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Leonardo Fioravanti 

Leonardo, cittadino del mondo: "La mia casa è ovunque, basta che ci sia un'onda per fare surf"

Ventidue anni, romano, è l'unico italiano ammesso alla World Surf League. Un infortunio ne aveva messo in dubbio l'Olimpiade, poi il rinvio ha rimesso a posto le cose. "Tokyo darà alla nostra disciplina una visibilità senza precedenti"

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Leonardo Fioravanti vive ovunque e da nessuna parte. "Casa per me è ovunque nel mondo ci siano le persone a cui voglio bene, e ovviamente onde da surfare", dice il ventiduenne romano, unico italiano ammesso alla World Surf League, l'associazione che a livello mondiale rappresenta chi è riuscito a fare della tavola la propria vita. In attesa di riprendere le gare del tour, a dicembre alle Hawaii, Leonardo ha fatto una puntata a Milano per scattare fotografie per Red Bull (suo sponsor dal 2009) surfare l'onda artificiale dell'Idroscalo meneghino e andare allo stadio di San Siro a vedere la sua Inter contro il Borussia Monchengladbach in Champions. "Sono romano, ma ho sempre tifato Inter - racconta - da bambino ero fan di Bobo Vieri. Un altro mio idolo è Ibra. Mi fa male sentirgli dire che il Milan è sempre stata la sua casa, ma ammetto che il suo ritorno in rossonero è una grande storia di sport". Grande è anche la storia recente di Leonardo.

Il ritorno di Leonardo Fioravanti, lo spettacolo del surf a Tahiti

L'infortunio e il trionfo

Nel giugno 2019 a Margaret River, città a sud-ovest dell'Australia, Fioravanti dovette ritirarsi dal quarto round del World Surf League per un infortunio a una spalla, rischiando di compromettere la propria carriera e la qualificazione alle Olimpiadi di Tokio 2020, poi rinviate causa Covid al 2021. Da quel trauma per Leonardo è cominciato un periodo di recupero intenso, fra il Nord della Francia, dove vive sua madre con il compagno australiano, le Hawaii, terra della sua ragazza, e il Portogallo. Un programma di riabilitazione e allenamento che lo ha portato a trionfare il 14 marzo scorso nella gara più importante della sua vita, sempre in Australia: il Sidney Surf Pro di Manly Beach. "È stata una gioia enorme - racconta - ma subito dopo è scattato il lockdown in tutta Europa. Ho deciso di fermarmi a Sidney, dove ho tanti amici e dove ho potuto allenarmi intensamente per quattro mesi. Ora mi sento pronto. Non sappiamo quali effetti avrà questa nuova ondata di Covid sul world tour, ma spero davvero si possa gareggiare presto. Per la mia carriera è un momento molto importante".

Il sogno olimpico

Il periodo di stop per infortunio ha costretto Leonardo a perdere 5 delle 11 gare del wordl tour in programma nel 2019. "Lo stop ha comportato per me un danno nel ranking mondiale - racconta - oggi sono trentesimo, devo recuperare. Per la prima volta a Tokyo nel 2021 il surf sarà sport olimpionico e voglio a tutti i costi qualificarmi. Dovrò finire fra i primi cinque in Italia, superando chi è già qualificato. È fattibile, ma dovrò davvero impegnarmi. Per fortuna ho 22 anni, di olimpiadi conto di poterne fare altre due oltre a questa". In Giappone, Fioravanti si aspetta di trovare "onde non particolarmente belle, vista la location scelta" e già guarda a Francia 2024, quando nel surf si gareggerà a Thaiti, uno dei più begli spot del mondo. "Le olimpiadi daranno alla nostra disciplina una visibilità senza precedenti, come successo per lo snowboard alle olimpiadi invernali. Per noi sarà un'occasione stupenda. Per me e per tutti quelli della mia età, con cui ho condiviso tutto: Jack Robinson, Mikey Writght, Kanoa Igarashi. E un po' spiace che i campioni del passato, a partire da Kelly Slater che è stato il più grande di tutti, non abbiano potuto vivere l'esperienza olimpica".

Il surf in Italia

L'augurio di Leonardo è che le Olimpiadi possano contribuire a fare crescere ancora la cultura del surf da onda in Italia. "Il movimento qui è fantastico - dice Fioravanti - ma non essendoci l'oceano è difficile praticare surf in continuità. Il Mediterraneo regala giornate straordinarie e altre in cui surfare è impossibile. Sarebbe bello se venisse costruita una grande piscina d'onda italiana, come ce ne sono altrove nel mondo". Una sensibilità che va diffondendosi parallelamente al surf è la lotta all'inquinamento in mare. "Il mio amico Roberto D'Amico organizza sul litorale romano giornate di raccolta dei rifiuti in spiaggia. È una cosa bellissima, che andrebbe pubblicizzata e diffusa". Il sogno di Leonardo, oltre ad affermarsi sempre più fra i grandi del surf a livello mondiale, è che in Italia sempre più ragazzi possano arrivare al professionismo. "È una vita bellissima, la faccio fin da quando ero ragazzino. Oggi parlo cinque lingue, giro il mondo, ho conosciuto persone meravigliose e belle onde. Le migliori in assoluto, forse, in Irlanda. Anche se da tempo è il mio lavoro, conservo lo spirito di libertà con cui è nato il surf. Certo, essendo un atleta non posso bere venti birre davanti a un falò in spiaggia, ma un paio sì. Poi c'è l'adrenalina, la sensazione di pericolo controllato che ti rende dipendente e ti spinge a volere surfare ancora e ancora". 
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