Paolini, la prima volta di un'italiana in finale a Wimbledon: “Mi diverto e mi sento speciale”
dal nostro inviato Paolo RossiLONDRA – La sua risata è la medicina del mondo, del nostro tennis femminile, di certo. Una risata vi seppellirà, e con quella ha portato l’Italia nella finale di Wimbledon. Non c’era mai riuscita un’altra tennista azzurra. Quante emozioni. Quasi tre ore per avere la meglio su Donna Vekic, croata ventottenne e coetanea, per rimontarla. Perché si può anche sognare da piccoli di giocare la finale di Wimbledon, ma la semplice espressione “puoi essere la prima” è diventata un macigno insopportabile anche per la ragazza più semplice, tranquilla e disincatata del mondo, qual è Jasmine.
Un inizio di match difficile
“All’inizio ero davvero in difficoltà, lei serviva davvero bene, mi faceva correre ogni palla”. Ma, al di là dei meriti della croata, era la toscana ad apparire rigida, contratta nei colpi e nelle scelte. La partita perfetta giocata contro Emma Navarro è diventata un ricordo piccolo. Il primo set è andato via in un amen (2-6), e anche nel secondo le sensazioni non aiutavano…
LONDRA – La sua risata è la medicina del mondo, del nostro tennis femminile, di certo. Una risata vi seppellirà, e con quella ha portato l’Italia nella finale di Wimbledon. Non c’era mai riuscita un’altra tennista azzurra. Quante emozioni. Quasi tre ore per avere la meglio su Donna Vekic, croata ventottenne e coetanea, per rimontarla. Perché si può anche sognare da piccoli di giocare la finale di Wimbledon, ma la semplice espressione “puoi essere la prima” è diventata un macigno insopportabile anche per la ragazza più semplice, tranquilla e disincatata del mondo, qual è Jasmine.
Un inizio di match difficile
“All’inizio ero davvero in difficoltà, lei serviva davvero bene, mi faceva correre ogni palla”. Ma, al di là dei meriti della croata, era la toscana ad apparire rigida, contratta nei colpi e nelle scelte. La partita perfetta giocata contro Emma Navarro è diventata un ricordo piccolo. Il primo set è andato via in un amen (2-6), e anche nel secondo le sensazioni non aiutavano. “Cercavo solo di ripetermi di continuare, di cercare di starle vicino, di credere che la partita potesse cambiare in qualsiasi momento”.
Garbin: “Si è rifiutata di arrendersi”
Ed eccola, la vera forza di Jasmine Paolini, per dirla con le parole di Tathiana Garbin, capitana della nazionale: “Si è rifiutata di arrendersi. Attenzione, non di perdere. Non ha voluto arrendersi alla sconfitta. Questo è stato il suo grande merito”. Un pregio pazzesco. “Esatto: se qualcuno, anche due mesi fa, mi avesse pronosticato le due finali, gli avrei dato del pazzo, davvero”.
La rimonta e il trionfo al tie break
Ma non c’è trucco, è tutto vero: Paolini, aggrappata al match con le unghie affilate (che non ha), ha rosicchiato certezze all’avversaria, che ha cominciato anche ad avvertire dolore alla spalla operata in passato (Vekic finirà in lacrime il match, e la conferenza stampa), e ha perso lucidità: il break sul 5-4 è valso il set. Erano in campo da un’ora e mezza, ma il meglio doveva ancora venire. Un break iniziale ha illuso Vekic, e poi è sembrata essere Paolini padrona ma solo per qualche minuto, con due match point non sfruttati. La conclusione non poteva dunque che essere al tie-break (a 10 punti, essendo il set finale): una serie di batti e ribatti ha portato le tenniste sull’8-8, ma l’ultimo spunto è di chi aveva più fame: Paolini.
In finale contro Krejcikova
Domani la finale, contro Barbora Krejcikova, che ha rimontato la favorita Rybakina (3-6, 6-3, 6-4). “Ci siamo solo allenate, vedremo. Comunque giocherò davanti alla famiglia reale, sarà un onore. Sarà una finale di Wimbledon, quindi è un tipo di partita diverso, credo che sarò molto nervosa”. Restano le certezze, comunque. “Penso di poter colpire la palla davvero, davvero forte. Ma anche muoversi per me è importante sull’erba. E poi so anche difendermi”.
Resta solo l’ultimo pezzo del puzzle
Sono queste le basi sulle quali ha costruito questi exploit, e non c’è nulla da modificare. “Migliorare, e ritengo che Jasmine abbia ancora margini di crescita come giocatrice” ripete Garbin. Poi c’è il resto da gestire: le aspettative, il successo. ma sembra che questa sia la cosa più semplice, per lei: “Vivo il presente, mi godo quello che faccio e cerco di non dimenticare dove mi trovo e da vengo. Penso di essere in una posizione privilegiata, e devo tenerlo a mente. A volte dico a me stessa: “Ok, divertiti ma, scherzi a parte, resta concentrata e pensa a cosa fare per scendere in campo e dare il 100%”. Il senso, tradotto, è questo: “Ora mi diverto a giocare in un grande stadio, ringrazio la folla che mi guarda. Sì, mi diverto e la cosa mi fa sentire speciale. Ringrazio il pubblico che mi ha applaudito. È la sensazione più bella per una tennista”. È in controllo totale della sua vita Jasmine, le resta solo l’ultimo pezzo del puzzle, e poi il capolavoro sarà completo.