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Il piano di Sinner: rinuncia a Rotterdam, in dubbio la presenza al Quirinale. “Devo staccare”

Jannik Sinner (fotogramma)

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Il n.1 del mondo perderà 500 punti e tornerà in campo a Doha tra tre settimane
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MELBOURNE — Per uno abituato a dormire dieci ore per notte, più pisolini qui e là, la sveglia di ieri mattina è stata impegnativa forse più della finale vinta con Zverev. Jannik Sinner, il giorno dopo, si è presentato sul set fotografico allestito per il vincitore degli Australian Open. «Avrò chiuso gli occhi per 4 ore al massimo, ma va bene così». Niente bagordi, non è da lui. «Una cena semplice con Cahill, Vagnozzi, il resto del team, mio fratello Mark e la sua fidanzata: avevamo bisogno di stringerci un po’ tra di noi, lontano dal chiasso del mondo». La conferenza stampa dopo il trionfo era finita intorno all’una di notte, il tempo di rientrare in albergo e sedersi subito a tavola. Marco Panichi, il preparatore atletico, aveva un volo alle tre e a un certo punto è scappato via. La mattina seguente appuntamento all’Albert Park Lake, i grattacieli di Melbourne sullo sfondo, prima un gran sole, all’improvviso un breve temporale, per una sessione fotografica con la coppa in argento che…

MELBOURNE — Per uno abituato a dormire dieci ore per notte, più pisolini qui e là, la sveglia di ieri mattina è stata impegnativa forse più della finale vinta con Zverev. Jannik Sinner, il giorno dopo, si è presentato sul set fotografico allestito per il vincitore degli Australian Open. «Avrò chiuso gli occhi per 4 ore al massimo, ma va bene così». Niente bagordi, non è da lui. «Una cena semplice con Cahill, Vagnozzi, il resto del team, mio fratello Mark e la sua fidanzata: avevamo bisogno di stringerci un po’ tra di noi, lontano dal chiasso del mondo». La conferenza stampa dopo il trionfo era finita intorno all’una di notte, il tempo di rientrare in albergo e sedersi subito a tavola. Marco Panichi, il preparatore atletico, aveva un volo alle tre e a un certo punto è scappato via. La mattina seguente appuntamento all’Albert Park Lake, i grattacieli di Melbourne sullo sfondo, prima un gran sole, all’improvviso un breve temporale, per una sessione fotografica con la coppa in argento che viene assegnata al vincitore: Norman Brookes Challenge Cup, intitolata al pioniere australiano del tennis, primo vincitore non londinese a Wimbledon. A Sinner resterà un’altra replica del trofeo insieme all’assegno da tre milioni e mezzo di dollari locali, pari a 2 milioni e centomila euro. E cos’altro si porta a casa? «Un’emozione fortissima. Ho avuto la conferma che se ti alleni seriamente per giocare del buon tennis, la vittoria è una conseguenza. E felice, nella speranza che arrivino altri successi».

L’invito di Mattarella al Quirinale

Il passo successivo è stato avvisare gli organizzatori del torneo di Rotterdam che la prossima settimana non sarà a difendere il titolo conquistato un anno fa: perderà 500 punti, poco male, l’importante è riposare, l’ha detto. E la crisi scampata contro Rune gli ha ricordato che non deve chiedere straordinari al suo corpo. Tornerà a Doha (dal 17 febbraio), prima del viaggio in America: Indian Wells e Miami. L’altro nodo è la sua presenza, martedì, al Quirinale: il presidente Mattarella incontrerà gli azzurri e le azzurre che hanno vinto la Davis e la Billie Jean King Cup. Lo aspettano, lui potrà confermare solo oggi la sua presenza: «Non so se farò in tempo, mi piacerebbe esserci».

Sinner e il sogno Grande Slam

Simone Vagnozzi, il suo allenatore, ipotizza il Grande Slam, la vittoria nei 4 tornei più importanti (dopo Melbourne, Parigi, Wimbledon e New York). «Non lo so, ora non ci voglio pensare. In questo momento ho solo bisogno di staccare completamente per qualche giorno». La terra rossa è la superficie meno gradita. «Nel futuro prossimo voglio lavorare molto su questo aspetto, mi piacerebbe essere competitivo al Roland Garros. Dovrò prendere confidenza. Un passo per volta». Ha detto che quest’anno vuole dedicarsi di più agli affetti personali: la famiglia, gli amici, le persone che credono in lui. Giocherà meno tornei? «Ce ne sono tanti, belli e importanti, dove voglio essere competitivo: dovrò fare delle scelte».

Sinner: “Ho imparato a gestirmi meglio”

Il bilancio di questi Australian Open non può che essere positivo. «In realtà ci sono stati molti momenti alti ma anche qualcuno basso. Ma mi sono reso conto che la mentalità è giusta: è l’atteggiamento in campo quello che conta, e la mia squadra mi mette sempre in condizione di giocare un buon tennis. Poi, ci sono partite che vengono meglio e altre peggio. Sono state due settimane molto impegnative però bellissime. Ho imparato a gestirmi meglio, ho più fiducia in me stesso e nel modo in cui posso “comandare” una partita».

Sinner: “Zverev ha un talento immenso, vincerà”

Sinner ha vinto 24 degli ultimi 27 tie-break. Quando si comincia a fare sul serio, non sbaglia più. «Più vinci, più acquisti fiducia». Il povero Sascha ci è rimasto malissimo: era in forma, carico psicologicamente, era sicuro di vincere il primo Slam della sua carriera. Invece. «Invece la vita ti mette di fronte a delle grandi delusioni, ma devi sapere reagire. Zverev ha un talento immenso, dietro di lui c’è una famiglia sana: merita di vincere un grande torneo. Consolarlo mi è sembrato un modo per aiutarlo: a volte anche i piccoli gesti sono importanti». Ma quale emozione è più forte: la gioia per una vittoria o la delusione per una sconfitta? «La seconda, purtroppo. Il dolore è grande, ed è sbagliato: siamo troppo attaccati alle cose che non riusciamo a ottenere, così non va bene».

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