Sinner, la legge del più forte che sfiora la perfezione
di
Gabriele Romagnoli
Jannik Sinner
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La vittoria nelle Atp Finals ha messo in evidenza la netta superiorità del tennista azzurro. Più degli avversari a impensierirlo è la possibile squalifica per doping
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L’Arena di Torino è stata la Wunderkammer di Jannik Sinner. Ha contenuto gioielli, curiosità e, nel silenzio dei non detti, un elefante. Ha messo in vetrina pezzi che un anno fa doveva ancora creare: una collana di ace (14 in finale), orologi regolati sul polso altrui (6-4, 6-4, 6-4, 6-4 quello che batteva per Taylor Fritz), brillanti recuperi che fisici diversi non possono disegnare. Ogni tanto, una gemma irregolare, come la palla corta che gli ha dato il primo break nell’ultima partita mettendola su un piano inclinato, inducendo l’avversario a pensare che l’esito fosse inevitabile. Giacché lo era. Dieci set vinti su dieci giocati sono quanto di più lontano dal caso si possa immaginare: sono una legge di natura, quella del più forte. In questo momento Sinner lo è: per distacco, ma anche per determinazione, energia e strategia. A un passo dalla perfezione, un passo avanti però, come quello che compie in attesa della seconda di servizio, preparandosi a sparare la risposta.
L’Arena di Torino è stata la Wunderkammer di Jannik Sinner. Ha contenuto gioielli, curiosità e, nel silenzio dei non detti, un elefante. Ha messo in vetrina pezzi che un anno fa doveva ancora creare: una collana di ace (14 in finale), orologi regolati sul polso altrui (6-4, 6-4, 6-4, 6-4 quello che batteva per Taylor Fritz), brillanti recuperi che fisici diversi non possono disegnare. Ogni tanto, una gemma irregolare, come la palla corta che gli ha dato il primo break nell’ultima partita mettendola su un piano inclinato, inducendo l’avversario a pensare che l’esito fosse inevitabile. Giacché lo era. Dieci set vinti su dieci giocati sono quanto di più lontano dal caso si possa immaginare: sono una legge di natura, quella del più forte. In questo momento Sinner lo è: per distacco, ma anche per determinazione, energia e strategia. A un passo dalla perfezione, un passo avanti però, come quello che compie in attesa della seconda di servizio, preparandosi a sparare la risposta.
(ansa)
Sinner c’è sempre stato, gli avversari no
Diciamo pure che in queste Finals non ha dovuto affrontare i giganti, ma sono stati loro a non presentarsi all’appuntamento. Lui c’era e puntuale. Djokovic, dopo Parigi, si è allontanato verso il suo autunno. Alcaraz sale e scende dal treno che dovrebbe (ri)portarlo in cima. Zverev ha impressionato nel girone, ma ha deluso nel momento decisivo (per questo vince i 1000 e non uno Slam). Si è ripresentato, quasi fosse incastrato in una porta girevole, Fritz. E ogni volta, come in una scena da Amici miei, Sinner gli ha tirato uno schiaffo. La distanza tra i due è sembrata ridursi, ma è sempre stata un’illusione ottica. Da New York a Torino, sette set consecutivi per Jannik.
Atp Finals a Torino, l'esultanza dei tifosi per la vittoria di Sinner
Sinner imbattibile sulle superfici veloci
È stato lui il primo a stupirsi di giocare a questo livello. In telecronaca Paolo Bertolucci comunica la reazione di chi è abbagliato dai fari e non sa chiudere gli occhi. Il pubblico partecipa con la fiduciosa attesa di chi segue un rito: l’evento, pur straordinario, non può che ripetersi, la consacrazione trascende il miracolo, fa fede. Un anno fa, stessa Arena, Djokovic impartì l’ultima lezione. La rivincita, pochi giorni più tardi, in Davis, ha ripulito la lavagna. È allora che Djokovic ha perso le certezze e Sinner le ha trovate. Imbattibile sulle superfici veloci: Melbourne, Rotterdam, Miami, Cincinnati, Shanghai, New York. Numero 1 della classifica Atp, sancito a Torino. Un anno perfetto, o quasi.
Sinner e le accuse di doping
Resta l’elefante nella stanza delle meraviglie. Mentre guardavo Sinner giocare la finale, sotto il cappellino che gli nasconde la zazzera ho visto per un attimo un ragazzo invecchiato. Sembrava stesse guardando oltre tutto quello che gli riesce facile e vedesse il difficile. Capiterà a inizio 2025, in Svizzera, contro la Wada e le accuse di doping, basate sulla negligenza nel controllo dell’operato dell’ex preparatore atletico che lo avrebbe contaminato con una sostanza proibita. Dietro la facciata ottimista sono molti nell’ambiente del tennis a pensare che ci sarà una condanna. Non la condividono, la prevedono. Quel che la sosta agonistica forzata potrebbe fare al fisico di Sinner è impossibile da ipotizzare. Quanto al morale, dovrebbe affrontare l’altra faccia di un Paese che la cambia in fretta e già ora ha i suoi professionisti del “però” (tutti quegli spot, tutti quei soldi, la residenza a Montecarlo). Non gli resta che spingere quella notte più in là, come fa con una palla tirata da Fritz, contando non sul talento, ma sulla coscienza e sul misterioso bilico dei match point.