KAZAN - Federica Pellegrini è viva. Evviva. Federica Pellegrini è medaglia d'argento. Ai Mondiali di Kazan. Nei 200 stile libero. Federica Pellegrini è viva e combatte insieme a noi. Non è morta, sportivamente parlando, come i soloni del nuoto italiano avevano pronosticato ancora a maggio. "E' finita". "Non regge più i ritmi di allenamento che l'hanno fatta trionfare nel tempo". "Dove pensava di andare con quello lì?". Queste, e altre ancora, erano le espressioni, i commenti più gentili nei suoi riguardi. Quello lì sarebbe poi Matteo Giunta, il bel giovanotto che l'allena, contemporaneamente al cugino Magnini. In realtà c'era già chi si stropicciava le mani, nell'immaginare la Pellegrini in disarmo, essendo storicamente una tipa difficile da gestire. Come gli scontri con la presidenza della Federnuoto possono confermare a chi possiede una normale memoria.
Invece... invece, guarda un po', questa atleta è dura a morire. Ha la pelle dell'orso: non bisogna mai darla per morta. D'altronde, a quei soloni tanto esperti del nuoto - allenatori/manager/medici - sarebbe bastato studiare la storia agonistica di questa ragazza, e osservare quanti alti e bassi ha avuto (e molte volte per colpe non sue). Avrebbero dovuto andarci più piano: a loro Federica Pellegrini ha riservato qualche parolina, anche troppo gentile per i miei gusti: "Mi avevano consigliato di lasciare i 200 sl, di fare i 400...". Oggi ha risposto a tutti loro. Non oso immaginare i pensieri più intimi di Butini/Bonifazi/Morini e anche Rossetto, nel constatare che dove loro hanno fallito è riuscito un 'giovinetto' che tanta strada deve ancora fare, che tanto pane deve mangiare. Butini&Bonifazi, i B&B del nuoto, da oggi sanno che dovranno di nuovo accontentare le pretese della veneziana, la cui autogestione esce clamorosamente rafforzata. Nell'anno olimpico, con il fiato sul collo del presidente Coni Malagò, che è anche il presidente del club della Pellegrini.
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Attenzione: ufficialmente vedrete solo grandi sorrisi, tante pacche sulle spalle. In realtà ho ancora vivide due immagini, che dicono quale sia la mentalità natatoria italiana: la prima, Fukuoka 2001. Rosolino ha vinto l'oro nei 200 misti, ha appena realizzato il suo Slam (con Olimpiadi e Europei), ma era solo in un angolo a cenare con il tecnico, Siniscalco, e il manager, Cammarota. Il resto dell'Italia era dalla parte opposta. La seconda, Budapest 2006. Magnini, e il suo staff, che mi dice di sentire il record del mondo dei 100 sl alla sua portata, ma 'sente' solo freddo nel clan Italia. Così va il mondo. Anche negli altri sport è così, non neghiamo l'evidenza. Ma almeno alziamo il velo dell'ipocrisia.
Invece... invece, guarda un po', questa atleta è dura a morire. Ha la pelle dell'orso: non bisogna mai darla per morta. D'altronde, a quei soloni tanto esperti del nuoto - allenatori/manager/medici - sarebbe bastato studiare la storia agonistica di questa ragazza, e osservare quanti alti e bassi ha avuto (e molte volte per colpe non sue). Avrebbero dovuto andarci più piano: a loro Federica Pellegrini ha riservato qualche parolina, anche troppo gentile per i miei gusti: "Mi avevano consigliato di lasciare i 200 sl, di fare i 400...". Oggi ha risposto a tutti loro. Non oso immaginare i pensieri più intimi di Butini/Bonifazi/Morini e anche Rossetto, nel constatare che dove loro hanno fallito è riuscito un 'giovinetto' che tanta strada deve ancora fare, che tanto pane deve mangiare. Butini&Bonifazi, i B&B del nuoto, da oggi sanno che dovranno di nuovo accontentare le pretese della veneziana, la cui autogestione esce clamorosamente rafforzata. Nell'anno olimpico, con il fiato sul collo del presidente Coni Malagò, che è anche il presidente del club della Pellegrini.
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Attenzione: ufficialmente vedrete solo grandi sorrisi, tante pacche sulle spalle. In realtà ho ancora vivide due immagini, che dicono quale sia la mentalità natatoria italiana: la prima, Fukuoka 2001. Rosolino ha vinto l'oro nei 200 misti, ha appena realizzato il suo Slam (con Olimpiadi e Europei), ma era solo in un angolo a cenare con il tecnico, Siniscalco, e il manager, Cammarota. Il resto dell'Italia era dalla parte opposta. La seconda, Budapest 2006. Magnini, e il suo staff, che mi dice di sentire il record del mondo dei 100 sl alla sua portata, ma 'sente' solo freddo nel clan Italia. Così va il mondo. Anche negli altri sport è così, non neghiamo l'evidenza. Ma almeno alziamo il velo dell'ipocrisia.