Avrà perso (un po’) la mano, ma non la testa. Meglio dirlo subito: non rientra un perseguitato politico, né un martire, ma solo un numero 1 che è inciampato in una brutta storia che non ha fatto bene a nessuno. Lo sport insegna a guardare avanti, verso il traguardo, e a mettersi alle spalle cadute e imperfezioni. Sono il passato, non il futuro. Jannik Sinner è ancora in cima al mondo (da 48 settimane), non perde una partita dal 2 ottobre 2024 (battuto da Alcaraz in 3 set), rientra dopo tre mesi di squalifica sulla terra rossa di Roma. Non è un imperatore che torna a regnare nella sua città, perché a Roma, dove ha esordito a 17 anni nel 2019, Sinner non ha mai vinto, ma è molto di più, è il faro che si riaccende sul tennis. Anche nel buio ha illuminato diventando il capostipite di una nuova generazione a lungo tappata dai Big3, dimostrando che anche i ragazzi sanno stare con classe in campo, nel mondo e davanti alle telecamere. L’educazione sinneriana è servita come scuola a tanti adol…
Avrà perso (un po’) la mano, ma non la testa. Meglio dirlo subito: non rientra un perseguitato politico, né un martire, ma solo un numero 1 che è inciampato in una brutta storia che non ha fatto bene a nessuno. Lo sport insegna a guardare avanti, verso il traguardo, e a mettersi alle spalle cadute e imperfezioni. Sono il passato, non il futuro. Jannik Sinner è ancora in cima al mondo (da 48 settimane), non perde una partita dal 2 ottobre 2024 (battuto da Alcaraz in 3 set), rientra dopo tre mesi di squalifica sulla terra rossa di Roma. Non è un imperatore che torna a regnare nella sua città, perché a Roma, dove ha esordito a 17 anni nel 2019, Sinner non ha mai vinto, ma è molto di più, è il faro che si riaccende sul tennis. Anche nel buio ha illuminato diventando il capostipite di una nuova generazione a lungo tappata dai Big3, dimostrando che anche i ragazzi sanno stare con classe in campo, nel mondo e davanti alle telecamere. L’educazione sinneriana è servita come scuola a tanti adolescenti che adesso si fanno avanti nella classifica, non solo italiani.
La domanda di tutti: che Sinner sarà?
Che Sinner sarà? Per uno abituato a non fermarsi mai la sosta e la riflessione gli avranno fatto girare la testa dalla parte sbagliata? Non sarebbe Sinner. La famiglia gli è rimasta accanto, lo staff (rinnovato) anche. Lo dice sempre: “Quando mi metto il cappellino non vedo più niente”. Il mondo per lui non ha più orizzonti, si riduce a un rettangolo, quello che ha davanti. Avrà rabbie e rancori con cui lottare, crediti da esigere? Lui li esclude, anzi è incuriosito da sé stesso, avverte che la sua vera meta è il rosso di Parigi.
L’Italia ha trovato altre racchette per cui tifare
Però Roma è il nuovo inizio dove dovrà prendere dei rischi, partire dai difetti, dalla mancanza di consuetudine alla partita, e non dai successi. E questa per lui è una novità, ma come sempre è l’approccio, più che gli strumenti a tua disposizione, a fare la differenza. E più che il match di esordio a contare sarà il secondo, quando le sensazioni e le memorie anche muscolari si saranno scongelate e come tutte le cose vive inizieranno a urlare. Il cammino ipotetico verso la finale vedrebbe Jannik contro Alejandro Davidovich Fokina (terzo turno), Francisco Cerundolo (ottavi di finale), Casper Ruud (quarti), fresco vincitore a Madrid, e Taylor Fritz (semifinale). Carlos Alcaraz è dall’altra parte del tabellone. Altra cosa: Roma reclama Sinner, lo vuole sentire suo, ma Jannik ormai più che un eroe nazionale è del mondo, la sua dimensione è internazionale. È mancato all’Italia che però nel frattempo ha trovato altre racchette per cui tifare, come quella di Lorenzo Musetti. E che sabato all’esordio di Sinner si farà sentire. E allora, bentornato, anzi welcome. I rimpianti non spariscono, ma quando dimentichi come ti sei fatto male, vuol dire che sei guarito. Chiedergli di vincere Roma sarebbe ingiusto, il vero successo sarà rimettere i piedi sulla terra e sentirsi di nuovo in equilibrio. Il giocattolo più amato è sempre lì. E chiede: mi riprendi?