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L'Italia di Ayomide: "Portiamo l'atletica e la Costituzione nelle scuole"

Ayomide Folorunso, 24 anni, ostacolista azzurra, campionessa europea under 23 dei 400 hs (foto Colucciello) 
Famiglia nigeriana, la quattrocentista azzurra Folorunso, privata delle Olimpiadi a Tokyo, si racconta tra fede e amore per il suo Paese: "In questo periodo c'è bisogno di fede vera. Ho partecipato al libro “Viva la Costituzione” perché il sogno di una vita giusta è già scritto. Per noi tutti"
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Punto primo: perché una ragazza che corre i 400 ostacoli si dedica alla divulgazione della Costituzione? Perché le due cose sono collegate da un filo invisibile e robustissimo che le rende simili e le fa pendere dalla stessa parte, dalla parte giusta: impegno, empatia, bellezza. E il pubblico della ragazza potrebbe essere diverso da quello che ascoltò Benigni raccontare la Costituzione. Punto secondo: perché una ragazza che corre i 400 ostacoli parla di fede? Perché sono due facce della stessa medaglia, collegate da un sentimento comune, sottilissimo anche questo, forse anche questo invisibile: la fiducia nella vita. Ayomide Temilade Folorunso, 24 anni compiuti il 17 ottobre, quattrocentista "poliziotta" della Fiamme Oro, proprietaria di un'energia emotiva sufficiente per far partire i treni durante un black out, va tutti i giorni ad allenarsi al campo di Fidenza, fra Parma e Salsomaggiore, dove vive con la sua famiglia, con mamma Mariam e papà Emmanuel: in pista trova amici, compagni di allenamento, sorrisi e sudore, appagamento e sfinimento. E soprattutto trova quel tecnico, Maurizio Pratizzoli, che l'aspetta con un cronometro in mano e con in testa il programma di lavoro. Quel Pratizzoli che qualche anno fa, in combutta con Giancarlo Chittolini, si macchiò di una colpa meravigliosa: averla pescata, un giorno, o forse stanata, dai banchi di scuola, perché allora era il suo insegnante di educazione fisica, per portarla in pista, a sperimentare quella strana cosa chiamata atletica: "Il mio amore per lei è nato quindi tra i sussidiari e le campanelle della ricreazione", dice Ayomide. Come tutti gli amori importanti, l'atletica cresce dentro di lei, lo fa lentamente, prima sembra soltanto un passatempo, un doposcuola, una "pomiciata e via", poi la storia diventa più intensa, seria, impegnativa, magnifica, dove dare e ricevere sono elementi dello stesso mosaico o addirittura sinonimi. Sono quasi dieci anni ("gli ultimi cinque i più seri") che la love story di "Ayo" va avanti, tra i sussulti, l'entusiasmo, e anche qualche momento di sconforto, com'è giusto che sia. In atletica non esiste una linea retta. Ayomide appartiene all'Italia moderna, è il simbolo delle mille luci di un mondo che sta sbriciolando le sue frontiere interiori, magari senza darlo troppo a vedere. Le chiedono spesso, a lei che è nata in Nigeria, ma si sente italiana, perché avvenga tutto questo, perché si sente così tanto italiana, perché parla come una fidentina a denominazione di origine controllata, in fondo le manca soltanto la "erre" di zona e qualche popolarissimo intercalare di quelle parti ("fiiiggga!" o abbreviato "fiiiiii...!"). Ma la vera domanda è: "Cosa c'è di africano in te?". E lei si apre a un sorriso che pare un abbraccio. "Il valore aggiunto del sentirsi parte di due mondi, di avere i piedi in due staffe culturali, insomma di appartenere due volte. Credo sia la mia benzina più preziosa, una benzina sdoppiata. Un privilegio. Mi sento italiana, sono italiana, ma ho anche radici dall'altra parte del mondo, perché è lì che sono nata. Mi spinge la mia energia misteriosa, che è probabilmente la somma delle mie due appartenenze".
  Ha già iniziato la preparazione invernale?
"Sì, ma con calma. In questo periodo è tutto faticoso, sei lontano dalle gare, più che mai in questo momento orribile, ogni lavoro settimanale si sovrappone al successivo portandosi dietro la fatica del precedente. Tutti gli atleti conoscono questo meccanismo, dal quale non ci si può sottrarre. Aspetti soltanto che comincino a farti male "le chiappe"!"
 
La palestra è divertente?
"Non è mai divertente tornare a casa con i dolori dappertutto. Ma, come si dice, "no pain no gain". E' un passaggio obbligato. Nell'atletica non esistono i salti temporali, né i voli pindarici. Se vuoi andare forte, quella è la strada: un po' di sofferenza. Che poi è quasi un piacere: difficile da far comprendere però a chi non lo prova. E poi sai che il fastidio alle gambe, o il tormento che regala all'organismo l'acido lattico, durano un lasso di tempo preciso. Anche se quando stai lì pensi sempre di morire o che non tornerai più "normale". Vedi pure Gesù...".
 
