Sinner, Vagnozzi. Questione di palle. “Sono pesanti”, si lamenta Jannik. “Ma ogni tanto le devi prendere”, gli risponde Simone. Storia di un dialogo che ha cambiato l’inerzia della partita con Tommy Paul, e dopo un set da incubo ci ha riportato nella Sinner zone. Cominciamo col precisare che la “colpa” è tutta del Foro Italico. “Praticamente è sotto il Tevere. La sera cala un’umidità impressionante, cambia il rimbalzo delle palline”. Parole di Adriano Panatta, uno che qui è di casa: era stato l’ultimo finalista italiano degli Internazionali (1978), prima dell’attuale n.1 al mondo.
Vagnozzi e quel precedente contro Etcheverry
L’umidità, dunque. Non saremo a Manila, però è proprio vero: le palle diventano “pesanti”. Qualche giorno fa si era lamentato anche Sasha Zverev, dopo la sconfitta con Lorenzo Musetti. Ma Jannik non è come il tedesco, che non ha accanto uno come Vagnozzi. L’allenatore ascolano è un tipo che parla chiaro, non fa sconti. Un paio d’anni fa, col campione a…
Sinner, Vagnozzi. Questione di palle. “Sono pesanti”, si lamenta Jannik. “Ma ogni tanto le devi prendere”, gli risponde Simone. Storia di un dialogo che ha cambiato l’inerzia della partita con Tommy Paul, e dopo un set da incubo ci ha riportato nella Sinner zone. Cominciamo col precisare che la “colpa” è tutta del Foro Italico. “Praticamente è sotto il Tevere. La sera cala un’umidità impressionante, cambia il rimbalzo delle palline”. Parole di Adriano Panatta, uno che qui è di casa: era stato l’ultimo finalista italiano degli Internazionali (1978), prima dell’attuale n.1 al mondo.
Vagnozzi e quel precedente contro Etcheverry
L’umidità, dunque. Non saremo a Manila, però è proprio vero: le palle diventano “pesanti”. Qualche giorno fa si era lamentato anche Sasha Zverev, dopo la sconfitta con Lorenzo Musetti. Ma Jannik non è come il tedesco, che non ha accanto uno come Vagnozzi. L’allenatore ascolano è un tipo che parla chiaro, non fa sconti. Un paio d’anni fa, col campione altoatesino in difficoltà davanti all’argentino Etcheverry, lo aveva fulminato: “Se quello è numero 25 del mondo, vuole dire che ogni tanto qualche riga la becca: dai, dai!”. Sinner s’era come ridestato, riprendendo in mano la partita. Ma l’esempio più eclatante è quello della finale di Melbourne del 2024, con Medvedev avanti di un set e 5-1 nel secondo. L’azzurro sull’orlo del ko guarda verso il tecnico, Vagnozzi ringhia come un jack russell: “Adesso bisogna cambiare qualcosa, devi cambiare qualcosa. Da questo momento!”. E Jannik si rimette in corsa: recupera un break, lotta, perde anche la seconda frazione ma l’inerzia della partita è cambiata e porterà a una clamorosa rimonta. Proprio come con Paul, sul Centrale. Il tennista italiano è chiaramente nei guai: sbaglia il più facile dei colpi al volo, manda fuori di due palmi col rovescio e in rete col dritto. In particolare, ha percentuali disastrose al servizio. “Fa talmente freddo che la palla non rimbalza”, mugugna. L’altro: “Lo so, però ogni tanto la devi giocare. Stai più basso, e fidati delle tue gambe”. Clic. Succede qualcosa nella testa dell’azzurro. Che comincia a macinare gioco e avversario come solo lui sa fare: vince il secondo set a zero, poi altri tre games consecutivi. Una macchina.
Sinner: “Sentivo freddo, ho vinto col cuore”
Terminato l’incontro, Jannik racconta: “Sono felice, per come ne sono uscito: Tommy all’inizio giocava benissimo, allora ho cambiato tatticamente. Ci ho messo un set prima di trovare la soluzione”. Grazie, Simone. “Sentivo freddo, volevo far saltare la palla ma non ci riuscivo. Poi sono finalmente entrato in partita, anche perché lui ha sbagliato due o tre colpi”. Giocala, stai più basso, fidati delle gambe. “Ci sono volte che vinci col gioco. E altre, come questa, col cuore”. Poi, una riflessione: “La gente pensa che i match si decidano al tie break, o sul 5 pari. Invece tutto può dipendere dai primi giochi, perché uno scappa e l’altro non riesce più a riprenderlo”.
Sinner: “Io e Alcaraz di spingiamo l’un l’altro”
In finale c’è la sfida con Alcaraz: chi è il più forte tra voi? “Lo si saprà solo al termine dell’incontro. In questo momento non so quanto riuscirò a reggere o percentualmente a che livello sono arrivato. Con Paul ho avuto un piccolo calo. Ma sono felice di giocare con Carlitos: mi servirà anche in vista degli Slam di Parigi e Wimbledon”. Sarà comunque emozionante: “Io e lui siamo completamente diversi: quando ci affrontiamo, il livello è sempre molto alto perché ognuno spinge l’altro a fare meglio. Siamo giovani, facciamo cose belle. Nelle ultime occasioni ha vinto lui”. Il bilancio dei precedenti è 7-4 per lo spagnolo. “Questa volta per me è diverso: voglio solo spingere per capire dove sono davvero, dopo tre mesi di stop”. È questione di palle, Jannik.