ROMA – “Giocare a tennis è quello che voglio, che amo: sono contento di essere di nuovo qui”. Il Re è tornato. Dopo Melbourne è un’altra notte piena di stelle, Jannik. La partita con Navone, esordio agli Internazionali Bnl d’Italia, si chiude con un servizio vincente di Sinner. Due set senza storia sul campo (6-3, 6-4), ma che nessuno potrà dimenticare. Soprattutto lui. In quel colpo finale, scarica tutta la rabbia per i 3 mesi di stop dopo l’accordo con la Wada. Può sciogliersi in un sorriso: finalmente. Sono trascorsi 104 giorni dal trionfo nello Slam australiano. "Ora sono davvero felice”, dice, mentre un Centrale ebbro di passione e affetto lo celebra con cori calcistici, bandiere tricolori, la “ola”, il boato al primo punto. Tutti insieme: “Olé-olé-olé, Sinner-Sinner”. Una bimba mostra il suo striscione: “Sei bellissimo!”. E intanto, fuori dallo stadio altre migliaia di persone premono per riuscire a vederlo, si abbracciano, cantano: “Ce l’abbiamo noi, Jannik Sinner ce l’abbiamo …
ROMA – “Giocare a tennis è quello che voglio, che amo: sono contento di essere di nuovo qui”. Il Re è tornato. Dopo Melbourne è un’altra notte piena di stelle, Jannik. La partita con Navone, esordio agli Internazionali Bnl d’Italia, si chiude con un servizio vincente di Sinner. Due set senza storia sul campo (6-3, 6-4), ma che nessuno potrà dimenticare. Soprattutto lui. In quel colpo finale, scarica tutta la rabbia per i 3 mesi di stop dopo l’accordo con la Wada. Può sciogliersi in un sorriso: finalmente. Sono trascorsi 104 giorni dal trionfo nello Slam australiano. "Ora sono davvero felice”, dice, mentre un Centrale ebbro di passione e affetto lo celebra con cori calcistici, bandiere tricolori, la “ola”, il boato al primo punto. Tutti insieme: “Olé-olé-olé, Sinner-Sinner”. Una bimba mostra il suo striscione: “Sei bellissimo!”. E intanto, fuori dallo stadio altre migliaia di persone premono per riuscire a vederlo, si abbracciano, cantano: “Ce l’abbiamo noi, Jannik Sinner ce l’abbiamo noi”. Orgoglio, gioia. Qualcuno chiede impaziente: cosa succederà adesso? Che giocherà il terzo turno, lunedì, contro l’olandese De Jong. Sarà un’altra serata di festa, potete scommetterci. Però, dopo tanta attesa, godiamoci questi momenti.
Sinner: “Sono stati tre mesi lunghi”
“Fantastico”. Jannik sembra frastornato da tanto entusiasmo intorno a lui. "Grazie a tutti, non c’è cosa più importante per me che tornare sul campo. Sono stati tre mesi lunghi, è stato anche un bel periodo: mi sono divertito un sacco con la mia famiglia, gli amici”. Ma questo è il suo posto, spiega. Il campo da tennis. "Contava solo essere qui, ora". Nei giorni passati diceva di non avere grandi aspettative, rispetto al torneo. "Il mio obiettivo era superare questo turno. Sono contento di poter giocare un altro match, vedremo come andrà a finire: l’atteggiamento è quello giusto, poi potrà anche capitare la giornata storta. Pazienza". Dice che è entrato davvero in partita dopo soli 3 giochi: "Ho bisogno di momenti complicati, per salire di livello. Se voglio migliorare, devo giocare il più possibile". Il suo avversario argentino alla vigilia aveva provato a bluffare: "Cercherò di rovinargli il rientro". Mariano Navone nella seconda frazione è addirittura riuscito a fare un break al campione altoatesino. Però sapeva perfettamente come sarebbe andata a finire. Perché Jannik è rimasto lo stesso di gennaio: sportivamente, di un altro pianeta. "In questi tre mesi non ho potuto aver nessun riscontro del mio gioco. Non sapevo se sarei stato all’altezza o meno". E ora che voto si dà? "Molto alto. È stata una giornata fondamentale".
La famiglia in tribuna
Era arrivato al Foro Italico con largo anticipo, per evitare i problemi di traffico vista la concomitanza con la partita di calcio. "All’inizio, un po’ nervoso. Possiamo avere tutti dei dubbi nella vita: è normale. Ma col passare dei minuti, ho ritrovato tranquillità". Dalla tribuna, il suo staff (Alex Vittur, amico, manager e mentore; il supercoach Darren Cahill, l’allenatore Simone Vagnozzi, il preparatore Marco Panichi, il fisio Ulises Badio) osservava in un teso silenzio, insieme — e non capita spesso — a mamma Siglinde, papà Hanspeter e il fratello Mark. Il pubblico no, si era scatenato già quando sul maxi-schermo lo avevano inquadrato mentre negli spogliatoi faceva riscaldamento. All’ingresso, un tripudio felice. Dopo che nel primo gioco Sinner aveva già cominciato a martellare il povero avversario, hanno cominciato a levarsi alcune voci: “Piano, che gli fai male!”, “Annamo con ‘sto rovescio!”, “Argentino, è mejo se t’arrendi subito!”. Risate. A proposito di rovescio: mai a meno di 150 kmh. "Posso decisamente fare di più: col dritto, la smorzata, il rovescio lungolinea". Stamani tornerà ad esaminare la partita. "E lavorerò su quei colpi". Domani lo aspetta Jasper De Jong, numero 93 del ranking: tra di loro un solo precedente, sul cemento di Melbourne nel 2024, triplo 6-2 per la Volpe Rossa. Che dedica un pensiero agli altri azzurri: "Siamo italiani, Roma è un posto bellissimo per ricominciare. Ci divertiremo".