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Italia sconfitta in finale: il Canada vince la Billie Jean King Cup

Martina Trevisan ha perso il primo dei due incontri di oggi

Martina Trevisan ha perso il primo dei due incontri di oggi

 (afp)

Sfuma l’impresa delle ragazze di Tathiana Garbin, tornate a giocarsi il titolo dieci anni dopo l’ultima volta

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Una sentenza netta, inappellabile. L’Italia del tennis femminile era a tanto così dal fare la storia, riprendersi i riflettori che i ragazzi, con merito, le hanno portato via negli ultimi anni. Nella nostra prima finale di Billie Jean King Cup da dieci anni a questa parte, però, il Canada che avevamo di fronte è stato semplicemente superiore.

Sul veloce indoor della Cartuja di Siviglia, le ragazze di Tathiana Garbin si sono arrese per 2-0, perdendo entrambi gli incontri di singolo e rendendo inutile la disputa del doppio. Prima, la favolosa debuttante Marina Stakusic, una totale sconosciuta, ha sorpreso anche Martina Trevisan, nostra giocatrice più esperta. Poi, Leylah Fernandez, leader illuminata delle avversarie, ha infilato la nostra Jasmine Paolini in uragano di dritti vincenti e le ha detto: adesso esci. Ne siamo usciti sconfitti, come non poteva essere altrimenti. Il Canada, invece, festeggia il suo primo titolo mondiale, che quando vinceva sempre l’Italia si chiamava Fed Cup.

Stakusic sorprende anche Trevisan

Iniziava Martina Trevisan, una che se non si gioca sulle montagne russe non chiamatela nemmeno. Anche in finale, come nei turni precedenti, ha sofferto maledettamente. Con la differenza che qui è stata sconfitta, per 7-5, 6-3 in un’ora e tre quarti. Davanti c'era la grande sorpresa Marina Stakusic, arrivata alla coppa da totale sconosciuta e numero 258 al mondo ma già autrice di due belle vittorie. La 30enne fiorentina è partita sotto 0-3, poi ha recuperato e servito per il set. Che però è finito nelle mani della 19enne canadese, in uno stato di grazia tale che poteva rischiare tutto e riuscire in molto.

Dritti, rovesci, passanti, cross, lungolinea: Stakusic è stata una macchina da highlights. Persino a fine match, quando non faceva più magie con la racchetta in mano ma piangeva, incredula, a favore di telecamera. L'italiana tante volte in settimana si era salvata di nervi, esaltandosi nella lotta contro avversarie di minor esperienza, ma nella giornata più importante, stanca e fuori fase, si è sciolta davanti al dubbio: "Da dove è uscita questa?". Meglio guardare a se stessi: con 34 errori non forzati e 13 palle break concesse vincere diventa un'impresa impossibile.

Leylah Fernandez esulta per la vittoria decisiva

Leylah Fernandez esulta per la vittoria decisiva

 (reuters)

Fernandez, ingiocabile

Come da programma, la nostra numero uno (e 30 WTA) è scesa in campo per seconda. Era un duello fra due giocatrici che a Siviglia hanno dato il meglio di sé. Oltre la rete per Jasmine Paolini c'era la n.35 WTA Leylah Fernandez, la donna che ha reso realtà l'impresa sulla Repubblica Ceca della scorsa notte. Le poche ore di riposo non hanno spento il fuoco della canadese, capace di trovare ogni tipo di traiettoria e farla cascare sulle righe da ogni angolo del campo.

Racchetta fumante e sguardo da donna in missione, la 21enne Fernandez si è ripresentata al livello della finale dello US Open, dove nel 2021 stupì il mondo intero ma non riuscì a battere la sorprendente Emma Raducanu. Paolini ha giocato benissimo, per tutta la stagione e anche oggi, ma a quello scalino non c’è ancora arrivata. Agli scambi da fondo che le ha proposto, Fernandez ha risposto imboccandole vincenti a ripetizione. Le è entrata nella testa: Jasmine, che ha provato a lottare controcorrente per un’ora e 40’, finiva certi punti con le mani sul volto, gli occhi lucidi e il naso umido.

Il 6-2, 6-3 finale è brutale. Riassume il dominio di Fernandez, ma non i meriti di Paolini. Certifica, e questo è ciò che conta, la prima vittoria del Canada in una competizione mondiale femminile, che si chiami Billie Jean King Cup, come adesso, o Fed Cup, come nel passato.

Il valore del percorso

Le quattro vittorie in otto anni delle varie Vinci, Errani, Pennetta e Schiavone resteranno un esempio a cui tendere, una ragione in più per credere a un sogno. Queste ragazze lo hanno fatto, cercando in tutti i modi, contro i pronostici, di mettere la ciliegina su una delle migliori stagioni per il tennis azzurro da tanti anni a questa parte. Resta un grande percorso e guardando indietro lo capiranno, anche se oggi Sevilla fa rima con pesadilla. Incubo, in spagnolo.

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