La passione per l'atletica è quasi inspiegabile, vero?
 
"Ogni anno cambia e insieme è uguale. C'è una sfida, un traguardo, un punto da raggiungere che si rinnovano. Poi un giorno smetterò...".
 
E farà il medico...
 "Sono al quinto anno di medicina all'Università di Parma, non proprio in pari con gli esami ma va bene così".
 
Ha scelto una specializzazione, nel labirinto della sua facoltà?
 
"Pediatria. Forse chirurgia pediatrica. Ma lo scopriremo vivendo, cioè studiando".
 
Perché pediatria?
"E' la cosa che più ispira. La mia filosofia è il "catch them young", prendili da giovani, il prima possibile, intervenire sui bimbi, sui ramoscelli verdi, è meglio per cambiare, per migliorare, per costruire. Sogno una pediatria in cui si possa intervenire da sani".
 
Quando e soprattutto quanto studia?
 "A volte di più, a volte meno, dipende dal resto ovviamente. In questi giorni sono stata al raduno in caserma, a Padova, ero un po' impicciata. Ho anche sparato".
 
Sparato?
"Siamo sempre poliziotti. E le dirò: mi piace sparare, è qualcosa che ti insegna a concentrarti. Non dico che sia proprio rilassante ma quasi. Una volta mi è venuto da ridere: ho sentito un colpo e non ho capito più niente, poi mi hanno spiegato che ero stata io a provocarlo!".
  Nel suo corto They shall run, organizzato e realizzato da Ermanno Menini, Daniele Colucciello e dal loro gruppo di lavoro (si può vedere sulla pagina Facebook AyoTemiFolo, ndr), lei parla di fede, in senso profondo, religioso, racconta del suo rapporto con Dio, con le cose invisibili. Le chiederei: ci vuole fede anche quando si trova davanti al settimo ostacolo prima dell'ultimo rettilineo di un 400?
 "Mai come in quel momento! Ma direi che la fede è necessaria ovunque. Quando parti dai blocchi? Se non hai fede, o meglio se non sei "tutta fede" dove pensi di andare? L'atletica è fede incrollabile: devi sentirti sempre capace di esprimerti per ciò che hai realizzato e assimilato in allenamento. Se ti distrai l'atletica può anche diventare feroce, tu metti cinque e lei ti restituisce tre. Hai fatto il massimo eppure non è servito a niente. Ed è soprattutto in questi momenti tremendi, in cui non c'è niente, quando resti lì a guardati i piedi a bocca aperta, che bisogna credere in qualcosa, in un futuro, in un domani, per convincerti che il tuo mondo non finirà con una sconfitta. Succede anche nella vita fuori dallo sport, del resto...".
 
Ma perché ha scelto di parlare della fede?
"Perché avevo bisogno di un tema condivisibile che andasse oltre lo sport".
 
E ci vuole fede anche per sopravvivere in questo mondo, momentaneamente devastato...
"Ah beh...in questi giorni c'è bisogno di fede vera, ma della fede nel suo significato in purezza, ossia nel saper vedere qualcosa al di là, che di fatto non è competenza dello sguardo ma dell'istinto a credere che esista, nonostante tutto, un futuro possibile e possibilmente migliore. Tutto molto destabilizzante. In questa primavera, quando ho scoperto che avevano cancellato quasi tutto, Olimpiadi comprese, mi sono detta: beh, godiamoci il viaggio, per quanto possibile, ossia viviamoci la vita così com'è, gli allenamenti così come sono, senza obiettivi cruciali, flettendo verso i "piccoli" obiettivi, come migliorare i propri personali in allenamento, perché alla fine è il nostro amico/nemico è sempre il tempo, cioè il cronometro".
 
 
E la Costituzione (Ayomide ha partecipato al libro "Viva la Costituzione" di Andrea Franzoso)?
"Sacrificio, impegno, si può come l'atletica portare nelle scuole. Il sogno di una vita giusta quindi è già scritto. Per noi tutti. La Costituzione è una serie di regole, ma anche di diritti. Come nell'atletica: le regole sono fondamentali altrimenti sarebbe anarchia, si parte quando lo starter spara, né prima né dopo. Ed è un piacere starci dentro. La Costituzione ti fa sentire protetto. Abbiamo bisogno di quelle regole, atletiche e civiche. Dimentichiamoci delle sanzioni che solitamente abbiniamo al concetto di regola. Se giusta e ispirata ad alti fini, una regola è bella da rispettare perché dà ordine e forse un senso al nostro mondo".
 
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