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Boxe e società: al Quarticciolo, dove il ring è al centro del quartiere

Il ring della Palestra Popolare del Quarticciolo (foto Roberto Palma) 
In una storica borgata romana, la Palestra Popolare è punto di aggregazione. Il recupero di ragazzi difficili, ma anche un legame fortissimo con il tessuto sociale emerso durante il periodo di lockdown
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ROMA - Il ring al centro del quartiere. Suona come ''abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio''. Nella Capitale il proverbio francese lo fece conoscere l'ex tecnico della Roma, Rudi Garcia, dopo la vittoria in un derby con la Lazio. Ma quella chiesa che sta al centro di tutto va oltre una partita di calcio: significa faro, punto di aggregazione della comunità. Un po' come quel ring della Palestra Popolare del Quarticciolo, storica borgata romana situata nel quartiere Alessandrino. Era un ex locale caldaia dell'Ater, poi dal 2015 è diventato un collante per giovani e non. ''In un primo momento lo abbiamo occupato, anche perché era di fatto già occupato da 20 anni. E abbiamo pensato che nel quartiere mancava un riferimento per fare sport di qualità e passare i pomeriggi in maniera virtuosa''.

Emanuele Agati è uno di quelli che hanno pensato... E' tecnico federale dal 2017, ed a quel punto di aggregazione ha dedicato ore e ore di lavoro: ''Lo spazio è stato ristrutturato tutto a spese della comunità del quartiere. Pranzi e cene di autofinanziamento, la manodopera poi siamo stati noi stessi. Ci siamo regolarizzati, ed ora siamo affiliati alla Federazione Pugilistica Italiana''.

''I nostri valori sono quelli dell'eguaglianza, del rispetto. La boxe ti fa conoscere te stesso, imparare a superare gli ostacoli posti dalla vita''. Concetti di grande effetto, ma la vita della palestra risente di quella del quartiere, dove la situazione non è affatto semplice. ''Ho fatto l'operatore a domicilio per i ragazzi disabili, conosco certe problematiche sociali'', prosegue Emanuele.

A parte qualche discreto risultato che non guasta mai (''Abbiamo ottenuto un titolo di campione regionale esordienti e un secondo posto ai regionali schoolboys. E piano piano si stanno avvicinando anche parecchie bambine''), per chi si dedica a quello spazio (''e rigorosamente senza stipendio''), i round più belli finora sono però altri: ''In zona ci sono parecchi ragazzi borderline, fanno dei passi falsi ma poi nel ring trovano le motivazioni per non prendere definitivamente una cattiva strada''.
Un bambino per la consegna degli alimenti in tempo di lockdownn (foto Roberto Palma) 
Difficilmente, anche se poi non si può mai sapere, uscirà fuori un Mayweather. L'importante però è che i ragazzi capiscano altro: ''Questo è uno dei quartieri con il più alto tasso di abbandono scolastico di Roma. Capita a volte che qualcuno si immagini nel futuro come insegnante di boxe, e gli facciamo capire che senza istruzione non potrà leggere i testi che gli servono per prepararsi. Anche se è una minoranza, ci sono ragazzi di 13 anni che hanno difficoltà a leggere e scrivere''. Un aiuto sociale e psicologico spesso fondamentale: ''Ragazzi con la dislessia, si sentono e forse sono considerati come gli ultimi. Ma non è per niente così, sono perfetti quando si esprimono sul ring. E poi hanno tanto cuore, nella boxe ritrovano fiducia in loro stessi''.

Una bella realtà, un po' sullo stile di altre palestre romane con la stessa filosofia, come la Quadraro boxe, la Palestra Popolare San Lorenzo, la Revolution. La cartina al tornasole di quanto ormai quel ring sia radicato nel tessuto del Quarticciolo è arrivata nel mese di marzo. Lo ha fatto nelle sembianze subdole e spietate di un nemico chiamato coronavirus: ''Oltre all'emergenza sanitaria, il lockdown ha creato una emergenza economica totale. Ma i ragazzi della palestra e il comitato di quartiere si sono presi sulle spalle la borgata. Mascherine, disinfettante autoprodotto o rimediato gratuitamente, collette per i pacchi alimentari che hanno permesso di rifornire per due volte a settimana 100 nuclei familiari. Qui c'è tanto lavoro nero, non scatta la cassa integrazione. Senza questa mobilitazione sarebbe stato un bel problema...''.
Per strada ad aiutare la gente (foto Roberto Palma) 
Ora, pur non essendo sconfitto, l'evoluzione del virus permette almeno una parvenza di normalità. ''Ma il nostro sogno è di fare le nostre feste in piazza con la birra, le salsicce. Lo scorso anno venne a presentare la sua biografia l'ex campione europeo dei medi Emanuele Blandamura''. Da un Emanuele all'altro insomma, ma l'importante è che quel ring resti sempre al centro del villaggio.
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