LONDRA – Per favore, adesso non chiediamocelo più chi è (questa) Jasmine Paolini e da dove (cavolo) spunta. Perché dopo la recente finale Slam di Parigi, la ventottenne toscana ha ribadito il suo livello di gioco e scritto una bella pagina di storia femminile del grande libro del tennis italiano: semifinalista a Wimbledon. Non solo: a fine torneo diventerà numero cinque del mondo e, per la cronaca, soltanto Francesca Schiavone le è superiore (numero 4 dopo il Roland Garros 2011).
La vittoria di Paolini su Navarro
Abbiamo una star, dunque. Inattesa, certo. Ma per questo ancora più intensa, come emozione. Il 6-2, 6-1 che ha rifilato a Emma Navarro, figlia di un miliardario il cui nonno era emigrato da Napoli negli Usa, la legittima come candidata alla vittoria finale, e lo certifica la stessa vittima: «Se gioca così non la ferma nessuno». Verrebbe da dire: non svegliatela. Perché, a fronte di tutti questi input, Jasmine sorride. Sincera, e disincatata, come solo lei sa fare. Come ha preso a fare a Dubai, Wta 1000 (eravamo a febbraio), e poi a seguire fino al Roland Garros, dove tutti le chiedevano davvero chi fosse e da dove spuntasse.
Paolini: “Wimbledon lo guardavo in tv”
La risposta è semplice: il fiore aveva bisogno del suo tempo per sbocciare, per convincersi della sua bellezza. Occorreva anche il giardiniere giusto, nella persona del coach Renzo Furlan. «Renzo me lo diceva che avevo i colpi, che dovevo avere fiducia in me. Ma io all’inizio faticavo a credere alle sue parole». Questa è la verità. Fortunatamente Jasmine aveva fame di tempo e ha ascoltato il suo cuore. E il sudore e l’impegno che le richiedeva il coach. Ha deciso di contare su se stessa, e il frutto è maturato. Magnifico. «Oddio, ma io resto sempre una che si guarda allo specchio, che si ricorda cosa sognava. Wimbledon lo guardavo in tv, e adesso gioco sul Centrale». Questa è la bellezza pura, di una donna che si diverte come una ragazza al parco giochi, e regala una naturalezza che mette di buonumore chiunque le passi accanto. «Non avevo mai vinto una partita a Wimbledon, e adesso sono in semifinale».
Chi è Jasmine Paolini
La ragazzina che faceva fatica all’inizio, a ingranare, nonostante fosse stata un esempio di precocità grazie allo zio paterno malato di tennis, oggi è la risposta alle amazzoni del resto del mondo. Lei, Jasmine: alta 163 cm ma ricca di quell’esplosività che le deriva dal nonno ghanese della sua mamma polacca che ha poi sposato il signor Paolini. Jasmine incarna tutto, parla con l’accento toscano, sbrigativa nei modi perché ragazza che va al sodo, senza i fronzoli.
Paolini e il doppio con Errani
È la risposta al Sinner maschile, diversa in tutto e per tutto tranne in un punto: l’umiltà. E, se vogliamo, l’onestà. Le viene chiesto il come e il perché della sua esplosione sportiva, e la prima a stupirsene è lei: «La mia forza è nella velocità degli spostamenti, nel muovermi in campo. Se penso che la prima volta che ho giocato sull’erba sono caduta, mi viene da ridere. Mi aspettavo di fare qualcosa di buono, ma non così tanto». La fiducia, la disciplina. Anche l’amicizia con una veterana come Sara Errani che l’ha coinvolta nel progetto doppio, «e che mi ha molto aiutato nelle volée: prima la palla mi scottava, adesso mi sento molto più a mio agio».
Paolini contro Vekic in semifinale
Anni fa, prima che nascessero i Sinner, i Musetti e la Next Italian Generation, si diceva dei maschi azzurri, i tennisti, che avessero bisogno di maturare, e che verso i 28 anni era il periodo del raccolto. È l’età di Jasmine. Giovedì si giocherà con la coetanea Donna Vekic la finale: è la croata, ex di Wawrinka, che finì suo malgrado al centro di un triangolo polemico tra Kyrgios, Wawrinka e Kokkinakis, con Kyrgios che perse la faccia per le offese procurate. Era una vita fa. «Lei serve bene, ma la legge dell’erba è sempre quella: servire bene, rispondere bene, essere aggressivi. Non c’è altro da fare, quindi devo solo restare concentrata sul mio gioco, come ho fatto contro Navarro». Non fermatela, Jasmine è “in mission”.