«Jannik raggiungerà il suo picco come tennista tra i 28 e i 32 anni». Mettetevi comodi, non avete ancora visto niente. Quattro Slam vinti nelle ultime 2 stagioni, 66 settimane da numero 1 del mondo: è solo l’inizio. Parola di Darren Cahill, il supercoach che voleva andare in pensione al termine di questa stagione e invece dovrà rinviare i suoi piani: «Tutta colpa di una scommessa fatta prima di Wimbledon, l’assurdo è cl’ho proposta io. L’accordo era che, se avesse vinto, avrebbe deciso lui il mio futuro». L’azzurro non ha nessuna intenzione di lasciare il «papà sportivo», che con l’italiano Simone Vagnozzi forma una coppia formidabile: «Lavoriamo tanto, tutti insieme: ogni giorno c’è un minimo, però decisivo progresso. Jannik è un giocatore migliore rispetto a un anno fa, ma anche guardando alla finale di settembre a New York».
Le parole di Cahill
L’australiano, con l’azzurro dal 2022, svela la formula segreta che ne ha fatto il più grande tennista della nostra storia.
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«Jannik raggiungerà il suo picco come tennista tra i 28 e i 32 anni». Mettetevi comodi, non avete ancora visto niente. Quattro Slam vinti nelle ultime 2 stagioni, 66 settimane da numero 1 del mondo: è solo l’inizio. Parola di Darren Cahill, il supercoach che voleva andare in pensione al termine di questa stagione e invece dovrà rinviare i suoi piani: «Tutta colpa di una scommessa fatta prima di Wimbledon, l’assurdo è cl’ho proposta io. L’accordo era che, se avesse vinto, avrebbe deciso lui il mio futuro». L’azzurro non ha nessuna intenzione di lasciare il «papà sportivo», che con l’italiano Simone Vagnozzi forma una coppia formidabile: «Lavoriamo tanto, tutti insieme: ogni giorno c’è un minimo, però decisivo progresso. Jannik è un giocatore migliore rispetto a un anno fa, ma anche guardando alla finale di settembre a New York».
Le parole di Cahill
L’australiano, con l’azzurro dal 2022, svela la formula segreta che ne ha fatto il più grande tennista della nostra storia.
Partendo dalle «piccole cose»: «Gli diamo uno scopo ogni volta che entra in campo. Gli diciamo dove deve migliorare nel gioco, come saranno gli allenamenti, cosa ci aspettiamo da lui: poi andiamo là fuori, e facciamo del nostro meglio. Quei dettagli significano moltissimo: sa che cerchiamo di farlo diventare un tennista migliore e – speriamo - anche una persona più matura. Grazie a questo, penso abbia acquisito una certa serenità: anche se non siamo perfetti, non ancora – commettiamo errori, noi e lui – è consapevole che la sua squadra lo sta spingendo nella giusta direzione. Così sorride in campo, mostra sicurezza, fiducia, convinzione».
La tecnica e l’intelligenza artificiale
Cahill racconta che «questo ragazzo negli ultimi 3 anni è stato straordinario. Ha saputo mettere in discussione il proprio gioco, evolverlo, provare cose nuove: il servizio, il rovescio lungolinea, la transizione a rete, la tecnica della volée. Potrei continuare a lungo. Il merito è suo: è sempre stato disposto a provare, ad accettare le sfide. Alcune cose non gli sono venute naturali, e allora le abbiamo accantonate. Ma la maggior parte le ha fatte proprie». Vagnozzi conferma: «Cerchiamo sempre di introdurre elementi. E penso che ora Jannik stia comprendendo meglio il tennis, rispetto all’anno scorso». Il ragazzo è un bravo studente? «Ci sono molte situazioni in campo: per esempio, quando l’avversario prova una palla corta, o tira sulla linea prima di lui. Ne abbiamo parlato, e oggi sa leggere meglio queste situazioni». Nel progetto c’è di mezzo pure l’Intelligenza Artificiale: «Sì, lavoriamo con una società che ci fornisce statistiche, video o analisi dettagliate. Anche Umberto Ferrara, il preparatore atletico, usa determinati dati. L’occhio umano resta fondamentale, però aggiungiamo qualche app: se non lo facessimo, lasceremmo per strada cose importanti».
Cahill torna sulla rinuncia alla Coppa Davis, e dà una spiegazione chiarissima: «Non siamo degli allenatori di calcio, che possono variare gli elementi da mettere in campo. Noi dobbiamo preservarlo, il nostro atleta. Sarebbe facile dirgli di continuare a giocare: rischieremmo di pagare un prezzo altissimo, in futuro». Sinner va preservato, dice. «Lo ammetto: anche lo scorso anno ero contrario giocasse la Davis, che per me è qualcosa di importantissimo. Lui però mi ha detto che voleva difendere il titolo. Due anni consecutivi comporta un grande stress, e un effetto domino. In questo periodo abbiamo detto no a tanti altri impegni, tra esibizioni e sponsor. Quel tempo gli servirà per riposare, allenarsi. E migliorare». Fino a dove? «Sono certo che a 28 anni e poi per 5 stagioni, sarà ancora più grande». Con accanto “papà Darren”. «Dopo un po’, certi rapporti dovrebbero interrompersi. Ma se vuole, resto. Non mi sono mai divertito tanto».