari, e relativi ordini di gioco quotidiani, da rivedere. Ad oggi ci sono tornei, anche importanti, uno di seguito all’altro, vedi a settembre uno Slam come gli Us Open cui fa subito seguito la Coppa Davis, per esempio. Oppure due Masters 1000 senza soluzione di continuità, come Toronto e Cincinnati. “Il rischio infortuni è alto” ribadiscono i sanitari. E l’infermeria sempre piena: Alcaraz, per dire, è appena rientrato.
“Così si rischia di falsare il torneo, perché chi va a letto alle 5 difficilmente potrà dare il meglio di sé il giorno successivo”, ripete Renzo Furlan. “Programmare sei partite sul campo centrale in una giornata è stato un errore da parte degli organizzatori. Purtroppo comandano sempre le televisioni, i giocatori e gli spettatori passano troppo spesso in secondo piano. Mi auguro che l’Atp faccia pressioni perché non capiti più”.
In realtà i problemi potrebbero anche aumentare, come ha voluto accennare un signor sindacalista come Novak Djokovic, che a Parigi ha lanciato un nuovo allarme per l’immediato futuro: “Le palline da gioco, che cambiano a ogni torneo, contribuiscono a creare problemi a gomiti e spalle”. Un altro fronte, che presto esploderà.