MELBOURNE – Carlos, ti prego: sposa mia figlia!». «No, Carlos: mia cognata!». «Carlos, perché invece non ti sposi con me?». Dalle tribune della Rod Laver Arena è un arcobaleno di proposte di matrimonio. Ogni volta, il pubblico aspetta impaziente il rito dello striptease: lo spagnolo si toglie quella canottiera verde fluo («Non mi piace farmi intervistare davanti alle telecamere tutto sudato»), poi per qualche secondo indugia a torso nudo, prima di infilarsi una felpa. Fischi di approvazione, gridolini. Alcaraz. Il più amato dagli australiani. Almeno fino a domani, quando nei quarti di finale incontrerà il ragazzo di casa, De Minaur. Che con quel faccino a modo, un anno fa, si è inginocchiato davanti alla fidanzata — Katie Boulter, tennista britannica — e con l’anello le ha fatto una promessa. Ora tutti aspettano le nozze. Alex ha rassicurato gli spettatori, al termine del match con Bublik: «Sarò di parola». Evviva.
I gusti del pubblico australiano
A Melbourne vogliono bene persin…
MELBOURNE – Carlos, ti prego: sposa mia figlia!». «No, Carlos: mia cognata!». «Carlos, perché invece non ti sposi con me?». Dalle tribune della Rod Laver Arena è un arcobaleno di proposte di matrimonio. Ogni volta, il pubblico aspetta impaziente il rito dello striptease: lo spagnolo si toglie quella canottiera verde fluo («Non mi piace farmi intervistare davanti alle telecamere tutto sudato»), poi per qualche secondo indugia a torso nudo, prima di infilarsi una felpa. Fischi di approvazione, gridolini. Alcaraz. Il più amato dagli australiani. Almeno fino a domani, quando nei quarti di finale incontrerà il ragazzo di casa, De Minaur. Che con quel faccino a modo, un anno fa, si è inginocchiato davanti alla fidanzata — Katie Boulter, tennista britannica — e con l’anello le ha fatto una promessa. Ora tutti aspettano le nozze. Alex ha rassicurato gli spettatori, al termine del match con Bublik: «Sarò di parola». Evviva.
I gusti del pubblico australiano
A Melbourne vogliono bene persino a Djokovic. D’accordo, l’altra sera battibeccava col pubblico: ma come si fa a non adottare uno che questo Slam l’ha vinto 10 volte, e ci prova ancora? Campioni, personaggi. Carlitos qualche giorno fa ha trovato sul telefonino un messaggio di Novak: «Hai copiato il mio modo di battere, voglio essere pagato!». Il murciano sta allo scherzo: «Lo sapete com’è fatto. Ho qui il contratto, devo firmarlo». Djokovic ha appena vinto la sua partita numero 400 negli Slam (da oggi, 401: Mensik si è ritirato per un problema agli addominali), ma ha perso un altro record. Aryna Sabalenka è arrivata a 20 tie-break consecutivi a suo favore negli Slam. Il serbo, nel 2007, si era fermato a 19. Così ha subito mugugnato sui social: «Questa cosa mi fa arrabbiare!». La bielorussa gli ha risposto che spera di giocare un doppio con lui, magari agli Us Open: «Aspetto dica che sono la sua compagna dei sogni».
La sfida Sinner-Darderi
Solo Jannik, che pure ha vinto le ultime due edizioni del torneo, stenta a entrare nei cuori “canguri”. Per lui, nella sfida con Darderi, gli organizzatori hanno scelto la più piccola Margaret Court Arena. Negandogli — se non è stata una precisa richiesta di Sinner, che non vuole mai andare a letto troppo tardi — il più prestigioso slot notturno sulla Rod Laver. «Snobbato», ha scritto The Herald. I giornali locali hanno esasperato l’uso dell’aggettivo lucky, fortunato, legandolo alla sospensione per troppo caldo del match con Spizzirri, che lo ha salvato dai crampi. A proposito: Alcaraz al termine della partita di ieri, filmato da molti dei presenti, per un momento ha fatto il verso a Jannik, mimandone l’incedere zoppicante. Un quotidiano ha definito l’azzurro «Defending crampion». Sai che umorismo. Insomma: ne apprezzano il talento e i modi riservati da bravo ragazzo. Però non c’è mai l’impressione di un grande trasporto nei suoi confronti.
Il nuovo stile di servizio di Alcaraz
Con lo spagnolo è tutta un’altra cosa: sarà che il ragazzo di Murcia sono tre stagioni che qui non riesce ad andare oltre i quarti (ma a 23 anni ancora da compiere è la ventesima volta consecutiva che arriva fino a questo punto in uno Slam: meglio di Borg e Becker), e molti lo vorrebbero — almeno? — in semifinale. Dal punto di vista tecnico e muscolare, il numero 1 del mondo fa paura. Serve con un nuovo stile “alla Novak”: nell’incontro vinto con Paul, sempre senza perdere un set, ha messo il 70% di prime palle (79% vincenti). «Il gesto è cambiato, ma è qualcosa che — giuro — ho elaborato da solo, poco alla volta: funziona». Al termine di ogni gioco, guardava le percentuali sul tabellone. «E mi sfidavo a fare meglio». Alla fine, ha lasciato un messaggio col pennarello blu, per celebrare il successo. Ha aggiunto un sorriso: «Hehe». E tutti a ridere.