Angelo Binaghi su Sinner: “Una disgrazia, ma Jannik diventerà più maturo”
di Paolo RossiAngelo Binaghi con Jannik Sinner
(afp)ROMA – La Federtennis scende in campo per il caso Sinner, direttamente con la voce del suo numero uno, Angelo Binaghi.
Presidente, qual è il sentimento generale?
«Ah, io posso dire solo il mio, e ammetto la mia responsabilità».
Reo confesso di cosa, scusi?
«Del Clostebol, no? Stiamo parlando di questo».
E che c’entra lei con Sinner?
«No, sto parlando di me. Quand’ero giovane, e usavo prendere in mano la racchetta, utilizzavo quella pomata a go-go perché soffrivo di vesciche. Anzi, credo di averla diffusa dappertutto, non solo in Sardegna».
Adesso scopriamo che era dopato?
«Inconsapevolmente. E farò causa all’azienda: le mie prestazioni tennistiche peggiorarono...».
Va bene: scherzi a parte?
«Dico che ci voleva un po’ di misericordi…
ROMA – La Federtennis scende in campo per il caso Sinner, direttamente con la voce del suo numero uno, Angelo Binaghi.
Presidente, qual è il sentimento generale?
«Ah, io posso dire solo il mio, e ammetto la mia responsabilità».
Reo confesso di cosa, scusi?
«Del Clostebol, no? Stiamo parlando di questo».
E che c’entra lei con Sinner?
«No, sto parlando di me. Quand’ero giovane, e usavo prendere in mano la racchetta, utilizzavo quella pomata a go-go perché soffrivo di vesciche. Anzi, credo di averla diffusa dappertutto, non solo in Sardegna».
Adesso scopriamo che era dopato?
«Inconsapevolmente. E farò causa all’azienda: le mie prestazioni tennistiche peggiorarono...».
Va bene: scherzi a parte?
«Dico che ci voleva un po’ di misericordia da parte di certa gente, parlo di Kyrgios e Shapovalov. Era l’occasione per mostrare carità cristiana».
Ma lei personalmente sapeva?
«No, e ci hanno fatto un regalo a non dirci niente, a raccontarci tutto a vicenda felicemente conclusa: ci hanno migliorato la vita degli ultimi quattro mesi».
Qualcuno ha criticato il modus operandi dell’Itia.
«Non lo so. Io penso invece che la riservatezza totale abbia permesso a tutti i soggetti coinvolti di poter continuare a fare quello che dovevano fare, cioè la ricostruzione meticolosa di tutta la vicenda. A parte qualche deficiente che non capirà mai».
Tra l’altro, per la giustizia sportiva Sinner è innocente.
«Chi legge le carte avrà il polso della situazione, perfettamente coerente con la ricostruzione, anche fotografica, del soggetto “incriminato”, che sarebbe poi un ragazzo di straordinari principi: un esempio, credo, per tutti».
Infatti ci si chiede come sia stata possibile una cosa del genere.
«Francamente? Ma chi avrebbe mai potuto immaginare che Jannik potesse cercare migliorie con una sostanza che è riconosciuta per non dare una sola alterazione positiva delle prestazioni di gioco, soprattutto nel tennis, se non presa in dosi clamorosamente massicce? Ma andiamo, su...».
Pensa che l’immagine di Sinner possa uscirne danneggiata?
«Allora, non me n’è mai fregato niente della mia, figuriamoci se possa accadere a Sinner. Ha dimostrato la forza in campo, non da ieri. E basta. Non interessa altro. E sapete cosa dico? Non tutti i mali vengono per nuocere, soprattutto quando vengono risolti nettamente, come in questo caso. Questo caso lo accomuno a quelli già vissuti dalla nostra Federazione in passato: saper trarre energia dalle disgrazie, trasformare le apparenti disgrazie come questa in opportunità di crescita. Come è successo a noi, ad esempio per il Covid, tanto per dirne una, Credo che Jannik sia diventato un uomo più maturo, più completo e un tennista più forte di prima».
Avrà sentito dire anche che questo è il vero motivo per cui non è andato alle Olimpiadi...
«È tutto il contrario, e dà ancora più genuinità all’atleta: se questo fosse stato il vero argomento, se il forfeit l’avesse voluto, avrebbe tirato fuori una scusa ben prima. Non a due giorni dai Giochi: non avrebbe fatto le visite all’Acquacetosa a Roma, non avrebbe fatto tutto quello che doveva essere fatto per partire. Ha avuto una insopportabile tonsillite».
Va bene, anticipiamo qualcosa del futuro?
«E cos’ho, la palla di vetro?».
Naturalmente no, ma può rispondere a cosa potrebbe accadere dopo gli Us Open in vista della Coppa Davis prevista a Bologna, dove Sinner è al momento convocato.
«Succede quello che è successo lo scorso anno, e credo che questa domanda sia meno attuale di quanto lo potesse essere l’anno scorso, perché credo che Sinner a Malaga abbia pagato ogni possibile debito, essendosi preso sulle spalle tutto il nostro Paese, oltre che la squadra, per portarci a quella vittoria che mancava da 47 anni».
Siamo a posto così, allora.
«Per tutto questo valgono le mie parole di un anno fa, quando andai in conferenza stampa dopo una vittoria incredibile, invece di affrontare, al contrario, gli attacchi per una sconfitta che stava maturando e sembrava ineluttabile».
Cosa disse?
«Dissi che se noi fossimo riusciti ad avere, per un tempo sufficiente, un giocatore come Sinner fra i primi due o tre giocatori del mondo, uno di quelli che ogni anno vince qualche Slam, fa la finale agli Internazionali d’Italia, avremmo vinto la Davis. E quindi non mi muovo da quel concetto».
Però non ha risposto...
«Speriamo naturalmente che venga. La situazione, poi, è che ci sono tre incontri: il mercoledì, il venerdì e la domenica. Può venire per giocare tutto o non venire, o venire a giocare il doppio oppure solo gli ultimi giorni».
Ne riparleremo, insomma.
«Ma sì, anche perché questo deve essere l’anno del rientro di Matteo Berrettini. La forza della nostra nazionale è che possiamo dosare le forze, organizzarci anche per i ragazzi, che sono coesi anche dal punto di vista umano, oltre che tennistico, in modo da poter massimizzare i risultati».
Sinergie...
«Assolutamente sì. Non ve lo aspettavate?».