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Sinner, la racchetta magica e i segreti della marcia senza ostacoli agli Australian Open

Jannik Sinner

 
Jannik è approdato ai quarti di finale senza perdere neanche un set: prossimo avversario Andrey Rublev. Il nuovo attrezzo con la tensione più alta di Djokovic e Nadal che migliora il controllo dei colpi: “Così posso spingere sempre un po’ di più”
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C’è chi ha la bacchetta magica, e chi la racchetta magica. Almeno secondo Jim Courier: per il vecchio campione americano (che fa il bordocampista a fine match) Jannik Sinner nasconde un segreto nella sua Head. “Ma no, è come tutte le altre...”. Comunque, con il suo attrezzo, il numero uno azzurro continua la sua corsa nel tabellone dello Slam degli Australian Open, ed è approdato ai quarti di finale dopo aver sconfitto il russo Karen Khachanov in tre set (6-4 7-5 6-3). Quattro match senza perdere un set: è l’unico a esserci riuscito finora. Ha sbrigato tutte le pratiche in 8 ore e 43 minuti. Ha perso solo due volte il servizio, finora e, per dire, a Khachanov resterà il ricordo di due punti spettacolari, ma buoni solo per lo show. Per vincere ci vuole altro.

Sinner: “La mia racchetta non la cambierò mai”

Magari la racchetta magica di Sinner, come sostiene Courier, che in verità ai suoi tempi aveva uno stile da giocatore di baseball... “Ma dai, Jannik, stai dicendo bugie: la tua racche…

C’è chi ha la bacchetta magica, e chi la racchetta magica. Almeno secondo Jim Courier: per il vecchio campione americano (che fa il bordocampista a fine match) Jannik Sinner nasconde un segreto nella sua Head. “Ma no, è come tutte le altre...”. Comunque, con il suo attrezzo, il numero uno azzurro continua la sua corsa nel tabellone dello Slam degli Australian Open, ed è approdato ai quarti di finale dopo aver sconfitto il russo Karen Khachanov in tre set (6-4 7-5 6-3). Quattro match senza perdere un set: è l’unico a esserci riuscito finora. Ha sbrigato tutte le pratiche in 8 ore e 43 minuti. Ha perso solo due volte il servizio, finora e, per dire, a Khachanov resterà il ricordo di due punti spettacolari, ma buoni solo per lo show. Per vincere ci vuole altro.

Sinner: “La mia racchetta non la cambierò mai”

Magari la racchetta magica di Sinner, come sostiene Courier, che in verità ai suoi tempi aveva uno stile da giocatore di baseball... “Ma dai, Jannik, stai dicendo bugie: la tua racchetta è personalizzata...”. Sinner ha riso: “Segreto... ma no, non lo so...” e ha lasciato il campo tra le risate degli appassionati. In effetti la sua racchetta per il 2024, la nuova Head Speed MP, ha un telaio che il 22enne altoatesino utilizza dai suoi primi passi agonistici: non l’ha mai cambiata. «E non mi passa neanche lontanamente, per la testa, l’idea di cambiarla. Già un giocatore ha tanti problemi da risolvere in campo, se cominci a pensare anche alla racchetta finisci, in certi momenti, per darle la colpa dei tuoi errori»

I racconti dell’incordatore

Ovviamente Sinner non aveva il tempo di spiegare tutto ciò a Courier. Perchè quest’ultimo non sa che Jannik è ferrato nella materia: agli inizi, a Bordighera, decise di comprarsi una macchina (la Pro Stinger) per incordarsele da solo, le corde. “Così risparmio...” disse. Oggi, naturalmente, può permettersi di pagare il servizio che ogni torneo offre: “Prima del match Jannik porta cinque racchette. Mi chiede di incordarne una, sempre secondo le specifiche, la sera stessa. Ha il grip nero per distinguerla dalle altre, che invece ce l’hanno bianco. L’incordatura di quella racchetta perderà fisiologicamente un po’ di tensione durante la notte e sarà dunque un filo più morbida delle altre. Jannik la userà per il warm up, il riscaldamento” ha raccontato una volta Marco Rossani, incordatore decano della categoria.

Il segreto? È nella tensione

Il vero segreto della racchetta di Sinner è nella tensione: 28 kg abitualmente, stavolta l’ha tirata a 27. Per capirci, Federer usava 24, Djokovic e Nadal 25. Cosa significa? che il piatto della racchetta è più rigido, spinge meno a parità di energia generata dal braccio rispetto a pressioni più basse. Questa scelta gli permette però di poter spingere a tutta forza limitando al massimo la perdita di controllo del colpo. Lo conferma capitan Filippo Volandri, che a fine carriera giocava con una tensione delle corde di 16 kg: "Jannik ha un impatto talmente violento che può permettersi di avere una tensione di corde molto alta per poter avere più controllo…”.

L’arte della velocità

The art of the speed. Così la Head chiama il suo testimonial. Il segreto però c’è, il buon Courier aveva visto giusto, ed è nel cuore della racchetta, dove sono inseriti dei pezzi di un tessuto chiaro, suggerimento del suo kiniesologo in chiave preventiva, per tagliare le vibrazioni e preservare il gomito. “Per me è la racchetta più semplice, con cui puoi far tutto: la palla ti esce molto facile. Appena la tocchi va, e l’incordatura resta rigida e dura, mi piace. La voglio così perché non mi piace perdere la palla in lunghezza. Così posso provare a spingere sempre un po’ di più”. Andrey Rublev, il prossimo avversario, non potrà dire di non essere stato avvertito.

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